Oggi tagliano le pensioni. Così cambiano gli assegni

I cedolini Inps arrivano con il ricalcolo dovuto al blocco sulle rivalutazioni. Nei prossimi mesi anche il prelievo.

Da oggi scatta il taglio alle pensioni. Almeno 5,6 milioni di pensionati riceveranno un assegno più basso dovuto al blocco delle rivalutazioni voluto dal governo.

L’esecutivo infatti ha frenato la perequazione sugli assegni con dei paletti che vanno a ridimensionare gli assegni erogati. Con gli “aggiustamenti” voluti dal governo, per le pensioni superiori a 3 volte il minimo e inferiori a 4 la rivalutazione sarà del 97%, del 77% per gli importi tra 4 e 5 volte il minimo, del 52% tra 5 volte e 6 volte il minimo, del 47% oltre 6 volte, del 45 oltre 8 volte e solo del 40% oltre 9 volte il minimo. Il ricalcolo è frutto della legge di Bilancio varata a fine dicembre 2018. L’Inps ha attuato le modifiche agli importi a decorrere dal 1 aprile ricalcolando gli assegni in base alle nuove indicazioni della manovra. Nei prossimi mesi invece scatteranno i conguagli.

L’Inps nei prossimi cedolini, probabilmente in quello di giugno recupererà le cifre erogate in modo più generoso in questi primi mesi del 2019. Il premier Conte aveva invitato alla calma i pensionati cercando di ridimensionare le sforbiciate sugli assegni: “Parliamo di qualche euro al mese, quasi impercettibile, forse neppure l’Avaro di Molière se ne accorgerebbe”. In realtà le cose non stanno proprio così. Per gli importi medi la mazzata sarà pesante e si sentirà. Un esempio su tutti: su un assegno da 2500 euro lordi si perderanno 320 euro in tre anni. A questo va aggiunto anche il taglio sulle pensioni d’oro che di fatto inchioderà diversi pensionati a fare i conti con una doppia sforbiciata: quella della perequazione e quella sulle pensioni più alte. I primi mesi estivi dunque saranno quelli del “prelievo” sugli assegni. Oggi il ricalcolo, domani dunque il recupero coatto delle cifre erogate nei primi mesi dell’anno. Una vera e propria mannaia che sta per abbattersi sui pensionati che hanno deciso di scendere in piazza l’1 giugno. Le associazioni di categoria sono sul piede di guerra.

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