Il lockdown dell’11 marzo 2020 è una data tristemente nefasta, destinata a rimanere impressa per sempre nella memoria degli acconciatori ed estetisti italiani: è da questo giorno infatti che oltre 350.000 addetti del comparto, tra titolari e dipendenti, sono totalmente inermi e impotenti alle volontà di un governo disorientato e vigliacco.

Cosa spetta ai dipendenti?

Partiamo dalla “fascia debole” e cioè i lavoratori dipendenti del comparto. Per loro è scattata la cassa integrazione all’80% anche se con moltissimi se e ma, come le iscrizioni coatte (e relativi versamenti retroattivi obbligatori) alle casse artigiane. Quindi si potrebbe dire che, almeno per quelli che sono regolarmente assunti (e sappiamo quanti contratti atipici o totalmente in nero ci siano in queste categorie), lo Stato si è fatto sentire e ha coperto le necessità di sopravvivenza dei nuclei famigliari.

E probabilmente chi siede comodamente sugli scranni del potere a Roma ne è davvero convinto e felice, tanto da concedersi felici dormite affrancato dall’aver fatto cosa buona e giusta e dall’aver aiutato tante famiglie a non patire la fame.

C’è da dire che, ad oggi, nessun dipendente ha ancora visto un solo centesimo della cassa integrazione e qualcuno parla già di fine aprile. Se si considera che molti titolari non sono riusciti a a pagare neanche gli stipendi di Marzo, si parla di due mesi senza paga. Per una famiglia monoreddito questo potrebbe essere un gravissimo problema.

Il solito perbenismo potrà affermare che, alla fine, i soldi arriveranno e si tratta solo di stringere un po’ la cinghia. Vero, ma nessun politico pare si sia azzerato lo stipendio per entrare in empatia con il proprio elettorato.

Al netto di tutto questa cassa integrazione, che prima o poi sicuramente sarà pagata, è solo un benefit transitorio che, se non si cambieranno velocemente le carte in tavola, si trasformerà nella quiete prima della tempesta. E ora cerchiamo di capire anche il perché, passando alla parte che riguarda gli imprenditori.

Cosa spetta ai titolari

I titolari di saloni di acconciatura, barber shop e centri estetici, nel 95% dei casi, sono artigiani veri e propri. Gente che lavora senza sosta e che, pur di non far fronte agli impegni economici assunti per avviare e gestire l’attività, non si concede ferie (neanche piccole) da molto tempo.

Stiamo parlando della vera spina dorsale dell’Italia. Bottegai più o meno strutturati, con qualche dipendente quando possibile o, alla peggio, con l’aiuto di un apprendista. Gente che ha investito tutto ciò che aveva per realizzare il proprio sogno e che ha contratto debiti anche ventennali per lavori di ristrutturazione, allestimento e talvolta acquisto delle mura.

Ora, a questi artigiani, lo Stato non vuol far sapere nulla e non vuole concedere nulla se non l’obolo di 600€ che, chi svolge questo mestiere sa molto bene, non bastano nemmeno a coprire la bolletta luce (prontamente inviata dai gestori elettrici alla scadenza prevista).

Qualcuno potrà dire “beh ma i 600€ li han dati a tutti: avvocati, commercialisti, rappresentanti, dentisti, calzolai etc. Perché avrebbero dovuto fare un’eccezione proprio per questa categoria?”

Facile! Perché qui nessuno fa sapere a questi artigiani quando e soprattutto a quali condizioni potranno rimettere piede nelle proprie botteghe.

Nel frattempo arrivano in scadenza le utenze, i fitti (con un credito d’imposta al 60% che non tutti potranno ottenere perché non tutti i locali sono accatastati come C/1), le rate dei finanziamenti, le ri.ba. e gli assegni ai fornitori, le rateizzazioni per qualche imposta pagata in ritardo. E non stiamo ancora parlando delle spese per sopravvivere e per sfamare la famiglia.

Quando si potrà riaprire?

Per il momento circolano solo voci su voci e, quella più accredita parla del 25 maggio 2020 come “possibile” data di riapertura, salvo complicazioni durante le settimane precedenti.

Questo vuol dire quasi 75gg consecutivi di chiusura, senza nessun tipo di aiuto da parte dello Stato. Quindi non è possibile far nulla, neanche cercare di programmare la riapertura e di “tenere buoni” i clienti che nel frattempo cercano in ogni modo di trovare soluzioni abusive, anche a domicilio, scavando tra gli artigiani più disperati che pur di guadagnare 10€ rischiano multe salatissime e denunce penali.

Come sarà il lavoro alla riapertura?

Questo è il punto più dolente. Quello che riguarda i titolari, si, ma che in un certo senso potrebbe far molto male soprattutto ai loro collaboratori.

Secondo le indiscrezioni giornalistiche e alcune fonti ministeriali, queste categorie (insieme ai ristoratori), dovranno fare i conti con la restrizione degli accessi nei locali commerciali.

Pare che i clienti, in attività non più grandi di 40mq (in un barbiere in quei mq ci lavorano in 4), dovranno ricevere un solo cliente per volta, su appuntamento, senza se e senza ma.

Per i locali più grandi dovrà essere garantita una distanza minima di 2mt tra un cliente e l’altro (mentre l’interasse medio tra due postazioni lavoro in Italia è di circa 1,4mt), quindi salterà una postazione ogni due in media.

Che fine faranno i piccoli saloni?

