Nell’Antica Roma, 9 Gennaio: Agonalia in onore di Giano

 

Sul Quirinale, oggi, si sacrificava un ariete nero, in onore del Dio Giano, che per i Romani era il primo degli Dei, da lui stesso generati.

Tanto che Lo si invocava prima di ogni azione importante.

 

di Daniele Vanni

 

 

Agonalia (o Agonia) Iani

 

Era la Festa d’inizio anno, celebrata il 9 Gennaio, in onore del Dio Ianus, Giano, divinità dei “passaggi”, delle aperture, delle porte.

 

Le Agonaliasi tenevano il    9 gennaio, il 17 marzo, e poi ancora il 21 maggio e l’11 dicembre,in onore di diverse divinità.

 

 

Le Agonalia Iani, del 9 gennaio, era in onore soprattutto del Dio Ianus, Giano.

 

Nell’antica tradizione religiosa, Agonalia, o Agonia, era una festa celebrata più volte l’anno, in onore di varie divinità, come Giano e Agonius, che i Romani usavano per invocare su di loro, ogni volta! la buona riuscita, prima d’intraprendere qualsiasi attività di una qualche importanza.

 

La parola deriva da Agonia, “vittima”, (da cui agonìa) o da Agonium, “festa”, “gara”.

La sua istituzione, come quella di altri riti e cerimonie religiose, è stata attribuita a Numa Pompilio.

Sappiamo dai calendari antichi che veniva celebrata nei tre giorni: 9 gennaio, 21 maggio e 11 dicembre, a cui si deve probabilmente aggiungere il 17 marzo, il giorno delle Liberalia, dal momento che questa festa è anche chiamata Agonia o Agonium Martiale.

 

La vittima che veniva offerta era un ariete, la persona che sacrificava era il sacrificulus rex, e il luogo in cui avveniva era la regia, per cui è evidente che si agiva per il bene di tutto lo Stato.

Ariete che apre l’anno, capace di intraprendere anche sfondando…

 

Il colle del Quirinale era originariamente chiamata Agonus, e la Porta Collina, Agonensis.

È espressamente indicato che il sacrificio era offerto nella regia, situata nella parte superiore della via Sacra, vicino all’Arco di Tito, ma nei primi tempi, la regia sembra fosse sul Quirinale.

 

La celebrazione consisteva nel sacrificio di un ariete neronella Regia da parte del re dei sacrifici e questo ha fatto desumere che si trattasse di una festa molto antica e molto importante, in quanto in origine è probabile che fosse celebrata dallo stesso re di Roma. La tradizione romana attribuiva infatti l’istituzione di tali festività a Numa Pompilio.

 

Etimologia

 

Già gli antichi ignoravano l’etimologia del nome della festa e facevano varie supposizioni, molte delle quali sono riportate da Ovidio nel I libro dei Fasti:

 

il sacerdote che esegue il sacrificio chiede sempre il consenso al suo gesto dicendo: agone? (“posso agire?”)

 

gli animali per il sacrificio non vengono docilmente, ma sono spinti con la forza (agantur)

 

anticamente si chiamava Agnalia, senza una lettera

 

la vittima trema vedendo il coltello del sacrificio e “terrore” in greco si dice agoonía

 

nei tempi antichi in questa data si facevano dei giochi (in lingua greca, Agōn)

 

nei tempi antichi il bestiame si chiamava agònia

 

Altre etimologie sono state proposte da Festo:

 

Dal nome delle vittime, che si chiamavano agoniae, dal verbo agere “fare, spingere, condurre”.

 

Dal nome del gioco agonium, così detto perché il luogo dove si teneva non aveva angoli (a-gonion in greco).

 

Si è pensato anche che il nome di Agonius indicasse il dio che presiedeva alle cose da fare, e che la sua festa si chiamasse Agonalia.

Dal nome dei colli, che un tempo si sarebbero chiamati agones, da cui agonia sacrificia per indicare i sacrifici che si tenevano sulla cima di essi; secondo Festo, infatti, a Roma il monte Quirinale si chiamava Agonus e la porta Collina Agonensis.

 

Comunque molte, quasi tutte, queste etimologie ruotano attorno al verbo latino ago, “agisco”.

 

Da qui, il sacrificio prima d’intraprendere quaklsiasi iniziativa importante: il 9 Gennaio, addirittura un anno intero!

Giano

Giano (latino: Ianus) è il dio degli inizi, materiali e immateriali, ed è una delle divinità più antiche e più importanti della religione romana, latina e italica.

Solitamente è raffigurato con due volti, poiché il dio può guardare il futuro e il passato ma anche perché, essendo il dio della porta, può guardare sia all’interno sia all’esterno.

 

In questo caso ha anche una profonda valenza psicologica!

 

A causa di un errore d’interpretazione del cosiddetto fegato di Piacenza, si è ritenuto che fosse stato venerato anche presso gli Etruschi, con il nome di Ani.

