Nell’Antica Roma, 5 – 13 Luglio: Ludi Apollinari, in onore del Dio Sole, delle Arti, capace dell’Arte Divinatoria, Oracolare e Profetica

 

 

La divinità di Apollo giunse, come per tutti gli Italici, a Roma, dove non aveva un corrispettivo, dalla Grecia. Qui si istituirono otto giorni di feste, per celebrarlo. Là, forse proveniente per certi suoi aspetti, dall’Anatolia e da Creta, era venerato soprattutto a Delfi e a Delo.

 

di Daniele Vanni

 

Ludi Apollinari, Ludi Apollinares

 

Data:dal 5 al 13 luglio (a partire dal 212 a.C.)

 

Festività romana tra le più note. Devono, naturalmente, il loro nome al Dio a cui sono dedicati, ovvero Apollo

 

I Ludi Apollinari sono tra i più noti ludi romani.

Si svolgevano annualmente per un periodo di otto giorni, precisamente dal 5 al 13 luglio, e solo l’ultimo giorno si svolgevano dentro il circo. Ma in origine i Ludi Apollinari non si svolgevano in una data fissa. Come ci dice lo storico Livio, vennero istituiti sotto il consolato di Quinto Fulvio Flacco e Appio Claudio Pulcro (212 a.C.), e organizzati da Publio Cornelio Silla:

 

(LA)

« Ludi Apollinares, Q. Flavio Ap. Caudio consulibus, a P. Cornelio Sulla, pretore urbano, primum facti erant »

(IT)

« I Ludii Apollinari, sotto i consoli Quinto Fulvio e Appio Claudio, da Publio Cornelio Silla, pretore urbano, vennero organizzati per la prima volta. »

 

(Ab Urbe condita)

 

Da quel momento l’organizzazione dei Ludi Apollinari era un impegno del pretore urbano, ma solo per un anno e non in una data stabilita:

 

(LA)

« Inde omnes deinceps pretores urbani facerunt; sed in unum annum vovebant dieque incerta faciebant. »

(IT)

« Da quel momento poi tutti i pretori urbani li organizzarono; ma prendevano l’impegno per un solo anno e li facevano in un giorno indeterminato. »

 

(Ab Urbe condita)

A partire dalla fine del 211 a.C., il Senato accolse la proposta del Pretore Gaio Calpurnio Pisone e decretò che i Ludi Apollinari diventassero stabilmente annuali.

In seguito fu il pretore urbano Publio Licinio Varo a stabilire una data fissa per i Ludi:

 

(LA)

« P. Licinius Varus, praetor urbanus […] ita vovit fecitque primus, ante diem tetriam nonas Quintiles. »

(IT)

« Publio Licinio Varo, pretore urbano […] per primo stabilì e organizzò così i giochi, il terzo giorno prima del Quinto mese. »

 

(Ab Urbe condita)

 

 

Ludi

 

I Ludi nella Roma antica erano un insieme di giochi gladiatorii, naumachie, spettacoli teatrali e gare equestri, che si tenevano in particolari occasioni, religiose o politiche e che potevano avere carattere privato o pubblico.

Divennero essi stessi eventi religiosi, tanto che si ritrovano nel calendario romano redatto nel IV secolo da Furio Dionisio Filocalo, calendario conosciuto con il nome di Cronografo del 354.

 

Lista dei Ludi

 

Sono esistiti in Roma, più di quaranta diversi tipi di Ludi, ognuno con un nome particolare:

 

Ludi Adiabenici

Ludi Alamannici, dal 5 all’11 ottobre.

Ludi Apollinari, dedicati ad Apollo; dal 5 al 13 luglio (ultimo giorno al circo)

Ludi Augustali, istituiti da Tiberio per celebrare Augusto

Ludi capitolini, celebrati alle idi di ottobre e composti da lotte, corse e spettacoli comici. Secondo la tradizione erano stati istituiti da Romolo, secondo Tito Livio (5, 50,4; 52, 11) commemoravano la resistenza romana all’invasione gallica del 390 a.C.

Ludi Cerealici (celebranti i Cerealia), dedicati alla dea Cerere; dall’11 al 19 aprile.

Ludi Compitali, dal 3 al 5 gennaio.

Ludi Decennali

Ludi Divi Augusti et Fortunae Reducis, dal 3 al 12 ottobre.

Ludi Fatali, 29 e 30 settembre.

Ludi Floreali o Floralia, dedicati alla dea Flora; dal 28 aprile al 3 maggio.

Ludi Francici, dal 15 al 20 luglio.

Ludi Funebri

Ludi Genialici, 11 e 12 febbraio.

