Nell’Antica Roma, 4 Gennaio: Festa di Princeps Salus, riti e voti alla Dea Salus, per la salute del Princeps

 

 

Acqua e salute sono un binomio inscindibile nella cultura e nella vita romana, che oggi celebrava la Dea Salus-Igea, come augurio d’inizio anno per la salute dell’Imperatore

 

 

di Daniele Vanni

 

 

Il Tempio della Salus (Aedes Salutis) era un tempio situato sul colle Quirinale.

Si trovava nei pressi della Porta Salutaris (che prendeva il nome proprio dal tempio) in corrispondenza dell’attuale Palazzo del Quirinale.

Era stato costruito tra il 306 e il 303 a.C. da Gaio Giunio Bubulco, console nel 311 a.C.

 

Il tempio celebrava la vittoria del console nella Seconda Guerra Sannitica (326-304 a.C.) ed era stato appositamente decorato da un certo Fabius Pictor,con scene della guerra e del trionfo, il più antico nome di pittore attivo a Roma pervenutoci e una delle più antiche testimonianze di pittura trionfale romana. Di questi dipinti resta forse una traccia nell’affresco con scene storiche dal sepolcro della gens Fabia nella necropoli dell’Esquilino.

 

Porta Salutaris

 

Scarsissime le notizie sulla Porta Salutaris, della quale, non essendo stato trovato alcun resto, è dubbia anche l’esatta dislocazione. Prendeva, come detto, il nome dal vicino Tempio della Salus.

 

Di certo, si trattava di una delle tre porte che, insieme alla Quirinalis verso nord e alla Sanqualis verso sud, si aprivano sul lato occidentale del colle Quirinale: si trovava quindi in una posizione mediana tra le altre due.

La mancanza quasi assoluta di fonti storiche e archeologiche sulla Salutaris comporta che le poche notizie che si possono ricostruire sono dedotte da indizi e analogie basate sulle conoscenze fornite dalle altre due porte:

 

il tratto di mura serviane dopo la porta Sanqualis, proseguiva tra le attuali via XXIV Maggio e via delle Tre Cannelle, per giungere fino al margine del colle che, verso nord, diveniva talmente ripido da non necessitare più di una protezione muraria;

in considerazione di una tale conformazione orografica, le tre porte non potevano che aprirsi sugli unici tre avvallamenti che il colle presentava su quel lato.

Sappiamo che la Porta si apriva nei pressi del tempio dedicato alla dea Salute, la cui posizione è nota con buona approssimazione e che costituiva uno degli accessi alla città, dalla parte della zona del Campo Marzio, la cui importanza e il cui sviluppo urbanistico già all’epoca della costruzione delle mura serviane, rendeva necessaria e opportuna l’apertura di varchi ove fosse possibile.

Sulla base delle precedenti considerazioni, si può quindi ipotizzare che la porta Salutaris doveva trovarsi, verosimilmente, nei pressi dell’attuale via della Dataria, probabilmente vicino alla base della scalinata che porta fino alla piazza del Quirinale.

Scendendo la strada, che continua nella famosa Via dell’Umiltà (non per l’indole di personaggi famosi che qui hanno abitato!), svoltando a destra ci troviamo nei pressi della Fontana di Trevi.

E non a caso parliamo di acqua (connessa al concetto di salute!) visto che qui confluiva l’Acquedotto Vergine ed anche oggi, la zona, non a caso! è tutto un pullulare di nomi che ricordano le acque!

 

Igea

 

Igea (dal greco Ὑγίεια hygìeia, con il significato di “salute”, “rimedio”, “medicina”) è una figura della mitologia greca e successivamente romana.

 

Il culto di Igea

 

Figlia di Asclepio e di Epione (o Lampezia), è la dea della salute e dell’igiene.

Nella religione greca e romana, il culto di Igea è associato strettamente a quello del padre Asclepio, tutelando in questo modo l’intero stato di salute dell’individuo.

Igea viene invocata per prevenire malattie e danni fisici; Asclepio per la cura delle malattie e il ristabilimento della salute persa.

 

Nella mitologia romana, Igea viene indicata come Salus o Valetudo, sinonimi, in latino, di (buona) salute.

 

Igea nell’arte classica

 

Igea era raffigurata sotto l’aspetto di una giovane donna prosperosa, nell’atto di dissetare in una coppa un serpente, in un’altra raffigurazione era seduta su un seggio, con la mano sinistra appoggiata ad un’asta, mentre con la mano destra porge una patera ad un serpente che, lambendola, si innalza da un’ara posta davanti alla dea.

 

Salus

 

Era la divinità della Salute nella religione romana: la personificazione dello stare bene (salute e prosperità), sia come individuo, sia come Res publica.

Era equiparabile alla divinità greca di Igea, benché avesse funzioni differenti.

 

Questa divinità con il tempo, andò ad identificarsi nella religione romana, come la Valetudo, divinità della salute personale, derivante dalla divinità greca di Igea.

Benché fosse considerata una divinità minore, come la Salus Publica Populi Romani, ebbe un suo proprio tempio alla stessa dedicato, sul colle del Quirinale (inaugurato nel 302 a.C.).

Più tardi divenne più di una semplice protettrice della salute personale. Attorno al 180 a.C. furono iniziati dei primi sacrifici in onore, non solo del dio Apollo o di Esculapio, ma anche della Salus.

Esisteva, inoltre, una statua della Salus nel tempio della Concordia a Roma.

E la sua festività era celebrata nel calendario romano il 30 marzo.

 

Rappresentazione

 

La Salus era spesso rappresentata seduta con le gambe incrociate (posizione comune anche alla dea Securitas) ed il gomito appoggiato sul bracciolo di un trono. Spesso, la mano destra teneva una patera (piatto fondo usato nelle cerimonie religiose) per alimentare un serpente, che era avvolto intorno ad un altare. Il serpente si alzava e bagnava la testa fino alla patera.

Ogni tanto la sua mano era aperta e vuota, facendo un gesto.

A volte il serpente dirigeva il suo sguardo insieme alla dea Salus.

A volte non c’era l’altare, ed il serpente era, quindi, avvolto attorno al braccio del suo trono.

 

Occasionalmente la Salus aveva una verga nella mano sinistra, con un serpente attorcigliato intorno ad esso; a volte la mano destra sollevava una figura più piccola femminile.

Più tardi, la Salus fu rappresentata in piedi, che dava da mangiare serpente.

Questa divenne la posa più comune nel periodo imperiale: Salus in piedi che afferra saldamente il serpente sotto il braccio, orientandolo verso il cibo che porge su un piatto nell’altra mano.

Raramente, Salus è rappresentata con un timone nella mano sinistra (indica il suo ruolo nel guidare l’imperatore attraverso una vita sana). Questo in realtà, apparteneva alla dea Fortuna.

 

La festa di oggi, ad inizio anno, era passata da Salus Publica Populi Romani a giorno benaugurante per la salute dell’Imperatore!

 

 

 

 

 

 

 

Igea, copia romana da originale greco del 290 a.C., in marmo pentelico; dagli Horti Mecenatiani, ritrovata nel 1876, ora ai Musei Capitolini

 

 

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