Figli (e schiavi) degli anni ’80

SOTTOTITOLO: LA MIA RIFLESSIONE DELLA DOMENICA

Negli anni ’80 l’Italia divenne la quinta potenza economica mondiale, il paese cresceva a percentuali mai viste dopo, le aziende chiamavano a casa per assumerti, gli enti pubblici assumevano all’infinito, le persone andavano in pensione a 40 anni.
Se parli con chiunque ha vissuto pienamente quegli anni, ti viene detto che si stava bene, che erano anni in cui il futuro era un desiderio, mai una paura.
Erano gli anni del Made in Italy imperante, delle tv private di Berlusconi, della gioia di vivere e di consumare delle pubblicità anche di Fellini (quella della Barilla con il gatto la ricordiamo tutti).
Sotto il tappeto però c’erano le tangenti come sistema, utili a finanziare illecitamente i partiti ma anche lo stile di vita dei politici (i conti svizzeri servivano ad entrambe le cose), la mafia, la piovra che con la tv raffigurava la realtà.
La classe politica era indubbiamente più preparata di oggi, i partiti formavano le persone, tante della battaglie ideali, delle riforme pensate, sarebbero state anticipatrici del futuro.
Tutto ciò però, la spesa pubblica smisurata, votata al mantenimento del consenso del pentapartito, il costo smisurato delle opere pubbliche per finanziare le tangenti tramite denaro pubblico, al di là di un sistema corrotto in sé (lo facevo tutti, è vero, ma alcuni più di altri), ha posto una seria ipoteca sui successivi 50 anni con un debito pubblico che dal 60% debito-Pil del 1980 passò al 125% del 1992 (e più o meno oggi siamo sempre lì)
Se l’Italia è quello che è, nel bene e nel male, si deve ancora agli anni ’80.
Solo il 2,5% delle persone ha fiducia nei partiti (lascito di Tangentopoli mai smentito in seguito), una gran fetta del paese apprezza le politiche del tutto e subito, perché “tanto i soldi ci sono per tutto, se solo quelli al potere vogliono”.
Del tutto e subito solo raccontato, non più realizzato, perché quello realizzato, con scarsa considerazione del futuro, è stato fatto negli anni ’80, quando si stava bene e la gente era contenta ma dove a nessuno importava di sapere da dove si prendevano i soldi.
Oggi piacciono gli 80 euro, il reddito di cittadinanza, quota 100, tutte politiche anni ’80, cioè a debito.
Non se ne esce, siamo sempre lì, immediatezza e scarsa attenzione al futuro.
Se qualcuno dice di costruire per la prospettiva, e racconta la realtà sul serio, non prende voti.

Share