Nell’Antica Roma, 5 Giugno: Festa di Sancus (o Sanqualis) protettore dei giuramenti, nel cui tempio era la statua di Tanaquilla, l’importante moglie di Tarquinio Prisco, Re di Roma

 

 

Divinità di origine sabina, a guardia dei giuramenti, (dalla radice: sancire) aveva un tempio sul Quirinale, vicino alla Porta che dal tempio prendeva nome. All’interno c’era anche la statua di Tanaquilla, l’importante moglie del quinto Re di Roma, l’etrusco Tarquinio Prisco.

 

di Daniele Vanni

 

5 giugno Festa di Sancus

 

Sanco o Semone o Sanqualis (anche Sancus, Semo Sancus, Fidius Sancus), è stata una divinità arcaica romana protettrice dei giuramenti, di origine Sabina.

Di origine umbro-sabina (la provenienza sabina viene menzionata da sant’Agostino d’Ippona all’interno del De Civitate Dei, XVIII,19), venne associata a Zeus Pistios ed in seguito assimilata ad Eracle. Era considerato protettore dei giuramenti, e per questa ragione la sua radice etimologica si fa risalire al verbo sancire.

 

SANCO. – Divinità italica, del ciclo di Giove, garante del giuramento, il cui nome intero è Semo Sancus Dius Fidius. Semo richiama i Semones del carme arvalico e i semunu dell’iscrizione di Corfinio, con significato agricolo relativo alla semina; Sanctus è in rapporto con sancire e sanctus, indigitazione del dio in quanto è garante del giuramento; Dius Fidius è un epiteto di Giove in quanto come divinità celeste è il custode dei giuramenti (cfr. Ζεύς πίστιος). Sotto il nome di Fisos Sancios lo si ritrova anche nella religione degli Umbri (tavole eugubine che menzionano anche Iupater Sancios). Per questa sua prerogativa di garante dei giuramenti venne in appresso posto in relazione anche con Ercole (cfr. la invocazione mehercle! accanto a me Dius Fidius!).

 

Sanco aveva in Roma un tempio sulla pendice orientale del Quirinale (collis Sanqualis: la porta locale del recinto serviano si chiamava appunto Sanqualis) dedicato nel 466 a. C. (la dedica cadeva il 5 giugno; cfr. Ovidio, Fasti, VI, 213 seg.), di cui sono note due particolarità rituali che bene si addicono a una divinità, del giuramento: aveva cioè una parte del tetto scoperchiata per la visione immediata del cielo; conservava nell’interno dei dischi di rame (orbes ænei) simbolo del disco solare e che ricordano l’analoga urfeta (=orbita) del rituale umbro. Nel tempio venivano custoditi i trattati. Nell’orto attiguo alla chiesa di san Silvestro sul Quirinale si rinvennero epigrafi relative al dio. La più importante (però di ignota provenienza, scoperta nel 1879) è incisa su una base che sosteneva una statua del dio in figura di Apollo (di tipo arcaico che richiama quello del Didimeo di Mileto scolpito da Kanachos, che doveva avere un fulmine nella sinistra) ed è dedicata “Semoni Sanco sancto deo Fidio” dalla “decuria sacerdotum bidentalium” (Corp. Inscr. Lat., VI, 30.994), collegio sacerdotale addetto alla disciplina fulgurale e che per ciò appunto aveva la custodia del tempio di quel dio “qui foedera fulmine sancit” (Verg., Aen., XII, 200). Statua e base si trovano ora nel Museo Vaticano. Nell’Isola Tiberina si trovava un altro santuario del dio, noto per l’errata attribuzione che gli apologisti cristiani (Giustino, Apol., I, 26; Tertull., Apol., 13) fecero di esso a Simon Mago, tratti in inganno dall’iscrizione dedicatoria.

 

Santuari

 

Nel 446 a.C. fu costruito un santuario a lui dedicato a Roma, sul Quirinale, di fronte al tempio di Quirino e nei pressi della porta da cui prendeva il nome, la Porta Sanqualis. Inoltre al dio era dedicato un altare nell’Isola Tiberina.

La Porta Sanqualis è stata la prima apertura, in ordine cronologico, sul lato occidentale del colle Quirinale. Era infatti situata sul meno scosceso dei tre avvallamenti dell’alto dirupo, in corrispondenza dei quali fu possibile aprire dei varchi che consentissero l’accesso alla città da quella parte. La sua posizione è quasi certamente identificabile con i resti del muro che è tuttora visibile nell’aiuola centrale di largo Magnanapoli, all’inizio di via Nazionale. Si tratta di soli tre filari di blocchi di tufo, probabilmente relativi ad un lato della porta.