 

Caratteristiche della divinità

 

Etimologia

 

Già gli antichi mettevano il nome del dio in relazione al movimento: Macrobio e Cicerone lo facevano derivare dal verbo ire “andare”, perché secondo Macrobio il mondo va sempre, muovendosi in cerchio e partendo da se stesso a se stesso ritorna. Gli studiosi moderni hanno confermato questa relazione stabilendo una derivazione dal termineianua, “porta”,ma è con Georges Dumézil che il senso si precisa: il nome Ianus deriverebbe infatti dalla radice indoeuropea *ei-, ampliata in *y-aa- con il significato di “passaggio”che, attraverso una forma *yaa-tu, ha prodotto anche l’irlandese ath, “guado”.

In passato non sono mancate tuttavia ipotesi alternative, come quella che voleva il nome derivato da una più antica forma *Dianus, da mettere in relazione con la dea Diana e quindi derivato anch’esso dalla stessa radice del termine latino dies, “giorno”.

Dumezil nota anche l’appellativo di ‘mattutino’ con cui Orazio si rivolge al dio in modo semiserio (Serm. 2, 6, 20-25). Tale appellativo tuttavia deporrebbe indifferentemente a favore di entrambe le ipotesi etimologiche esposte.

 

È un dio nettamente italico e non esisteva un equivalente greco. Il suo nome in greco è Ιανός (Ianós).

 

Origini

 

La figura del Dio Giano, come appena accennato, è prettamente romana e la sua origine non si può far risalire alla mitologia greca.

Tuttavia neanche nella mitologia etrusca si è trovato un corrispondente, ed essendo pochissime le informazioni in nostro possesso sui culti dell’Italia preromana, non possiamo far risalire con certezza Giano a qualche divinità italica. O meglio: indoeuropea.

 

Un fatto da tenere in considerazione, per capire l’”umanità” del dio, è la somiglianza della figura di Giano, con quella di Ušmu, un Dio sumero a due facce, altrimenti chiamato Isimud o, in piena età babilonese, Kaka.

 

Epiteti

 

Come tutte le divinità romane, Giano era chiamato con diversi epiteti, che testimoniano la sua particolare rilevanza all’interno del pantheon:

 

Divum Deus (Dio degli Dei)

 

Divum Pater (Padre degli Dei)

 

Ianus Bifrons (Giano bifronte)

Ianus Cerus (Giano creatore)

 

Ianus Consivius (Giano procreatore e propagatore del genere umano)

 

Ianus Pater (Giano padre)

 

Pater matutinae (Padre del mattino)

 

Natura del dio

 

Giano è una divinità esclusivamente romano-italica, la più antica tra gli Dei nazionali, gli Dii indigetes, invocata spesso insieme a Iuppiter.

 

Il suo culto è antichissimo e risale ad un’epoca arcaica, in cui i culti dei popoli italici erano in gran parte ancora legati ai cicli naturali della raccolta e della semina.

È stato sottolineato da più autori, fin dal secolo scorso (Vedi Il ramo d’oro), come Giano fosse probabilmente la divinità principale del pantheon romano in epoca arcaica ed anche Sant’Agostino nel suo De Civitate Dei (VII, 9) ricorda che “ad Ianum pertinent initia factorum” e come perciò al Dio competa “omnium initiorum potestatem”.

In particolare rimarrebbe traccia di questo fatto nell’appellativo Ianus Pater che permane anche in epoca classica.

 

Giano nell’epoca arcaica era semplicemente il dio legato ai cicli naturali, poi con il passare del tempo il suo mito divenne sempre più complesso.

 

Nei frammenti superstiti del Carmen Saliare Giano è salutato con particolare enfasi come padre e dio degli dei stessi:

 

« divum +empta+ cante, divum deo supplicate »

 

« cantate Lui, il padre degli Dei, supplicate il Dio degli Dei »

 

(fragmentum 1)

 

Tale dato è confermato dal fatto che per i Romani Giano non era figlio di alcun’altra divinità (ad esempio Giove è figlio di Saturno), ma, proprio per la sua qualità di pater divorum, egli era sempre stato, immanente, fin dall’origine di ogni cosa. Così è che Giano, come lo stesso ci racconta per bocca di Ovidio ne i Fasti (I, 103 e s.s.), era presente allorché i quattro elementi si separarono tra di loro dando forma ad ogni cosa.

 

A tal proposito, Varrone riporta nel carmen anche l’epiteto di Cerus, cioè “creatore”, perché come iniziatore del mondo Giano è il creatore per eccellenza.

Il console e augure Marco Valerio Messalla Rufo scrive nel libro sugli Auspici che Giano è colui che plasma e governa ogni cosa e unì, circondandole con il cielo, l’essenza dell’acqua e della terra, pesante e tendente a scendere in basso, e quella del fuoco e dell’aria, leggera e tendente a sfuggire verso l’alto, e che fu l’immane forza del cielo a tenere legate le due forze contrastanti.

Settimio Sereno lo chiama “principio degli dèi e acuto seminatore di cose”.

 

Giano presiede infatti a tutti gli inizi e i passaggi e le soglie, materiali e immateriali, come le soglie delle case, le porte, i passaggi coperti e quelli sovrastati da un arco, ma anche l’inizio di una nuova impresa, della vita umana, della vita economica, del tempo storico e di quello mitico, della religione, degli dèi stessi, del mondo, dell’umanità (viene infatti chiamato Consivio, cioè propagatore del genere umano, che viene seminato per opera sua), della civiltà, delle istituzioni.