Ludi Gotthici, dal 4 al 9 febbraio.

Ludi Iuvenali

Ludi Lancionici, dal 12 al 18 dicembre.

Ludi Liberali

Ludi Marziali

Ludi Maximati, dal 4 a 9 maggio.

Ludi Megalesi, Megalesiaci o Megalensi, dedicati alla Magna Mater; dal 4 al 10 aprile (l’ultimo giorno al circo).

Ludi in Minicia, 4 giugno.

Ludi Natalizi

Ludi novendiali, nel rito funerario romano erano dei giochi, della durata di nove giorni, in onore del defunto.

Ludi Onorari

Ludi di Onore e Virtù, 29, 30 e 31 maggio.

Ludi Palatini, dal 17 al 22 gennaio (che il Fascismo voleva ripristinare, con una serie di corse e gare ginniche (tra cui lotta, tiro del giavellotto, lancio del disco, ecc.) e l’esecuzione di commedie di Plauto e Terenzio.

Ludi Parthici

Ludi Persici, istituiti da Massimiano; dal 13 al 17 maggio (con un giorno di riposo nel mezzo?).

Ludi Piscatori

Ludi Plebei, in onore della pacificazione tra patrizi e plebei, che si tenevano dal 4 al 17 novembre (ultimi tre giorni al circo Flaminio). Furono istituiti attorno al 220 a.C..

Ludi Pontificali

Ludi Questori

Ludi Romani o Magni, dedicati a Giove, dal 4 al 19 settembre (dal 15 al circo). Secondo la tradizione furono istituiti da Tarquinio Prisco

Ludi sarmatici, in onore delle vittorie di Costantino I o di Costanzo II sui Sarmati, duravano sei giorni, dal 25 al 30 novembre e il 1º dicembre. Erano ancora celebrati nel 354 (si veda il Cronografo del 354).

Ludi Saturnali, dal 17 al 23 dicembre.

Ludi scenici

Ludi Secolari, dedicati ad Apollo e Diana.

Ludi del Sole, dal 19 al 22 dicembre.

Ludi Taurii, in onore degli Dèi degli Inferi, secondo Servio (Commento all’Eneide, 2, 140) introdotti da Tarquinio il Superbo su prescrizione dei libri fatales. Consistevano in corse di cavalli nel Circo Flaminio.

Ludi Trionfali, dal 18 al 22 settembre, in onore della vittoria di Costantino su Licinio.

Ludi troiani, (Ludus Troiae o Lusus Troiae), esibizione di giovani patrizi a cavallo che simulano un combattimento; ha un’origine molto antica e il modello mitico-letterario è quello del V libro dell’Eneide (versi 546 e seguenti) dove si descrivono i giochi funebri in onore di Anchise. Veniva eseguita in occasione delle festività di Quinquatrus (19 marzo) e Armilustrium (19 ottobre). Sappiamo da Svetonio che vennero celebrati da Augusto, il quale:

(LA)

« Sed et Troiae lusum edidit frequentissime maiorum minorumque puerorum, prisci decorique moris existimans clarae stirpis indolem sic notescere. In hoc ludicro Nonium Asprenatem lapsu debilitatum aureo torque donavit passusque est ipsum posterosque Torquati ferre cognomen. Mox finem fecit talia edendi Asinio Pollione oratore graviter invidioseque in curia questo Aesernini nepotis sui casum, qui et ipse crus fregerat. »

(IT)

« Inoltre organizzò spesso i giochi troiani tra ragazzi di età maggiore e minore, pensando che fossero una nobile usanza antica per mettere così in evidenza il valore di una stirpe illustre. Durante queste gare Lucio Nonio Asprenate era rimasto contuso in seguito ad una caduta, [Augusto] gli regalò una collana d’oro e lo autorizzò a portare, lui stesso e i suoi discendenti, il nome di Torquato. Più tardi però mise fine a queste manifestazioni, poiché l’oratore Asinio Pollione, carico di odio, si era lamentato davanti al Senato per il caso di suo nipote Esernino, che si era rotto le gambe. »

(Svetonio, Augustus, 43.). E forse questi sono all’origine dei tornei cavallereschi del Medioevo!

Ludi Victoriae Caesaris, dal 20 al 30 luglio (dal 27 al 30 al circo).

Ludi Victoriae Sullanae, dal 26 al 31 ottobre e 1º novembre.

Ludi Votivi, 28 febbraio e 8 agosto.

 

Apollo

 

Apollo (in greco antico Ἀπόλλων, traslitterato in Apóllōn; in latino: Apollo) è una divinità nelle Religioni dell’antica Grecia, Dio di tutte le arti, della musica, della profezia e di molto altro ancora; il suo simbolo principale è il Sole.

