Pensione ad ogni età: quando si guardano solo i contributi maturati

Non sempre si guarda all’età per il diritto alla pensione: in alcuni casi, infatti, basta avere un certo numero di anni di contribuzione.

Pensione ad ogni età: quando si guardano solo i contributi maturati

A quanti anni si va in pensione? 67 anni per la pensione di vecchiaia, almeno a 62 anni con Quota 100, ma non sempre l’età anagrafica è requisito essenziale per andare in pensione.

Ci sono delle opzioni per il pensionamento, infatti, che consentono di smettere di lavorare ad ogni età, l’importante è aver maturato un certo numero di contributi. Nel dettaglio, questo è il caso della sola pensione anticipata, così come dell’opzione della stessa riconosciuta ai lavoratori precoci, conosciuta come Quota 41. In questi casi, infatti, non si tiene conto dell’età anagrafica ma solamente del monte contributivo del lavoratore.

Nel dettaglio, la nostra normativa riconosce la possibilità di andare in pensione ad ogni età a coloro che hanno raggiunto un elevato numero di anni di lavoro; quindi, chi ha iniziato a lavorare da molto giovane e ha avuto una carriera continua senza particolari interruzioni potrà andare in pensione a qualsiasi età, anche prima dei 62 anni previsti dalla nuova Quota 100.

Pensione anticipata ad ogni età

La pensione anticipata INPS permette al lavoratore di tenere conto solamente degli anni di contributi per andare in pensione, indipendentemente dall’età anagrafica.

Possono richiedere la pensione anticipata i soggetti in possesso del requisito contributivo di:

  • 41 anni e 10 mesi per le donne, pari a 2.175 settimane;
  • 42 anni e 10 mesi per gli uomini, pari a 2.227 settimane.

Secondo le norme vigenti, questo requisito è previsto fino al 31 dicembre 2026; fino a quella data, infatti, il requisito della pensione anticipata non sarà adeguato ad eventuali variazioni delle aspettative di vita, come previsto dal decreto 4/2019.

Per il raggiungimento delle suddette settimane contributive si tiene conto della contribuzione a qualsiasi titolo versata o accreditata; non solo, quindi, anni di lavoro, ma anche contributi da riscatto come ad esempio per gli anni di studio finalizzati al conseguimento della laurea.

Tuttavia, per i lavoratori che hanno iniziato a versare la contribuzione prima del 1° gennaio 1996, alcune gestioni a carico delle quali è liquidato il trattamento pensionistico prevedono che del suddetto requisito contributivo almeno 35 anni di contribuzione siano al netto dei periodi di malattia, disoccupazione, e/o prestazioni equivalenti.

Per coloro che invece hanno iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996, quindi rientrano interamente nel regime contributivo, non viene considerata la contribuzione derivante dalla prosecuzione volontaria, mentre quella accreditata per i periodi di lavoro precedenti il raggiungimento del 18° anno di età viene moltiplicata per 1,5. Quindi, ad una persona che tra i 17 e i 18 anni ha lavorato per 12 mensilità gli verranno riconosciute 18 mensilità di contribuzione.

Quando si può andare in pensione con la pensione anticipata? La data del pensionamento dipende esclusivamente dagli anni di contributi. A seconda dei casi, quindi, si può andare in pensione anche prima dei 60 anni; ad esempio, nel caso dei lavoratori che hanno iniziato a lavorare da giovani, prima della maggiore età, il diritto alla pensione anticipata potrebbe essere raggiunto alla soglia dei 59 anni.

Pensione anticipata con Quota 41?

Come anticipato, esiste una terza opzione per la pensione anticipata: Quota 41, con la quale il diritto alla pensione si raggiunge con 41 anni di contribuzione. È una prestazione economica erogata, a domanda, ai lavoratori che possono far valere 12 mesi di contribuzione effettiva antecedente al 19° anno di età; questa, quindi, è riservata ai soli lavoratori precoci.

Il requisito contributivo – 41 anni – è bloccato fino al 31 dicembre 2026.

Non è però sufficiente essere lavoratori precoci. Per accedere a Quota 41, infatti, è anche necessario far parte di una delle seguenti categorie:

  • persone in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale e conclusione integrale della prestazione per la disoccupazione da almeno tre mesi;
  • invalidi con percentuale superiore o uguale al 74% accertata dalle competenti commissioni mediche per il riconoscimento dell’invalidità civile
  • persone che assistono, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero un parente o un affine di secondo grado convivente qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto 70 anni oppure siano affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti;
  • lavoratori che hanno svolto attività particolarmente faticose e pesanti ai sensi del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67.

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Per questi, il requisito contributivo di 41 anni può anche essere perfezionato cumulando i periodi accreditati su diverse gestioni assicurative

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