Nell’Antica Roma, 7 Febbraio: Fornacalia, per la Dea del forno, Fornix, con neppure tanto nascosti, risvolti sessuali

 

Nella mitologia romana Fornace (latino Fornix, da cui l’italiano e cristiano: fornicare) era la dea del forno in cui si cuoce il pane. In questa veste presiedeva alla lunga Festa detta Fornacalia. Festa che durava per una decina di giorni.

 

di Daniele Vanni

 

I Fornacalia erano una festa della religione romana dedicata ai forni per cuocere il pane, la cui dea Fornace era custode del buon funzionamento del forno per il pane.

Il culto fu introdotto da Numa Pompilio.

I Fornacalia probabilmente duravano undici giorni, come altre celebrazioni romane, quindi avrebbero potuto iniziare alle Nonae di Febbraio, mentre si sa per certo che terminavano in coincidenza dei Quirinalia, il 17 del mese.

 

Durante i Fornacalia veniva offerta alla dea la “Mola Salsa” (chicchi di farro abbrustoliti e pestati in un mortaio).

 

Ce ne danno notizia:

 

Publio Ovidio Nasone (Fasti II,525)

Lucio Cecilio Firmiano Lattanzio (Divinae institutiones I,20,35)

Gaio Plinio Secondo (Naturalis historia XVIII,2,89.

 

I Fornacalia erano una festa peculiare della religione romana, dedicata ai forni per cuocere il pane, ma soprattutto al loro delicato, annoso, studiato, a volte criptico, riservato a certe corporazioni, potenti a Roma dove si sfornavano ogni giorno tonnellate di pane da vendere o gratuito, funzionamento, la cui dea Fornace era custode.

Il culto, secondo la leggenda, come molte altre usanze religiose, si diceva introdotto da Numa Pompilio.

 

I Fornacalia probabilmente duravano nove giorni, ma più facile 11: dal 7 al 17 Febbraio, compresi.

 

Ma, come avete visto, per coloro che ci seguono assiduamente, aveva un’egual numero di giorni ( o forse più: forse 11) di festeggiamenti, nel mese di Gennaio. Grossomodo, dal 20 alla fine del primo mese del calendario giuliano.

 

Durante i Fornacalia veniva offerta alla dea la “Mola Salsa” (chicchi di farro abbrustoliti e pestati in un mortaio): quel cereale il cui nome si confonde con quello della famiglia o di luoghi agricoli.

 

La mola salsa era la focaccia sacra utilizzata in molti dei riti religiosi dell’antica Roma. Veniva offerta alla divinità, distribuita in piccoli pezzi ai credenti, quale atto di purificazione, oppure utilizzata per cospargere gli animali destinati al sacrificio; “immolare”, infatti, ha il significato di “ricoprire con mola salsa”. La focaccia sacra veniva confezionata dalle Vestali per le principali festività della Religione romana e, in particolare, per i Vestalia, i Matralia, i Fornacalia, i Lupercalia ed i giorni dedicati a Giove (Epulum Iovis).

 

Secondo alcuni, giustamente, questo rito ha preparato il rito cristiano della eucarestia.

A riprova, le suore cristiane hanno avuto per secoli il compito anticamente ricoperto dalle Vestali!

 

 

Preparazione della mola salsa

 

Sostanzialmente, la mola salsa è una focaccia di farro, salata in superficie. La sua preparazione, esclusivamente concessa alla Vestali, seguiva un rituale particolarmente rigoroso.

 

Il farro doveva essere raccolto, a giorni alterni, nel periodo compreso tra le none e le idi di maius (dal 7 al 15 maggio), mese sacro alla dea Maia, protettrice dei raccolti e della vegetazione. Il raccolto era portato alla Casa delle Vestali, le quali provvedevano a sgranare le spighe, tostare i grani e macinarli finemente.

 

La farina così ottenuta, veniva impastata con acqua di fonte perenne e manualmente formata in tondi schiacciati da mettere a cuocere nel forno del Tempio di Vesta.

 

Contemporaneamente, le Vestali preparavano la muries: un condimento formato da sale triturato nel mortaio, posto in una terrina e mescolato con acqua, sempre di fonte perenne. Dopo averla sigillata con gesso, le Vestali inserivano la terrina nel forno sacro, allo scopo di asciugare l’acqua in eccesso. Con la muries veniva cosparsa la mola salsa appena sfornata.

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