 

Essendo il Dio della poesia è il capo delle Muse, viene anche descritto come un provetto arciere in grado di infliggere, con la sua arma, terribili pestilenze ai popoli che lo contrariavano (una sua freccia scagliata con il suo arco portava pestilenze e malattie ad intere nazioni).

In quanto protettore della città e del tempio di Delfi, Apollo è anche venerato come Dio oracolare, capace di svelare, tramite la sacerdotessa detta Pizia, il futuro agli esseri umani. Anche per questo, era adorato nell’antichità come uno degli Dèi più importanti del Dodekatheon. Nella tarda antichità greca Apollo venne anche identificato come Dio del Sole, ed in molti casi soppiantò Helios quale portatore di luce e auriga del cocchio solare.

Un simile “passaggio di consegne” avvenne anche presso i Romani, in quanto, a partire dalla tarda età repubblicana, Apollo divenne “alter ego” del Sol Invictus, una delle più importanti divinità romane. In ogni caso, presso i Greci Apollo ed Helios rimasero entità separate e distinte nei testi letterari e mitologici dell’epoca, ma non nel culto, dove Apollo era ormai stato assimilato con Helios.

 

Come divinità greca, Apollo è figlio di Zeus e di Leto (Latona per i Romani) e fratello gemello di Artemide (per i Romani Diana), dea della caccia e più tardi una delle tre personificazioni della Luna (Luna crescente), insieme a Selene (Luna piena) ed Ecate (Luna calante).

 

Culto di Apollo

Apollo in Grecia

 

Apollo era uno degli Dèi più celebri ed influenti nell’antica Grecia; ed erano due le città che si contendevano il titolo di luoghi di culto principali del dio: Delfi, sede del già citato oracolo, e Delo.

L’importanza attribuita al dio è testimoniata anche da nomi teoforici come Apollonio o Apollodoro, comuni nell’antica Grecia, e dalle molte città che portavano il nome di Apollonia.

Il Dio delle arti veniva inoltre adorato in numerosi siti di culto sparsi, oltre che sul territorio greco, anche nelle colonie disseminate sulle rive africane del Mediterraneo, nell’esapoli dorica in Caria, in Sicilia e in Magna Grecia.

 

Apollo a Roma

 

A differenza di altri Dèi, Apollo non aveva un equivalente romano diretto, ed il suo culto venne importato a Roma direttamente dai Greci. Ciò avvenne comunque in tempi piuttosto recenti nella storia romana, dato che fonti tradizionali riferiscono che il culto era presente in epoca regia. Nel 431 a.C. ad Apollo fu intitolato un tempio in una località dove già sorgeva un sacello od un’area sacra di nome Apollinar come scrive Livio III, 63, 7, in occasione di una pestilenza che afflisse la città.

Durante la seconda guerra punica, invece, vennero istituiti i Ludi Apollinares, giochi in onore del Dio.

Il culto venne incentivato poi, in epoca imperiale, dall’imperatore Augusto, che per consolidare la propria autorità asserì di essere un protetto del dio, che avrebbe anche lanciato un fulmine nell’atrio della sua casa come presagio fausto per la sua lotta contro Antonio; tramite la sua influenza Apollo divenne uno degli Dèi romani più influenti. Dopo la battaglia di Azio l’imperatore fece rinnovare e ingrandire l’antico tempio di Apollo Sosiano, istituì dei giochi quinquennali in suo onore e finanziò anche la costruzione del tempio di Apollo Palatino sull’omonimo colle dove fu conservata la raccolta di oracoli detta Libri Sibillini. In onore del Dio, e per compiacere il suo imperatore, il poeta romano Orazio compose inoltre il celebre Carmen Saeculare.

 

Apollo presso gli Etruschi

 

Nella religione etrusca è possibile trovare un corrispettivo di Apollo nel Dio dei tuoniAplu o Apulo. Tuttavia non è ancora chiaro se l’immagine del Dio etrusco sia derivata, o no, dal Dio greco. Quale dio della profezia presso gli Etruschi però trovava un corrispettivo anche in Suri.

 

Origini del culto

 

Le origini del culto apollineo si perdono nella notte dei tempi. È comunque opinione comune e consolidata tra gli studiosi che il culto del Dio sia relativamente recente e che, precedentemente ad Apollo, il santuario di Pito avesse una sua antichissima religione ctonia, legata al culto della Dea Madre. Lo stesso racconto di Eschilo su Apollo che riceve il santuario da Gea, Febe e Temi (Eumenidi, vv.1-19), tenderebbe a confermarlo.

