Con un taglio lineare del trattamentoprevidenziale, pari al 4% per ogni anno di anticipo fino ad un massimo di 3 anni, un lavoratore perderebbe tra i 520 e i 2.340 euro per sempre.

Il dato emerge da uno studio della Uil in base alle indiscrezioni sulla flessibilità in uscita e il possibile taglio lineare dell’assegno pensionistico. Il richiedente nel caso di un anno di anticipo con un trattamento di 13.000 euro lordi annui vedrebbe la propria pensione tagliata di 520 euro l’anno; se anticipasse di due anni, il taglio sarebbe di 1.040 euro; con tre anni di anticipo perderebbe 1.560 euro.

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Nell’ipotesi di un trattamento di 19.500 euro lordi annui dovrebbe rinunciare a 780 euro per un anno di anticipo, a 1.560 euro per due anni di anticipo, ed infine con 3 anni di anticipo a 2.340 euro. La Uil ricorda inoltre che queste perdite “opererebbero dal momento del pensionamento per tutto il resto della vita del richiedente”. Per il sindacato bisogna “reintrodurre la flessibilità di accesso alla pensione a partire dai 62 anni” e la Uil si dice pronta a un confronto. “Chiediamo, dunque, al Governo l’apertura in breve tempo di un dialogo per poter individuare la via migliore da perseguire, evitando gli errori commessi nel recente passato.

Definire una soluzione utile e positiva metterebbe fine alla confusione esistente”. E sul punto è tornato anche il ministro del Lavoro Giuliano Poletti: “Non ci potrà essere una penalizzazione del tre per cento uguale per tutti per quanto riguarda la flessibilità in uscita delle pensioni”. “Per il governo” ha aggiunto Poletti, “non è giusto fare un’operazione uguale per tutti e che non tenga invece conto di chi è per esempio, occupato e chi no. Senza contare la differenza di reddito”.

Fonte: Qui

fonte stopeuro

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