Tutto quello che vediamo, quel che sembriamo non è che un sogno dentro un sogno

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ifficile analizzare i risultati delle Regionali in Toscana senza prendere in considerazione lo scenario nazionale. L’Italia da tempo immemorabile ha bisogno di un leader o perlomeno un riferimento sociale e politico. Prende corpo una sorta di usucapione della democrazia dove il feticcio di turno viene usato, abusato e il più delle volte lasciato alla deriva nel mare a morire di sete. Il termine politica deriva dal greco Polis, città, e di per se non dice molto, anzi, non dice assolutamente nulla. Bisogna attendere varie interpretazioni per iniziare a chiarire il significato di questa parola, che più o meno universalmente viene utilizzata per indicare le attività e le modalità di governo, sia amministrative che di opposizione. Discorso diverso invece per la parola Democrazia, anche questa tanto per cambiare derivante dal greco démos e cràtos, etimologicamente governo del popolo. In Italia abbiamo la democrazia diretta, ovvero il referendum, l’iniziativa popolare e la petizione popolare, e la democrazia indiretta rappresentata dai politici eletti dal popolo. Sulla carta abbinare la parola politica alla parola democrazia forma un quadro onirico, quasi paradisiaco, dove ognuno cerca la sua verità e la forma di espressione preferita. In realtà il quadro è fin troppo onirico e finiamo per immergerci in un sogno dentro il sogno. La democrazia è figlia del sonno primordiale e le elezioni sono la fase Rem, il periodo caratterizzato da una spiccata attività cerebrale. Renzi è il nuovo leader dopo che Berlusconi ha lasciato la sede vacante causa limiti di età e fuoco incrociato di amici e nemici. Difficilmente durerà venti anni, forse nemmeno 15; la fase uso, abuso ed abbandono si è ridotta drasticamente assottigliando il gap che divide le stelle dalle stalle. E’ proprio una vocale che caratterizza i vari politici, o per meglio dire le varie fasi storiche e culturali in cui i politici agiscono. Negli anni 70/80 chi nasceva stalla non diventava stella e viceversa, nessuno osava oltrepassare quel fiume acherontico che il sogno democratico imponeva; esistevano leader immortali, quelli che anche dal sepolcro guidavano gli adepti a suon di slogan e ricordi sbiaditi. Panta Rei, tutto scorre, anche se qualche detrito resta. In epoca moderna stella e stalla non sono concetti assoluti; ognuno riesce a sostituire la vocale e costruirsi il rapporto simbiotico con il proprio ideale. La toscana dal 1970 è governata da presidenti eletti e nominati nell’area sinistra/centro sinistra; la sacralità della Santa Sede riecheggia leggendo la lista dei Presidenti: Lagorio I, Lagorio II – Leone I, Leone II – Bartolini I, Bartolini II – Marcucci I, Chiti I, Chiti II, Martini I , Martini II – Rossi I, Rossi II.  Con un 48,03% Rossi si è confermato nuovamente Presidente della Regione Toscana, alcuni invocavano il 50%, altri il 45%: in questo 5% si racchiude tutto l’interesse per le Regionali 2015. Bisogna scendere al 20,02% per trovare il secondo classificato, staccato di ben 382922 voti, mr Claudio Borghi della Lega Nord. Sembra che nella danza interna sulle macerie del centro destra la Lega stia esultando, essendo arrivata prima in questa corsa parallela. Salvini è ovunque, difficile passare una intera giornata senza vedere la sua faccia, sentire la sua voce o leggere i suoi proclami: il sonno della democrazia è anche questo, la fase Rem di un leader dell’opposizione, il sogno nel sogno. Terzo gradino del podio occupato saldamente da Giacomo Giannarelli con 205.671 voti, ovvero il 15,05%. Anche lui parte integrante della fase Rem, il sogno recondito di mettere in piazza nomi e cognomi: il sogno populista nel sogno democratico. Sotto il 10%, fuori dal podio, Stefano Mugnai, con buona pace di Berlusconi che vede la sua creatura allontanarsi sempre più dal sogno italiano. Seggio unico e trino anche per Tommaso Fattori della lista annuente: SI, ovvero Sinistra Italiana. Nella Provincia di Lucca il risultato sostanzialmente non cambia, cambiano le percentuali che vedono Rossi al 41,25%, Borghi al 24,33%, Giannarelli 15,27, Mugnai al 13,3 e Fattori al 4,2. Con la nuova legge elettorale i posti in regione sono calati vistosamente, motivo per cui la lotta interna per le preferenze era fonte di interesse. Il PD mette in regione due consiglieri, un lucchese e una barghigiana, ovvero Baccelli e Giovannetti. Il primo possiamo definirlo un veterano della politica, la seconda una new entry a tutti gli effetti; 12.239  e 9277 le preferenze ottenute. La Lega Nord piazza in regione Elisa Montemagni, mentre il M5S riesce a far entrare Gabriele Bianchi. Restringendo il campo al nostro orticello, la Garfagnana e la Media Valle hanno mostrato due volti diversi: la Garfagnana molto più identitaria, la Media Valle spostata verso la città di Lucca. Tra i non eletti spicca Mario Puppa, 7094 voti tutti personali e forse il simbolo della Garfagnana in queste elezioni. Non ha lasciato il pennato Mirna Pellinacci, restando in tema di radici Garfagnine, che ha portato a casa 1629 preferenze; un buon risultato considerando il crollo del partito a livello locale e nazionale. Restando in Garfagnana si notano le 1517 preferenze incassate da Roberto Canozzi, rappresentante Garfagnino del Movimento 5 Stelle, un risultato da non sottovalutare anche se lontano dai numeri che contano. Gli altri candidati Garfagnini o Mediavallini restano abbondantemente sotto le 1000 preferenze, dichiarandosi nonostante tutto soddisfatti dell’esito personale di queste elezioni. Il famoso partito dei non votanti è arrivato, in Provincia di Lucca, al 54,1%; un piccolo esercito che sembrerebbe non aver più nulla da dire e nel sogno democratico rappresenta l’apatia travestita da ribellione verso il sistema. Hai mai fatto un sogno tanto realistico da sembrarti vero? E se da un sogno così non ti dovessi più svegliare? Come potresti distinguere il mondo dei sogni da quello della realtà?

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