Nell’Antica Roma, dal 4 al 17 Novembre, Ludi Plebeii, Festività tenuta per celebrare la liberà politica dei Plebei  

 

Vediamo allora qualcosa a riguardo questa carica.

Gli edili (in latino: aediles) erano magistrati di antiche città sabine e latine, tra cui Roma.

Origini

Oltre a Roma si trova traccia di un collegio di tre edili a Tusculum e in altre città volsce in seguito latinizzate (Arpino, Fondi, Formia), e di coppie di edili nel governo ottumviro di altre città prevalentemente sabine (Amiterno, Nursia, Trebula Mutuesca, Interamnia Praetuttianorum, Plestia); mentre per le prime è accertata l’originalità dell’istituto, per le seconde è possibile un’importazione romana (nella stessa Roma l’edilità non è originaria in quanto in un primo tempo è costituita da funzionari plebei e non da magistrati civici). Essi vennero successivamente esportati anche nelle province romane.

Gli edili a Roma

Originariamente gli edili plebei (aediles plebis) erano due, erano eletti annualmente dai plebei riuniti nel concilium plebis.

Addetti in origine alle funzioni del tempio di Cerere, acquisirono col tempo ulteriori mansioni civili, quali l’applicazione delle sentenze dei tribuni della plebe dei quali costituivano una sorta di segretari.

A partire dal 471 a.C., con la promulgazione della Lex Publilia Voleronis, gli edili furono eletti dai Comitia Populi Tributa.

A partire dal 367 a.C. vennero istituiti altri due edili, detti “edili curuli” (aediles curules).

Questi potevano essere solo patrizi ed erano, a rigori, i soli edili con caratteristiche di magistrati civici, come testimonia l’aggettivo curulis.

In epoca più tarda (44 a.C.) Cesare creò altri due edili plebei, detti “edili ceriali” (aediles ceriales), specificamente addetti a sorveglianti dell’annona e responsabili anche dell’approvvigionamento del grano per la città di Roma.

L’edilità decadde progressivamente in epoca imperiale, a partire da Augusto, con l’assegnazione dei vari compiti ad altre magistrature anche di nuova istituzione (pretori, prefetti dell’annona, dell’Urbe e dei vigili, magistrati speciali per la cura delle acque e delle opere pubbliche), fino a scomparire completamente con Diocleziano. Svetonio ricorda anche che, proprio Augusto:

«Si applicò per far riprendere la moda e il costume di un tempo: un giorno, vedendo in un’adunanza del popolo una folla di gente malvestita, indignato esclamò: “Ecco i Romani, padroni del mondo e il popolo che indossa la toga”, e diede incarico agli edili, dopo ciò, di non tollerare che nel Foro e nei dintorni si fermasse qualcuno se non avesse prima abbandonato il mantello che copriva la toga.»

(Svetonio, Augustus, 40.)Competenze

Le differenze tra la varie componenti della magistratura edile si affievolirono via via, sia pure mantenendo alcune competenze specifiche.

I loro compiti comprendevano principalmente tre aree di competenza: la prima era la cura urbis: la gestione delle strade cittadine, dei bagni pubblici e degli edifici; la seconda era la cura annonae: la gestione dei mercati, e infine la terza non era altro che la cura ludorum: la gestione dei giochi pubblici e circensi.

Essi avevano inoltre dei compiti meno definiti relativi all’archivio di stato, all’ambito giudiziario (nella giurisdizione tribunizia) e alla capacità di elevare multe.

Sella curule

La sella curule (in lat. sella curulis) era un sedile pieghevole a forma di “X” ornato d’avorio, in uso presso l’antica Roma.

Simbolo del potere giudiziario, riservato inizialmente ai re di Roma e in seguito ai magistrati superiori dotati di giurisdizione, detti perciò “curuli”.

Storia

Il simbolo di potere rappresentato dalla sedia curule affonda le sue radici nell’antica Etruria; infatti già gli Etruschi consideravano lo scranno pieghevole a forma di sella una prerogativa di chi poteva esercitare il potere (giudiziario ed esecutivo) sul popolo. Fu portato a Roma dal quinto re, Tarquinio Prisco: era quindi un’usanza etrusca.

«Rebus divinis rite perpetratis vocataque ad concilium multitudine quae coalescere in populi unius corpus nulla re praeterquam legibus poterat, iura dedit; quae ita sancta generi hominum agresti fore ratus, si se ipse venerabilem insignibus imperii fecisset, cum cetero habitu se augustiorem, tum maxime lictoribus duodecim sumptis fecit. Alii ab numero avium quae augurio regnum portenderant eum secutum numerum putant. Me haud paenitet eorum sententiae esse quibus et apparitores hoc genus ab Etruscis finitimis, unde sella curulis, unde toga praetexta sumpta est, et numerum quoque ipsum ductum placet, et ita habuisse Etruscos quod ex duodecim populis communiter creato rege singulos singuli populi lictores dederint.»

«Compiute secondo il rito le cerimonie sacre e riunita in assemblea la massa che non avrebbe mai potuto unificarsi in un unico organismo popolare se non con leggi, Romolo dettò norme giuridiche. Dunque, stimando che esse sarebbero apparse inviolabili a un materiale umano ancora rozzo solo se egli stesso si fosse reso venerabile per mezzo di segni esteriori dell’autorità, si fece più maestoso con fasto dell’abbigliamento e particolarmente con la guardia dei dodici littori. Alcuni ritengono che egli abbia considerato il numero degli uccelli che gli avevano presagito il potere. A me non dispiace l’opinione di coloro che pensavano che anche questo tipo di guardie derivasse dai vicini Etruschi da cui fu ricavata anche la sella curule e la toga pretesta, e pensano che anche il numero dei littori venisse di là e che tale fosse presso gli Etruschi per il fatto che, dopo che i dodici popoli avevano eletto in comune il re ciascuno di essi gli assegna un littore.»

(Liv. Hist. I, 8)

Durante il periodo della Repubblica, il diritto di sedere sulla sella curule era riservato a: consoli, pretori, edili curuli, pontefici massimi, dittatori e al magister equitum.

In epoca imperiale l’uso della sedia curule fu ampliato anche all’imperatore, al praefectus urbi e ai proconsoli.

Funzioni

I magistrati solevano portare con sé la sella curulis assieme agli altri simboli del loro potere (fasci, verghe e scuri) e ovunque disponessero questi simboli, lì era stabilita la sede del loro tribunale.

 

 

 

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