Una teoria però (Sanna 2007), basata sulla decifrazione degli enigmatici e tanto discussi documenti greci di Glozel (Vichy, Francia), tenderebbe ad ampliare il quadro mitico-storico interessante l’oracolo e collegherebbe la nuova, non identificata divinità, alla vicenda cadmea di Europa e a quella dell’alfabeto portato dallo stesso Cadmo in Beozia in periodo premiceneo. Divinità semitica che di quell’alfabeto, di provenienza siro-palestinese, era l’assoluta detentrice. Il santuario ctonio di Pito era stato dunque occupato, in qualche modo, da una divinità non greca (yh: da cui il noto successivo grido di IE, per Apollo “IEIOS”)  la quale però, a sua volta, venne grecizzata, secondo quanto fa intendere il noto racconto erodoteo (Historiae, I,61-62) sulla cacciata dei Cadmei, ovvero dei semiti, da parte degli Argivi. Tuttavia la divinità inglobata nella sfera della cultura greca manteneva alcuni dei caratteri orientali della divinità, come ad esempio l’ineffabilità, la figura androgina, l’aspetto di Dio cacciatore ed inseguitore del lupo (da cui Apollo Liceo), le qualità di Dio ambiguo od obliquo (Lossia) ma, per chi sapeva capirlo rettamente, salvatore e liberatore. Con la calata dei Dori (XII -XI secolo a.C.), una volta annientati i Micenei, il santuario, verosimilmente, subì l’umiliazione e la distruzione dei vincitori e solo verso il IX – VIII secolo a.C. fu riaperto e si risollevò, ma con un Lossia del tutto trasformato e in linea con la nuova Religione. Il potentissimo Dio androgino di origine semitica entrerebbe così a far parte della sacra famiglia olimpica, sdoppiandosi in Apollo e Artemide e diventando figlio di Zeus e di Leto. Sempre secondo questa teoria, supportata da accertati documenti, la famosa E apud Delphos(la lettera alfabetica epsilon posta tra le colonne nell’ingresso del santuario apollineo) di cui scrive Plutarco, la “E” che stava alla base dell’epifonema esprimente ‘acuto dolore’ (Esichio) dei fedeli, potrebbe fornire la prova che il nome di Apollo (mai sufficientemente compreso e spiegato) fosse derivato da un A/E -pollòn (il grido di dolore “ah!,eh!” esclamato più volte, così come testimoniano la letteratura greca tragica e paratragica).

 

Nell’età del bronzo greca non esistono attestazioni (almeno nelle tavolette di lineare B note) ad Apollo. Ne esistono invece numerose per il dio Paean (Παιών-Παιήων), un epiteto di Apollo in età classica, noto in Acheo come  pa-ja-wo-ne (e collegato con numerosi santuari antichi di Apollo). Paean è il guaritore degli Dèi, ed il Dio della magia e del canto (da cui peana) magico-profetico. Come Dio della cura Paean compare anche nell’Iliade, dove, significativamente, non è completamente sovrapposto con Apollo (che parteggia esclusivamente per i troiani).

 

Infatti esisteva un importante Dio anatolico, (forse connesso con l’antica religione indoeuropea, e simile al Dio vedico Rudra o meglio alla coppia Rudra-Shiba) noto come Aplu (stranamente lo stesso nome dell’Apollo etrusco, che molti vorrebbero provenienti proprio dall’Anatolia, come il mito voleva degli stessi progenitori dei Romani) che è un Dio terribile, legato alla malattia, ma anche alla cura, ed un potente arciere, forse anche un protettore della caccia e degli animali selvatici. Per gli Ittiti e gli Hurriti Aplu era il Dio della peste e della fine della pestilenza (come nell’Iliade). Per gli Hurriti soprattutto andava collegato agli Dèi mesopotamici Nergal e Shamash. Molti culti anatolici sono legati alla profezia ed alle sacerdotesse (od anche ai sacerdoti) che cadono in trance mistica per profetizzare, proprio come le sacerdotesse di Apollo a Delfi.Apollo, come già ricordato, è uno degli Dèi che parteggiano per l’asiatica ed anatolica città di Troia nell’Iliade, forse elemento che nasconde una reminiscenza micenea, ovvero un Dio che durante la fine dell’età del bronzo non sarebbe ancora greco, ma decisamente anatolico, e sarebbe aggiunto agli olimpi solo in un momento successivo a quella guerra (si veda anche di seguito). E forse la guerra di Troia, con i suoi poemi ci narra non solo di conquiste commerciali, ma anche di alfabeto  e dei!!!

