Stop al pane precotto e surgelato che è facile scambiare come pane fresco? Ma sarà davvero così?

Andiamo, nonostante le resistenze di chi si richiama ad una natura che non esiste quasi più, ai vegani, ad ecologisti fuori tempo massimo, ad un’omologazione dei gusti e dei prodotti così che è fors inutile e forse ridicolo, chiedere se il pane negli scaffali del supermercato sia sempre stato preparato in giornata!

Comunque un tardivo provvedimento, tenta di chiudere il “suppiano” o le madie, quando la farina è già scappata e impone che pane fresco e pane surgelato abbiano scaffali diversi.

E’ comunque una rivincita del pane fresco e chi “spaccerà” pane surgelato (che non di rado, come le baguettes, proviene da Francia) per pane fresco avrà la licenza sospesa. La proposta di legge servirà soprattutto per tutelare il pane fresco prodotto in modo artigianale. Finchè questo sopravviverà.

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baguette-precotta: vero pane…freschissimo!

L’idea è di garantire una vera e corretta distinzione tra pane fresco e pane surgelato in vendita e di mettere a disposizione dei consumatori informazioni corrette sulla qualità del pane acquistabile nei negozi.

La nuova proposta di legge è state presentata a Montecitorio in collaborazione con le associazioni che lavorano a difesa dei panificatori.

La proposta di legge potrebbe essere estesa e diventare un vero e proprio testo unico sul pane e colmare così quel vuoto normativo presente nel nostro Paese, dove bisognerebbe iniziare dalla farina, cioè dal campo, se si volesse veramente difendere un prodotto che fino a poco tempo fa era alla base della dieta mediterranea ed ora è composto da farine canadesi, americane, ruse….Insomma, fino a questo momento i consumatori sulla scelta del pane da acquistare e sulla distinzione della relativa qualità sono stati davvero poco tutelati.

La nuova legge, se veramente sarà nuova ed innovativa, dovrebbe da un lato, “stoppare” il pane surgelato, almeno nel senso di dire ai consumatori che mangiano questo tipo di pane. Dall’altra aiutare chi con enormi difficoltà (orari di lavoro stressanti, tasse, difficoltà enormi di sostenere dipendenti…) propongono (oggi con molte limitazioni e punti interrogativi) un pane preparato in modo artigianale. E qui si dovrà parlare di sostentamento vero e proprio, perché di fronte alla “macina” dei supermercati, i forni, soprattutto quelli che usano pasta madre, farine locali…vedono con difficoltà un futuro qualunque!

In attesa della legge che, si spera, tutelerà il pane fresco, cosa possiamo fare? Nel dubbio, quando vogliamo acquistare il pane, rivolgiamoci ad un fornaio di fiducia. Poniamoli delle domande: informiamoci! E, quando possiamo, prepariamo il pane in casa, magari con il lievito madre e scegliendo delle farine bio!

Ma la situazione attuale è veramente critica.

Nei punti vendita della grande distribuzione, infatti, il prezzo del pane è decisamente inferiore rispetto a quello dei panini artigianali che si trovano nelle panetterie. Ma a cosa è dovuta questa differenza (in molti casi considerevole) di costo? Quasi un quarto del pane confezionato venduto nei supermercati italiani proviene dai Paesi dell’est ed in particolare dalla Romania. Essendo preimpastati e surgelati, i panini rumeni costano meno della metà di quelli nostrani e durano di più, anche fino a due anni. È sufficiente una rapida cottura e il pane precotto è pronto per essere mangiato.

A far luce sul fenomeno dello sfilatino made in Romania, è stata un’inchiesta realizzata da La Repubblica che rivela che il pane (soprattutto baguette) prodotto in Romania e altri paesi dell’Est (Bulgaria, Ungheria, Moldavia) non supera i due euro al chilo: meno della metà di quello in vendita nei nostri panifici (4-5 euro).

Ogni anno vengono prodotti 4 milioni di chili di pane surgelato a lunghissima conservazione (24 mesi) nella sola Romania. Qui il fabbisogno nazionale è basso e quindi più della metà del pane prodotto viene esportato, in particolare in Italia. E in tempi di crisi, il pane rumeno venduto a prezzi altamente concorrenziali viene acquistato da molti cittadini italiani.

Quali sono però le conseguenze di questa tendenza? Il problema è che in Italia, fino almeno a questa ventilata legge, non c’è l’obbligo di scrivere sull’etichetta la provenienza del prodotto pane; il consumatore non sa dunque che quello che compra non è un prodotto italiano.

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