Oggi è il solstizio d’inverno, il giorno più corto dell’anno, il giorno in cui per 24 ore le tenebre vincono sulla luce. Potrebbe sembrare un segnale nefasto ma la saggezza degli antichi popoli indica il contrario. Il Solstizio è la vittoria temporanea delle tenebre e l’avvio della stagione più rigida, ma rappresenta anche la rinascita; dopo questo evento astronomico le giornate cominciano progressivamente ad allungarsi, segnando così la rivincita della luce e della vita sull’oscurità.
Toccare il fondo per poi risalire, attraversare il dolore più forte per arrivare progressivamente alla felicità. Il Solstizio è il paradigma di tutto questo.
Nel momento più buio, dove la luce sembra scomparire, ha inizio la rinascita, lenta, giorno dopo giorno, ma inesorabile fino alla Primavera.
Il solstizio d’inverno che quest’anno cade il 22 dicembre alle 05:19, significa che l’inverno astronomico si adegua a quello meteorologico. Il solstizio indica il momento in cui il Sole si trova sopra al Tropico del Capricorno; l’arco descritto dal Sole da sud-est a sud-ovest è minimo ed ecco il perché del giorno più breve dell’anno, ovvero 8 ore e 42 minuti di luce circa. Il termine solstitium (sol – sole, sistere – stare fermo) indica un’apparente “stop” del Sole nel cammino che sembra compiere nel cielo. Sembra tramontare e risorgere dalla stessa posizione come se precipitasse nell’oscurità per poi tornare invincibile nei giorni successivi. Gli antichi romani celebravano in questi giorni la festa del “Sol invictus”, celebrazione della rinascita del sole che potrebbe essere l’origine pagana del Natale. Nell’antica Roma dal 17 al 23 dicembre era usanza scambiarsi regali economici come dadi, candele di cera colorata, abiti, libri, una moneta, piccoli animali domestici. Si celebrava in questo modo la festa dei Saturnali dedicata al dio dell’agricoltura Saturno. La ricorrenza prevedeva anche un’inversione di ruoli tra schiavi e padroni.

Il Solstizio d’inverno è una ricorrenza importante nell’ambito del nuovo paganesimo o della stregoneria. Si tratta di una sorta di Natale pagano caduto in disuso dopo che il nazismo si era appropriato, come del resto aveva fatto con la svastica, di questo rituale antico. I nuovi pagani e i seguaci della stregoneria moderna festeggiano Yule. Nell’antichità venivano sacrificati animali e nella notte si eseguivano danze intorno a grandi falò.

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