Il tratto di mura serviane che dalla Sanqualis proseguiva verso nord, in direzione della vicina Porta Salutaris, doveva essere protetto dalla cinta di mura, contrariamente al tratto successivo, che era invece talmente scosceso e ripido da non aver bisogno di alcuna protezione se non, probabilmente, di un semplice parapetto.

Poco oltre la porta, lungo il presumibile tracciato di mura, è stata rinvenuta un’arcata di tufo (inglobata ora nell’androne del vicino palazzo Antonelli, al n. civico 158 della piazza), simile a quella visibile nei pressi della porta Raudusculana: anche in questo caso, considerata l’altezza dell’arcata dal livello originario del suolo su cui venne costruita, è probabile debba trattarsi di una sorta di postazione di artiglieria per armi da lancio, sul tipo della catapulta o della balista. L’area era infatti esposta verso il Campo Marzio che, sebbene integrato nell’immediato circondario di Roma, era però esterno alle mura. Le tecniche costruttive utilizzate per la sistemazione dell’arcata sembrano risalire ad un restauro effettuato nell’87 a.C., ma poiché a quell’epoca la città era già abbastanza estesa verso il Campo Marzio, la costruzione originale risale probabilmente ad un periodo precedente.

Il nome della Porta è dovuto alla vicinanza del tempio di Sanco (o Semo Sanco, o Sanquale), antica divinità di cui non sono però tramandate molte notizie, se non che si trattava di una divinità importata in origine dai sabini, abitatori del colle prima della fusione con gli elementi latini stanziati sul Palatino. Il nome comunque non è certamente di origine latina.

 

 

Santuario di Semo Sancus Dius Fidius

 

L’antichissimo santuario di Semo Sancus Dius Fidius era un tempio antico di Roma, situato sul colle Quirinale.

Si trovava sulla sommità del Collis Mucialis(un sotto-rilievo del Quirinale), detto anche Sanqualis dalla vicina Porta Sanqualis, che a sua volta prendeva il nome proprio da questo santuario.

Secondo la leggenda era stato fondato dallo stesso Tito Tazio, re dei Sabini stanziati sul colle e dedicato alla divinità Sanco di origine sabina (il nome infatti non è di retaggio latino). Il tempio venne rifatto da Tarquinio il Superbo e inaugurato nel 466 a.C.

L’edificio conservava una statua bronzea che si riteneva raffigurasse la moglie di Tarquinio Prisco, Tanaquilla, raffigurata nell’atto di filare con fuso e canocchia.

Attraverso scavi e iscrizioni è stato localizzato nelle immediate vicinanze della chiesa di San Silvestro al Quirinale.

 

Tanaquil

 

Tanaquil (anche Gaia Caecilia, Gaia Cyrilla, Caia Caecilia o Caia Cyrilla; … – …) è stata la moglie di Lucumone, che poi cambiò nome in Lucius Tarquinius Priscus, meglio noto come Tarquinio Prisco, quinto re di Roma.

 

 

Etrusca, di nobile discendenza, fu una delle donne più influenti nella storia politica romana.

Tanaquil incoraggiò il marito Lucumone a lasciare la loro città Tarquinia, per emigrare a Roma, vista l’ostilità di cui era fatto oggetto Lucumone in patria.

Fu sempre Tanaquil, profonda conoscitrice delle cose religiose, ad interpretare l’evento di cui fu oggetto Lucio Tarquinio al loro arrivo a Roma (un’aquila prima rubò il berretto al marito poi tornò indietro e lo lasciò sulla sua testa) come segno del favore degli dei verso il marito.

Ancora lei aiutò il marito ad inserirsi nella vita sociale e politica di Roma, fino alla sua elezione a re, e fu lei a fare in modo che il popolo romano eleggesse come successore di Tarquinio, suo genero Servio Tullio.

Quando infatti suo marito morì, ella annunciò che era sopravvissuto all’attentato e che aveva designato come suo successore Servio Tullio, ed egli le promise che avrebbe dato il regno al di lei figlio quando questi avesse raggiunto la maggiore età, ma non lo fece.

E Tanaquil, incredibilmente, non ha goduto di alcuna fortuna letteraria, se si esclude un discutibile Die Sage von Tanaquil di Johann Jakob Bachofen.

 

 

 

 

 

 

 

 

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