Nell’Antica Roma, il primo giorno del mese dedicato a Conso e quindi al primo Imperatore con le Feriae Augustae

 

 

Feriae Augusti (da cui il nostro Ferragosto) – Le nostre vacanze  ed il loro culmine, prendono il nome da feste pagane e romane!

 

Nel 18 a.C. Ottaviano, fu proclamato Augusto,quindi venerabile e sacro, dal Senato.

L’Imperatore dichiarò allora, tutto il mese di agosto, Feriae Augusti,le “vacanze” (non naturalmente nel senso moderno!) di Augusto, che includeva molte feste religiose e la più importante era la festa di Diana, che cadeva il 13.

Il termine Augusto derivava dalla denominazione della Grande Madre siriana Atargatis, detta “l’Augusta”, cioè la più grande, la Dea con la corona turrita che si ergeva in piedi poggiando su due leoni.

 

Templum Martis Ultoris in Foro Augusti – 1 agosto.

 

Dedicatio del tempio di Mars Ultor nel Forum Augusti, costruito da Augusto dopo la battaglia di Philippi.

 

Templum Spei – 1 agosto in onore della Dea Spes, la Speranza. Anniversario della dedicatio del tempio.

 

 

Il Ferragosto nell’Antica Roma

 

Il termine “Ferragosto”deriva dalla locuzione latina Feriae Augusti(“riposo” o meglio festeggiamenti di Augusto) indicante una festività istituita dall’imperatore Augusto nel 18 a.C. che si aggiungeva alle esistenti e antichissime festività cadenti nello stesso mese, come i Vinalia rusticao i Consualia, per celebrare i raccolti e la fine dei principali lavori agricoli.

O i Nemoralia, proprio per il 15 con la festa delle torce in onore di Diana, sostituito ad arte dal Cristianesimo con la festa dell’Assunta! che cancellò il Culto Aricino conle donne che si lavavano i capelli nel Lago di Nemi, vi gettavano statuette votivi per richiedere il miglioramento di una parte del loro corpo e poi facevano una lunghissima ed estremamente suggestiva processione con le fiamme che si riflettevano sul lago, con le sue enormi barche-tempio tutte in luce e agghindate di fiori!

Era un periodo di riposo e di festeggiamenti che traeva origine dalla tradizione dei Consualia, feste che celebravano la fine dei lavori agricoli, dedicate a Conso che, nella religione romana, era il dio della terra e della fertilità.

Conso (Consus “il sotterrato”, da condere)l’antico Dio italico del grano, corrispondente alla greca Persefone (Proserpina), simbolo della forza generatrice insita nel chicco di frumento.

L’ara contenuta nel suo più importante sacrario era sempre coperta di terra e non veniva dissepolta se non durante le precipue feste del dio, ricorrenti ogni anno al 21 agosto (consualia) e al 15 dicembre (grandi Consualia), cioè al termine della raccolta e della semina. Quale dio della terra, C. si trovò in stretti rapporti con Ops Consiva, la terra da lui medesimo fecondata. Tutto comprova l’alta antichità del culto di C.: l’intervento al rito dei maggiori sacerdoti; la scarsa individualità del dio; la connessione con le tradizioni relative al primo stabilimento dell’Urbe sul Palatino (il solco primigenio, secondo Tacito, sarebbe passato accanto all’ara di C.), e al ratto delle Sabine, che sarebbe avvenuto durante le Consualia.

 

Le memorie di C. appaiono limitate a Roma, anzi alla valle del Circo Massimo, Vallis Murcia; più precisamente all’altura dell’Aventino dove L. Papirio Cursore, dopo l’espugnazione di Taranto, gli dedicò nel 272 a. C. un tempio; e al sacrario principale, alle radici del Palatino (Ara di Conso). A mezzo il sec. III, C. è identificato con Posidone Ippio (Neptunus Equester), e con la graduale decadenza dell’agricoltura presso i Romani, il culto tributatogli si raccomanda alla celebrazione dei giochi circensi.

 

Antecedentemente che il primo imperatore cambiasse nome al mese per dargli con grande umiltà il suo! questo essendo il sesto dell’anno che per i Romani iniziava con Marzo (fino alla riforma di Giulio Cesare che essendo parente e megalomane quanto il suo “successore” e mezzo parente, aveva dato il nome di famiglia al mese precedente e poi spostato il Capodanno all’inizio di Gennaio), Agosto era nomato Sexistilis.

L’antico Ferragosto, oltre agli evidenti fini di auto-promozione politica, aveva lo scopo di collegare le principali festività agostane per fornire un adeguato periodo di riposo, anche detto Augustali, necessario dopo le grandi fatiche profuse durante le settimane precedenti nei raccolti. E per prepararsi all’imminente vendemmia.

Nel corso dei festeggiamenti, in tutto l’impero si organizzavano corse di cavalli e gli animali da tiro, buoi, asini e muli, il cui antico ricordo si ritrova nei palii estivi, primo fra tutti quello dell’etrusca-romana Siena o le corse di asini e soprattutto muli che fino a qualche decennio si fa si tenevano ed alcuni ancora si tengono, per star vicino a noi, Barga o Querceta. D’agosto, questi animali indispensabili come per noi le macchine, venivano dispensati dal lavoro e agghindati con fiori.

Tali antiche tradizioni rivivono oggi, pressoché immutate nella forma e nella partecipazione, durante il “Palio dell’Assunta” che si svolge a Siena il 16 agosto. La stessa denominazione “Palio” deriva dal “pallium”, il drappo di stoffa pregiata che era il consueto premio per i vincitori delle corse di cavalli nell’Antica Roma.

Nell’occasione, i lavoratori porgevano auguri ai padroni, ottenendo in cambio una mancia: l’usanza si radicò fortemente, tanto che in età rinascimentale fu resa obbligatoria nello Stato Pontificio.

 

La festa originaria quella romana, cadeva il 1º agosto.

Lo spostamento si deve alla Chiesa Cattolica, che volle sovrapporre la ricorrenza culmine dell’antica religiosità, quella del culto della Diana Nemorensis, festa delle donne e delle torce che mandavano le fiamme come i desideri espressi dalle giovani per modificare i loro corpi, verso il cielo, con la festa religiosa dell’Assunzione di Maria!!

 

 

 

 

 

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