Questo significa che tutti gli acconciatori ed estetisti con saloni piccolini, dovranno lasciare a casa tutta la forza lavoro a tempo indeterminato (ora capite perché per i dipendenti la cassa integrazione è solo un boccone amaro?).

I dipendenti “inutilizzabili” saranno ancora coperti dalla cassa integrazione? Forse. Ma che ne sarà di tutti gli incassi mancati? E che fine faranno tutti i clienti che non potranno essere serviti per mancanza di personale? Si taglieranno i capelli in casa o cercheranno saloni più capienti dove poter trovare posto più facilmente?

L’esempio del barber shop, probabilmente, è davvero calzante per far capire lo stato di calamità naturale che sta per abbattersi sul settore: un artigiano dovrà tenere a casa 4 persone su 5 (immaginando lui, 3 barber e un receptionist) restando da solo in negozio.

Nei casi peggiori quindi si potrà subire una perdita di fatturato del 75%, lasciando all’artigiano solo i soldi necessari a coprire fitto, utenze, rate, tasse e qualche kg di pasta al supermercato.

Che fine faranno i saloni più grandi?

Può sembrar strano ma, probabilmente, ancora più colpiti da queste restrizioni saranno i saloni più strutturati: aziende vere e proprie con 1-2 receptionist, un team di 10-15 persone (in alcuni sono molti di più) e, in alcuni casi, digital marketer e social media manager interni.

Saloni così grandi hanno affitti o mutui davvero importanti e sopravvivono grazie al lavoro di tutti ma, soprattutto, grazie a quello degli acconciatori che producono il reddito (differenza tra il loro stipendio e quanto fanno incassare con i loro servizi al salone).

Questo primo margine viene utilizzato per pagare la struttura e per stipendiare il team manageriale, appunto receptionist, marketing team e (sembra strano ma è una casistica assolutamente reale) gli stessi titolari del salone. Imprenditori non per forza maestri d’arte che, per voglia o per passione, hanno investito denaro nell’apertura di saloni di bellezza.

Dimezzare il personale, dopo quasi due mesi di chiusura, equivale a decretare il licenziamento in tronco di tutto il personale non indispensabile e a rendere insostenibili i costi di una struttura pensata per ospitare il doppio del personale e il quadruplo della clientela.

Perché il doppio dei dipendenti può servire il quadruplo della clientela? Non è una magia e non è un miracolo. E’ pura matematica.

Si sono scordati delle pause…

Per estetisti e barbieri questo problema praticamente non si pone (tranne in alcune rare eccezioni) ma, per un parrucchiere, l’accesso di un solo cliente per volta o di un solo cliente per ogni dipendente in caso di saloni più grandi, si trasforma in una vera e propria mannaia.

Infatti un acconciatore femminile può servire fino a 3 clienti contemporaneamente (a volte una in più anche), giocando sulle pause forzate della posa colore o dei tempi del trattamento (maschere, liscianti, permanenti etc).

Cerchiamo di fare due conti rapidissimi. Basiamoci sul caso del parrucchiere di quartiere: titolare e 2 dipendenti in 40mq.

Durante un sabato qualsiasi, si riescono a gestire fino a 8 clienti (qualcuno direbbe molti di più, ma qui facciamo un esempio di 8 lavori tecnici e non di 8 pieghe) con uno scontrino medio di 45-50€

50€ da moltiplicare per 8 persone, a sua volta da moltiplicare per 3 lavoranti: incasso della giornata 1.200€

Dal 25 maggio il titolare dovrà lavorare da solo e non potrà più giocare al Tetris degli appuntamenti, creando magici incastri e volteggianti piroette tra operatori. Stavolta dovrà applicare il colore e aspettare insieme alla cliente che il tempo trascorra, senza poter fare altro e quindi senza poter lavorare altre teste.

Improvvisamente le 8 clienti, ben che vada, diventano 4-5. Al max si saranno incassati 250€, di sabato. Ragazzi 250€ di sabato, è giusto che venga ripetuta due volte questa frase.

Come potranno sopravvivere gli acconciatori e gli estetisti?

In realtà lo scenario è davvero molto preoccupante e le soluzioni possibili per evitare la catastrofe sono pochissime

  1. lo Stato deve farsi carico dei mancati incassi dovuti alle restrizioni, risarcendo gli artigiani in maniera congrua e misurata. Gli oboli non servono a nulla, se non ad umiliare una categoria già vilipesa a sufficienza.
  2. Tasse e Contributi devono essere azzerati per molti mesi.
  3. Le limitazioni devono essere assolutamente riviste in quanto totalmente fuori luogo rispetto a quelle adottate dagli altri paesi europei e non.
  4. I fornitori, soprattutto quelle multinazionali che per anni hanno lucrato sulle spalle degli artigiani con fatturati miliardari e utili da capogiro per gli azionisti, dovranno rivedere le loro politiche commerciali diluendo i periodi di dilazione pagamento e offrendo servizi formativi gratuitamente.

Senza queste azioni, con grande probabilità, una buona parte delle partite iva del settore soccomberà finendo per cambiare totalmente lavoro (ma quale?) o diventando dipendente di quei grandi gruppi che, aiutati dalle banche, rimangono in piedi e approfittano delle crisi per espandersi.

Sembra uno scenario apocalittico ma è esattamente ciò che sta succedendo a migliaia e migliaia di artigiani che leggiamo ogni giorno sui gruppi facebook.

Ci impegneremo per tenervi aggiornati su tutte le evoluzioni e su tutte le possibilità che verranno concesse alla categoria.

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