Pensione minima 2022: importi, requisiti e come farne richiesta

Cosa si intende con pensione minima? Cosa spetta a chi ha un assegno inferiore a tale soglia? Come fare per richiederla? Facciamo il punto della situazione.

Pensione minima 2022: importi, requisiti e come farne richiesta

Quando si parla di pensione minima in Italia si fa riferimento alla soglia al di sotto della quale il titolare di trattamenti previdenziali ha diritto a un’integrazione della stessa.

È bene sottolineare, dunque, che in Italia non esiste un vero e proprio importo minimo di pensione, in quanto può succedere che a seguito del calcolo ne risulti un assegno di poche centinaia di euro. In presenza di una pensione molto bassa è però possibile beneficiare di un’integrazione dell’assegno, fino ad arrivare appunto all’importo della pensione minima 2022.

Perché, dunque, non è propriamente corretto parlare di pensione minima in Italia?

  • 1) Perché l’importo della pensione dipende solamente dalle regole di calcolo fissate dal legislatore, che differiscono a seconda del regime di appartenenza. Non ci sono soglie limite al di sotto delle quali l’importo della pensione non può stare;
  • 2) Perché lo strumento che integra la pensione fino a un certo minimo non è riservato a tutti. In particolare, esclude chi ha la pensione calcolata interamente con il regime contributivo, ossia coloro che hanno un’anzianità contributiva successiva al 1° gennaio 1996, i quali sono sempre di più con il passare degli anni.

Fatte le dovute premesse, possiamo dunque vedere cosa fare per richiedere di aumentare la pensione percepita almeno fino al minimo fissato dalla legge, così da poter dire di percepire quella che dall’opinione pubblica viene ancora chiamata “pensione minima”.

Pensione minima 2022: cos’è

Come visto sopra, dunque, la pensione minima non è altro che la soglia di riferimento per il calcolo dell’integrazione al trattamento minimo.

Secondo quanto stabilito dall’articolo 6 della legge 638/1983, infatti, coloro che hanno una pensione inferiore a un certo importo – e sono al di sotto di un determinato livello di reddito – hanno diritto a un’integrazione.

L’integrazione potrà essere piena, così da far arrivare la pensione percepita fino al cosiddetto minimo vitale, oppure parziale, a seconda di quelli che sono gli altri redditi in possesso del titolare di pensione.

Pensione minima: importo 2022

La soglia minima, al di sotto della quale dunque si potrebbe avere diritto all’integrazione, viene rivista ogni anno in quanto soggetta a rivalutazione, ossia quel meccanismo con cui gli importi dei trattamenti previdenziali e assistenziali vengono adeguati al costo della vita.

Nel 2022, la pensione minima ha un importo mensile di 524,35 euro, mentre l’anno equivale a 6.816,55 euro.

Pensione minima 2022: chi ne ha diritto

Possono essere integrate fino all’importo minimo della pensione sia le prestazioni previdenziali dirette che indirette (come ad esempio la pensione di reversibilità), a patto che la pensione sia stata liquidata secondo le regole del regime retributivo o misto.

Non hanno dunque diritto all’integrazione i cosiddetti contributivi puri (chi ha un’anzianità contributiva maturata esclusivamente dopo il 1° gennaio 2022), che paradossalmente sono quelli che più rischiano di avere una pensione bassa. Per questi da anni si ragiona sulla possibilità d’introdurre una pensione di garanzia, ma di concreto non è stato ancora raggiunto nulla.

Chi invece ha un’anzianità contributiva antecedente al 1° gennaio 1996 e un importo mensile di pensione inferiore ai 524,35 euro suddetti, potrà beneficiare di un’integrazione mensile, a patto però che – considerando tutti i redditi percepiti – rientri nelle seguenti soglie:

  • persona sola: 13.633,10 euro (2 volte il trattamento minimo);
  • persona coniugata: oltre a soddisfare il suddetto limite, è necessario che il reddito coniugale risulti inferiore a 27.266,20 euro (4 volte il trattamento minimo).

Questi sono i limiti fissati per l’anno corrente, quindi dal 1° gennaio al 31 dicembre 2022; anche questi possono variare ogni anno, in quanto dipendenti dall’importo del trattamento minimo stesso.

Importante sottolineare che nel calcolo dei redditi non si tiene conto di quelli esenti da Irpef, dei trattamenti di fine rapporto, dei redditi della casa si abitazione, delle competenze arretrate soggette a tassazione separata e alla pensione da integrare.

Pensione minima 2022: come si calcola l’integrazione

Per avere diritto all’integrazione piena, con la pensione che dunque viene maggiorata sino ad arrivare a 524,35 euro mensili, non basta rientrare nelle suddette soglie.

Per la persona sola, ad esempio, è necessario che la somma di tutti i redditi percepiti risulti inferiore alla pensione minima annua, quindi a 6.816,55 euro. Diversamente, si ha diritto a un’integrazione ma solo parziale, calcolata applicando la seguente formula:

(13.633,10 – Reddito personale)/13

Nel caso del pensionato coniugato, invece, va utilizzata anche la seguente formula per il reddito coniugale:

(27.266,20 – Reddito coniugale)/13

In tal caso, la legge prevede che l’importo dell’integrazione sarà pari a quello minore risultante dal doppio confronto.

Esempio

Prendiamo come esempio un pensionato con 250 euro di pensione mensile, con un reddito personale di 10.000 euro e un reddito coniugale di 25.000 euro.

Dalla prima operazione ne risulta un’integrazione di circa 279 euro, mentre dalla seconda, considerando dunque il reddito coniugale, di circa 174 euro. L’Inps prenderà in considerazione quest’ultima, in quanto più bassa, con l’importo della pensione che quindi sale a circa 424 euro.

Pensione minima 2022: come richiederla

Non è necessario avanzare richiesta per la pensione minima 2022. Sarà l’Inps, una volta valutato che vengono soddisfatti i limiti reddituali annuali, a provvedere ad applicare in automatico l’integrazione.

In presenza di due trattamenti, si pensi al pensionato titolare sia di pensione diretta di vecchiaia che indiretta di reversibilità, l’integrazione viene applicata solamente su uno dei due, quello diretto solitamente (a patto che questo risulti inferiore alla soglia minima).

Tuttavia, si ricorda che per dare informazioni all’Inps in merito ai redditi percepiti, così che l’Istituto possa valutare se sussistono i requisiti per l’erogazione della pensione minima, è necessario inviare il modello Red entro i termini previsti.

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