 

Sempre in età arcaica, con probabili connessioni al periodo miceneo, esistono dei riferimenti ad Apollo Smintheus, il Dio “ratto” legato all’agricoltura(forse una divinità pre-indeuropea, assunta a epiteto del Dio Apollo), ed in particolare ad Apollo Delfino. Questo epiteto di Apollo, molto venerato a Creta ed in alcune isole egee, potrebbe essere un Dio marino minoico. Ma Apollo poteva trasformarsi in tutti gli animali, fra cui proprio nei delfini, sovente raffigurati nell’arte minoica. Delfino (Delphinios) è un’etimologia alternativa a grembo (Delphyne) per il principale santuario del dio a Delfi!

Sempre nella, per ora pressoché sconosciuta, Religione minoica esisteva una signora degli animali, collegabile ad Artemide-Diana, od anche a Birtomartis/Diktynna (nome a sua volta presumibilmente di etimologia minoica), che presumibilmente avrebbe dovuto avere un doppio maschile. E se la divinità femminile è antesignana di Artemide, quella maschile è da porsi in riferimento ad Apollo. Inoltre i sacerdoti di Apollo a Delfi si definivano Labryaden, nome che a sua volta rimanda alla doppia ascia ed al labirinto, simboli religiosi importanti per i Cretesi. Tutti questi riferimenti secondo questa meticolosa, ma ancora nucleare analisi portano ad ipotizzare che nell’Apollo classico siano confluiti uno o più Dèi minoici o comunque pre-indeuropei della Grecia ed almeno un Dio anatolico.

 

Attributi ed epiteti

 

Apollo è normalmente raffigurato coronato di alloro, pianta simbolo di vittoria, sotto la quale alcune leggende volevano che il Dio fosse nato. Suoi attributi tipici sono l’arco e la cetra. Altro suo emblema caratteristico è il tripode sacrificale, simbolo dei suoi poteri profetici. Animali sacri al dio sono i cigni (simbolo di bellezza), i lupi, le cicale (a simboleggiare la musica ed il canto), ed ancora i falchi, i corvi ed i serpenti, questi ultimi con riferimento ai suoi poteri oracolari. E ancora il gallo, come simbolo dell’amore omosessuale, diversi, infatti, gli uomini di cui il Dio s’innamorò. Altro simbolo di Apollo è il grifone, animale mitologico di lontana origine orientale.

 

Come molti altri Dèi greci, Apollo ha numerosi epiteti, atti a riflettere i diversi ruoli, poteri ed aspetti della personalità del Dio stesso. Il titolo di gran lunga maggiormente attributo ad Apollo (e spesso condiviso dalla sorella Artemide) era quello di Febo, letteralmente “splendente” o “lucente”, riferito sia alla sua bellezza sia al suo legame con il sole (o con la luna nel caso di Artemide). Quest’appellativo venne mutuato ed utilizzato anche dai Romani.

 

Altri epiteti del Dio sono:

 

Akesios o Iatros,dal comune significato di guaritore e riferiti al suo ruolo di protettore della medicina, in quanto padre di Esculapio. In questo senso, i Romani gli diedero invece l’epiteto di Medicus, ed un tempio della Roma antica era dedicato appunto all’Apollo Medico.

Alexikakos’ o Apotropaeos, entrambi significanti “colui che scaccia – o tiene lontano – il male”.Un simile significato ha anche l’appellativo di Averruncusche gli diedero i Romani. Questi appellativi si riferivano, oltre che al suo già citato ruolo di patrono dei medici, al suo potere di scatenare – e dunque anche di tener lontane – malattie e pestilenze.

Aphetoros (dio dell’arco) ed Argurotoxos (dio dall’arco d’argento),in quanto patrono degli arcieri e provetto tiratore lui stesso. I Romani lo definivano invece Articenens, “colui che porta l’arco”.

Archegetes, “colui che guida la fondazione”, in quanto patrono di molte colonie greche oltremare.

Lyceios e Lykegenes, che possono essere sia un riferimento al lupo, animale a lui sacro, che alla terra di Licia, la regione nella quale alcune leggende riportavano che Apollo fosse nato.

Loxias (l’oscuro) e Coelispex (colui che scruta i cieli) con riferimento alle sue capacità oracolari.

 

 

 

 

Apollo con grifone, Ascoli Satriano (FG)

Apollo in un mosaico romano del II secolo, cinto da un’aureola rappresentante il sole.

L’Apollo di Veio, particolare con la testa

Apollo con in mano una lira, uno dei suoi simboli tipici, in una statua del primo secolo.

 

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