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Nell’Antica Roma, anche oggi 12 e fino al 19 settembre: Ludi Romani o Ludi Magni, in onore di Giove

 

Approfittando del fatto che in tutti questi giorni si tenevano in Roma, i Ludi maggiori dell’anno, entriamo più addentro in queste Feste particolari, così vicine, ma lontanissime dalle nostre che sono solo fuga dal quotidiano e diciamolo francamente: dalla realtà che ci piace sempre meno! Non certo così nell’antica capitale del mondo, dove i cittadini, combatterono, sostennero, erano fieri di partecipare al successo di uno stato che sentivano profondamente e giustamente, come proprio!

 

(IV° parte)

 

 

di Daniele Vanni

 

 

I ludi scaenici furono introdotti in Roma per la prima volta nel 394 a. C., per placare l’ira degli dei durante una grave pestilenza.

 

Furono rappresentati da artisti venuti dall’Etruria, (ecco la conferma che i Ludi romani giungevano da là!) all’uso toscano, con una serie di danze mimiche in un teatro ligneo improvvisato.

 

E si videro anche gli antesignano e i precursori (non sappiamocon la “c” aspirata ma certo con un parlare che generò, con la sovrapposizione del Latino, l’Italiano di Dante!) di Papagheno o del Pifferaio magico, giacchè questi mimi con i loro flauti etruschi, erano capaci di ammaliare anche topi o altri infestanti e condurli fuori dalle mura di Roma!!

 

 

In progresso di tempo s’introdussero gli exodia e le atellane, e più tardi tragedie e commedie greche e latine, fra le altre quelle di Plauto e di Terenzio. Se i ludi scaenici accompagnavano i circenses, quelli venivano rappresentati in precedenza.

 

Gli agoni ginnici e musicali furono in Roma istituiti per la prima volta da Augusto in memoria della battaglia di Azio.

Nerone introdusse l’agone o certame quinquennale (ludi Iuvenales), con corse di cavalli, gare ginniche e musicali; a queste prese parte egli stesso, ottenendo facilmente la palma.

Furono per l’ultima volta rinnovati dall’imperatore Gordiano III.

 

L’agonistica,così profondamente immedesimata nel carattere stesso del popolo greco, non mise mai profonde radici nel popolo romano, né mai quell’istituzione fiorì presso questo popolo come tra i Greci.

Nei solenni ludi romani l’agone aveva un carattere ben diverso da quello dei giochi greci: i cittadini vi assistevano semplicemente come spettatori, lasciando che atleti di professione dessero prova della loro virtuosità.

 

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