Nell’Antica Roma, oggi, 1 Febbraio, si celebravano le Calende (da cui: calendario: scadenzario dei debiti!) e la Festa di Giunone Sospita, cioè: Propizia

 

Erano Calende, cioè inizio mese, particolari quelle di Febbraio, che anticamente chiudeva l’anno e quindi era avvertito come mese di purificazione e preparazione al nuovo!

 

di Daniele Vanni

 

Le Calende, anche quelle di Febbraio, erano dedicate a Giunone,come tutti gli inizi dei mesi.

La particolarità crudele, era che nella giornata odierna, le si sacrificava un cane, invece della solita agnella di ogni inizio mese!

Non che di pecore e agnelli ci dispiaccia meno, ma la nostra consuetudine di vivere il cane come animale d’affezione, che abita le nostre case (è vero che gli antichi Latini erano pastori e quindi abitavano con le pecore! ma possedevano di sicuro cani da pastore) ma troviamo questo sacrificio orrendo!

Ma il mese di Febbraio (Februarius che deriva da: februare, cioè purificare) è un mese particolare, che chiudeva, all’epoca di Romolo, l’anno, e quindi era concepito come quello che racchiudeva in sé, tutti i “mali” dell’anno passato e la necessaria purificazione con l’anno nuovo che iniziava, come, ancor oggi a Firenze o a Pisa, a marzo!

Infatti, il termine latino februariusè collegato a februa, (le fruste dei Lupercalia!) qui costituiti da panni di lana o focacce di farro tostato e salato o fronde di un albero sacro o qualunque altra cosa, con cui fosse possibile aspergere il sangue delle vittime sacrificali o intingere per purificare i corpi (usando panni), le case (con focacce salate), adornare le tempie dei sacerdoti (di fronde).

Legami strettissimi della festività di Febronia(la Dea Februa è un aspetto di Giunone) ci sono con l’attuale festa di san Valentino, originariamente festa purificatoria di Giunone Februa, poi ribattezzata come festa di santa Febronia e differita al 25 giugno! Mentre sopra le libere unioni dei Lupercali, dove venivano estratti nomi di uomini e donne che poi si accoppiavano liberamente…fu messo il nome di un immaginario vescovo di Terni…assai lontano dalla grotta di Romolo e Remo!

Ma interessante ancor più è seguire l’etimo del mese, che deriva dagli Etruschi, principali responsabili di aver trasmesso quasi tutte le credenze, le superstizioni, i culti ai Romani!

Febris sembra infatti derivare dal dio etrusco Februus, che era il dio della morte e della purificazione.Nella mitologia romana tale divinità avrebbe assunto il nome di Febris (non viene da lì anche il nome della febbre?!) e sarebbe stata associata alla guarigione dalla malaria, che infestava l’agro romano e le ultime anse del Tevere!!

Nelle calende di febbraio i Romani erano soliti illuminare l’Urbe, per tutta la notte, con fiaccole e candele, in onore della dea Februa, madre di Marte, dio della guerra, e invocavano il figlio per la vittoria contro i nemici.

La festività iniziava con le onoranze rese alle tombe dei propri cari e con le invocazioni ai Lari.

Da qui, è facile comprendere, l’origine cristiana della Candelora, con la presentazione del “Figlio” al…Tempio!

 

Giunone Sospita

 

Giunone Sospita (in latino Iuno Sospita, ossia “propizia”) è stata una divinità della mitologia romana, particolarmente venerata nell’antica Lanuvium.

Il 1º febbraio era considerato il suo dies natalis.

Questa divinità nella statuaria e nelle coniazioni monetarie, viene solitamente rappresentata con una pelle di capra sul capo, una lancia in mano ed accompagnata da una serpe.

Un tempio le era dedicato presso il Foro Olitorio, costruito verso il 195 a.C. da Gaio Cornelio Cetego (uno dei consoli fondatori di Luni! E avversario politico dei consoli fondatori di Lucca!). Un altro santuario, molto celebre in tutto il Lazio antico, era stato edificato a Lanuvio.

Un’antefissa raffigurante la dea è stata rinvenuta ad Antemnae, all’interno della Roma moderna, dove si è ipotizzato un luogo di culto della divinità. Fra i personaggi più legati alla Sospita si ricorda Metella Balearica.

 

Il santuario di Lanuvio

 

Il principale centro di culto di questa divinità era appunto il santuario di Lanuvio.

Cicerone testimonia come Lanuvio fosse un luogo ricco di molti edifici religiosi, ma che tra questi, spiccasse il tempio di Giunone SospitaLanuvina (così chiamata per la pelle di capra con la quale era rivestita la sua statua), il cui culto risaliva a tempi molto antichi. Edificato sull’acropoli di questa antica città di origine latino-etrusca, che i Romani pensavano fosse stata fondata dall’eroe greco Diomede, questo grande tempio in stile tuscanico, era costituito da una serie di strutture monumentali.

Fu quasi completamente distrutto nel V sec. d.C.

Molto probabilmente il portico del tempio era a due piani con volte rivestite di mosaici preziosi. In fondo al portico c’era una porta che conduceva ad una serie di cunicoli sotterranei, che alcuni ritengono fossero la grotta dov’era custodito il serpente sacro a Giunone Sospita. Properzio narra infatti che nel santuario si svolgesse ogni primavera un particolarissimo rito propiziatorio per l’agricoltura, durante il quale un gruppo di fanciulle vergini doveva offrire focacce ad un grosso serpente, che si trovava dentro un antro!

Se il serpente accettava il dono, si prospettavano raccolti fruttuosi; se lo rifiutava, una fanciulla impura, cioè colei che aveva perduto la verginità, veniva sacrificata per scongiurare la carestia.

L’importanza di questo santuario, viene testimoniato dai documenti storici: quando i Romani sconfissero la Lega Latina nel IV secolo, accettarono l’alleanza con i cittadini di Lanuvio, solo se questi in cambio avessero condiviso con loro il celebre luogo sacro dedicato a Giunone Sospita.

 

 

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