Nell’Antica Roma, 5 Dicembre: ancora Festa di Bona Dea

 

Sotto l’appellativo Bona Dea, che ha un significato generale di Grande Madre, si venerava un’antica divinità laziale, il cui nome non poteva essere pronunciato! Aveva un tempio sulle pendici dell’Aventino, verso le Terme di Caracalla, gestito da sole donne!

 

 

di Daniele Vanni

 

 

Sotto l’appellativo Bona Dea, che ha un significato generale di Grande Madre,si venerava un’antica divinità laziale, il cui nome non poteva essere pronunciato!

 

La vera identità della dea traspare attraverso i vari miti che circondano la sua storia, così come ci vengono tramandati dagli autori antichi, oppure attraverso la tipologia del culto che veniva celebrato.

 

Eppure per questa segretezza, abbiamo già visto, la Bona Dea non trova una chiara caratterizzazione, nemmeno esaminando le fonti antiche.

In linea generale, la versione più accreditata del mito la vuole moglie o figlia di Fauno.

 

Secondo la versione riportata da Lattanzio, la dea è la moglie di Fauno, una moglie molto abile in tutte le arti domestiche e molto pudica, al punto di non uscire dalla propria camera e di non vedere altro uomo che suo marito. Un giorno però trovò una brocca di vino, la bevve e si ubriacò.

Suo marito la castigò a tal punto con verghe di mirto, che ne morì. Questo spiega l’esclusione del mirto dal suo tempio.

 

Ella viene collocata quindi in quella che è la storia antica del Latium, da cui proviene la genealogia degli eroi e dei principi, su cui si fonderà, in seguito, gran parte della propaganda imperiale romana, in particolare quella Giulio Claudia.

 

Un’altra maniera per conoscere la dea è riscontrabile nella tipologia del culto a lei dedicato. La descrizione del culto ci mostra una divinità che opera pro populo, quindi, per la salute di tutta Roma.

 

Quali rappresentanti al femminile dello stato, le donne dell’aristocrazia sono preposte alla celebrazione del culto, un culto che veniva svolto, strettamente, in privato, escludendo qualunque figura maschile, compresi gli animali.

 

Infatti, – vedi la giornata di ieri, – quando nel 62 a.C. Publio Clodio Pulcro si travestì da donna, per partecipare segretamente al culto che si celebrava nella casa di Giulio Cesare, seguì una grave crisi politica, dovuta a questa profanazione!

 

Culto

 

Il Tempio della Bona Dea si trovava sotto l’Aventino, e qui, in un Bosco sacro le donne e le ragazze celebravano ogni anno i misteri della Bona Dea, nei primi di dicembre.

Ercole, escluso egli stesso, aveva istituito, per vendetta, presso il suo Altare, posto poco lontano da quello della dea, cerimonie dove le donne non potevano partecipare.

 

A Santa Maria Arabona, frazione di Manoppello, in Abruzzo, in provincia di Pescara, sorgeva un tempio romano dedicato al culto della Dea Bona. Il nome «Arabona» deriverebbe proprio da latino ara “altare” e Bona “Dea Bona”. Sui resti di tale tempio si erige l’abbazia di Santa Maria Arabona.

 

 

 

Tempio della Bona Dea

 

Il tempio della Bona Dea (in latino: aedes Bona Dea Subsaxana) era un tempio di Roma dedicato alla Bona Dea e posto sull’Aventino.

 

Posizione, storia e culto

 

Il tempio si trovava nella zona settentrionale dell’Aventino orientale, subito a sud dell’estremità orientale del circo Massimo. Si trovava proprio sotto quella porzione del colle detta Saxum, ora occupata dalla basilica di Santa Balbina, e quindi era detto Subsaxana.

In una zona, fino alle Terme di Caracalla e poi su, fino all’Aventino, oggi “riservata” specie di notte ancora alle donne o travestiti che non sono certo lì, per celebrare qualche culto!

 

 

Pare che l’antica dea romana Bona Dea Fauna si sia fusa con la dea greca Damia, il cui culto fu probabilmente introdotto a Roma dopo la conquista di Taranto (272 a.C.), o poco dopo. A questo periodo va fatta risalire la costruzione del tempio, che fu poi restaurato da Livia Drusilla, moglie di Augusto, e da Adriano, continuando ad esistere almeno fino al IV secolo, dopo di che scompare senza lasciare tracce.

 

Quello della Bona Dea (e di Damia) era un culto collegato alle guarigioni, e il tempio era un centro di guarigioni, come attestato dal fatto che dei serpenti si muovevano intoccati e innocui per il tempio, in cui era anche custodito un magazzino di erbe medicinali.

Essendo un culto prettamente femminile, agli uomini non era concesso l’accesso al tempio.

 

 

Basilica di Santa Balbina all’Aventino

 

La basilica di Santa Balbina è una basilica paleocristiana di Roma, situata sul “piccolo Aventino”, nel rione di San Saba, in fondo ad una antica strada murata che è stata conservata identica a non si sa quanti decenni fa. L’accesso moderno principale, tuttavia, è su via Baccelli, accanto alle terme di Caracalla e al moderno Stadio delle Terme. Ha la dignità di Basilica minore.

 

Fu uno dei tituli cardinales fin dalla prima organizzazione ecclesiale della città e la più antica testimonianza della sua esistenza risale al sinodo del 495.

 

Alla chiesa, attualmente semplice luogo di culto senza parrocchia e filiale della basilica vaticana, adibito soprattutto a matrimoni, è annesso un vasto e antico convento fortificato, ora intitolato a santa Dorotea e adibito ad ospizio fin dal 1884.

 

La costruzione, a guardare le murature in opera listata e in laterizio, sembra databile al IV secolo, ma apparteneva forse inizialmente ad una delle ricche residenze (domus) del quartiere e solo più tardi fu adoperata come chiesa. La Domus è stata identificata, dai bolli laterizi, con quella donata dall’imperatore Settimio Severo, all’inizio del III secolo, al suo amico Lucio Fabio Cilone, due volte console e Prefetto di Roma.

 

Nei pressi della chiesa si trovano resti delle mura serviane.

 

 

 

 

 

Damia

 

Nella mitologia greca, Damia era il nome di una divinità dedita alla fertilità.

 

Si tratta di una divinità venerata in molte zone della Grecia e a Taranto insieme con la dea Auxesia. Entrambi questi nomi vengono anche considerati degli appellativi sia di Demetra, che di Bona e di Persefone.

 

 

 

Auxesia

 

Nella mitologia greca, Auxesia era il nome di una divinità dedita alla fertilità, alla crescita.

 

Il suo nome deriva dal greco áuxo, ovvero crescere

 

Si tratta di una divinità venerata a Epidauro (luogo elettivo di guarigioni!) con Damia,si racconta anche della festa chiamata Lithobolia festa del lancio delle pietre!

I due nomi della divinità vengono anche considerati degli appellativi sia di Demetra, che di Bona e di Persefone.

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