 

Nella sua riforma del calendario romano, Numa Pompilio dedicò a Giano il primo mese successivo al solstizio d’inverno, gennaio, che con la riforma giuliana del 46 a.C. passò ad essere il primo dell’anno.

 

Una delle caratteristiche più singolari di Giano sta nella sua rappresentazione come di un dio bicefalo, da cui l’appellativo di Giano bifronte. Questa particolarità era connessa all’area di influenza divina che Giano assunse in maniera specifica in epoca classica, dopo l’ascesa degli dei romani “canonici”: Giano era preposto alle porte (ianuae), ai passaggi (iani) e ai ponti: ne custodiva l’entrata e l’uscita e portava in mano, come i portinai, gli ianitores, una chiave e un bastone, mentre le due facce vegliavano nelle due direzioni, a custodire entrata e uscita.

 

Anche in quest’epoca, comunque, Giano continuò a rappresentare il custode di ogni forma di passaggio e mutamento, protettore di tutto ciò che riguardava un inizio ed una fine.

 

Miti

 

Nel mito, Giano avrebbe regnato come primo Re del Latium, fondando una città sul monte Gianicolo e donando la civiltà agli Aborigeni, suoi originari abitanti.

Con la ninfa Camese avrebbe generato inoltre numerosi figli, tra i quali il dio Tiberino, signore del Tevere.

È lui ad accogliere il dio dell’agricoltura Saturno, spodestato dal figlio Giove, condividendo con lui la regalità e consentendogli di portare l’età dell’oro.

Per l’ospitalità ricevuta, Giano ricevette dal dio Saturno il dono di vedere sia il passato che il futuro, all’origine della sua rappresentazione bifronte.

 

Numerose sono le ninfe indicate come mogli o compagne di Giano:

 

Camese, dalla quale il dio ebbe tre figli:

 

Tiberino, il dio Tevere;

Camasena,

Clistene;

 

Venilia, citata da Ovidio, dalla quale avrebbe generato:

 

Canente;

Carna, dalla quale avrebbe ricevuto il potere sulle porte;

Giuturna, dalla quale sarebbe nato:

Fons, dio delle sorgenti, venerato ai piedi del Gianicolo.

 

Culto

 

Al culto di Giano, a differenza delle altre divinità maggiori, non era preposto uno specifico flamen. Le cerimonie a lui dedicate venivano invece amministrate dallo stesso Rex e, in età repubblicana dal particolare sacerdote che suppliva alle antiche prerogative regie, il Rex Sacrorum.

Egli apriva dunque per primo le processioni e le cerimonie religiose, antecedendo anche lo stesso flamen Dialis, sacerdote di Giove.

 

Le porte del tempio di Giano si spalancavano in tempo di guerrae nel suo tempio si sacrificava spesso per avere vaticini sulla riuscita delle imprese militari.

 

Santuari

 

I principali luoghi consacrati a Giano erano:

 

lo Ianus Geminus, un passaggio coperto, consacrato secondo la tradizione da Numa Pompilio nel Foro e precisamente nella parte più bassa dell’Argileto, secondo Tito Livio, o ai piedi del Viminale secondo Macrobio, e che veniva aperto in occasione di guerre e chiuso in tempo di pace;

 

lo Ianus Quadrifrons, un arco a quattro aperture situato nel Foro Boario;

 

il Tempio di Gianosituato nel Foro Olitorio e consacrato da Gaio Duilio nel 260 a.C. dopo la vittoria di Milazzo.

 

 

Giano come simbolo di città

 

Secondo la leggenda, Giano fondò la città di Gianicola, e fu proprio lui ad accogliere Saturno nel Lazio.

Esisteva una frazione della città di Roma denominata Gianicolo e secondo alcuni mitologi Giano sarebbe il fondatore di uno dei villaggi di Roma.

 

Giano viene assunto dal Medioevo a simbolo di Genova, in relazione al suo nome antico di Ianua. Come tale viene spesso accostato al Grifone, altro simbolo di questa città. Troviamo effigi di Giano nel tempietto-fontana di piazza Sarzano (l’erma bifronte sulla cupoletta, proveniente da una fontana cinquecentesca opera della bottega in Genova di Giacomo e Guglielmo della Porta, ancora negli ottocenteschi lampadari di Galleria Mazzini. Una rappresentazione indubbiamente più moderna ed essenziale la troviamo nel palazzo azzurro sito in fiumara.

 

Oltre a Genova, Giano è il simbolo di Tiggiano (provincia di Lecce), Subbiano (provincia di Arezzo), Selvazzano Dentro (provincia di Padova) e Centro Giano (provincia di Roma).

 

Il toponimo di Selvazzano Dentro di origine romana parrebbe riportare alla presenza di un boschetto sacro al dio Giano (selva di Giano), l’attuale stemma comunale riporta infatti, un altare dedicato al dio.

 

 

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