Nell’Antica Roma:15 Giugno, ultimo giorno di Vestalia: Quando Stercus Delatum Fas,  quando lo sterco è portato via il giorno è propizio!

 

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di Daniele Vanni

 

 

Si concludevano oggi i Vestalia, le feste dedicate a Vesta, la Dea del focolare dove ardeva senza interruzione il fuoco sacro di Roma.

I Vestaliaarcaici duravano probabilmente un solo giorno, il 9 del mese, visto che questo è l’unico giorno segnato con tale nome sui Calendari più antichi, ma in età repubblicana ed imperiale vennero portati a nove, dal 7 al 15 di giugno.

Il quinto, come abbiamo visto, era la Festa di Mater Matuta.

Il settimo, il giorno delle Eidus.

L’ultimo, è conosciuto con la sigla Q St D F.

 

Mentre i rimanenti erano qualificati solo come dies religiosi, questi tre erano dies religiosi festicome lo erano anche i tre giorni di apertura del Mundus ad agosto, ottobre e novembre: in ambedue i casi l’“apertura” metteva in contatto con il mondo dell’aldilà, quello degli antenati identificati con i Penates o delle divinità del mondo infero, mondi pericolosi se non vi si accedeva nel modo dovuto.

Il periodo dei Vestalia inizia con l’apertura del Penus Vestae (Vesta aperitur): il penus è letteralmente la dispensa della casa, ma anche il luogo ove la famiglia conservava le statue dei Penates, ed analogamente nel penus del tempio di Vesta erano conservati i Penates Populi Romani.

In questi giorni era consentito alle matrone, e solo a loro, entrare a piedi nudi nella parte esterna del Penus Vestae, luogo proibito nel resto dell’anno a tutti ed in particolare agli uomini (con la sola eccezione del Pontifex Maximus).

L’ultimo giorno (Vesta cluditur) era definito con la sigla Q St D F, che sta per : Quando Stercus Delatum Fas, cioè “quando l’immondizia del tempio è stata portata via, il giorno è fas”: in coincidenza con le Eidus, l’Aedes Vestae veniva solennemente ripulita e le impurità portate, a quanto riferisce Festo, in un vicolo che si trovava circa a metà del Clivus Capitolinus, chiuso dalla Porta Stercoraria, per poi essere forse gettate nel Tevere.

Il termine stercus, in realtà ad altro non può riferirsi che ad “escrementi di animale”, per cui questo uso non sarebbe che “un resto fossilizzato del tempo, anteriore all’esistenza della città, in cui una società pastorale doveva ripulire dallo stercus la sede del suo fuoco sacro”.

Questo arcaicamente. Per quanto riguarda la cerimonia, visto il nome della Porta: Stercoraria, avanzo l’ipotesi che proprio in ricordo dell’antica vita, si attuasse nei giorni della festa o forse solo nell’ultimo una lunga processione di greggi e armenti, che terminava con la pulizia del tempio e della strada rituale percorsa.

Il Clivo Capitolino collegava il Foro Romano al Campidoglio, in continuazione della via Sacra dalla quale si divideva all’altezza del Tempio di Saturno. Il clivo era stato pavimentato nel 174 a.C. dai censori ed era   fiancheggiato da un portico; si trattava dell’unica via percorribile da carri che portava al campidoglio e veniva percorsa dai cortei trionfali che giungevano al Tempio di Giove.

Un lungo tratto della strada è ancora perfettamente conservato; una frana ha fatto sparire il tratto finale della strada che si pensa sia statala  ripresa dall’attuale via del tempio di Giove.

Sul Clivo Capitolino si aprivano probabilmente due porte: la Porta Pandana (detta anche Saturnia) che doveva originariamente rimanere aperta per permettere il passaggio a Tito Tazio e ai Sabini, e la Porta Stercoraria, dove venivano portati i resti delle cerimonie delle Vestali destinati ad essere gettati nel Tevere.

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