Nell’Antica Roma, 31 Maggio: inizio dei Ludi Saeculares

Gli Etruschi credevano che sarebbero sopravvissuti, come popolo, non più di nove “secoli”. Non corrispondevano esattamente ai secoli nostri: erano piuttosto delle ere, contrassegnate, all’inizio ed alla fine, da eventi straordinari.

Comunque così accadde davvero!!

Alla fine, dei nove cicli, arrivarono i Romani, i quali invece ritenevano infinita la loro potenza che celebravano ad ogni fine secolo dalla Fondazione di Roma!

di Daniele Vanni

31 maggio – 3 giugno Ludi Saeculares

I Ludi Saecularessi celebravano alla fine di ogni saeculum dalla fondazione di Roma.

Penso che anche queste feste, come una gran parte delle pratiche religiose dei Romani, siano state tratte dalla stretta comunanza di vita con gli Etruschi.

Del resto una parte delle stesse tribù originarie di Roma, lo era.

E sarebbe anche da capire il perchè del nome di Tuscolo e della via Tusculana, quella che da Cinecittà sale ai colli che sono a sud di Roma e non a nord dove si crede sia (la Tolfa, Colline metallifere, Tarquinia…) la zona originaria, cioè quella di contato fra elementi orientali e i “villanoviani” originari, per vedere se qualcosa, di etrusco, non sia in verità, cioè in origine antica, la più antica, sorto a sud di Roma…ma questo è un altro discorso!

Però attenzione: gli Etruschi aveva un rito per celebrare la fine di un “saeculum” che tenevano a Vulsinii o nei pressi, ma era molto diverso. Intanto diverso perché un secolo etrusco non aveva l’estensione esatta di quello romano, ma era un specie di “era” che iniziava e terminava con qualcosa di eclatante, con un grande evento, un prodigio, un monstrum…Inoltre i fatalisti Etruschi non segnavano certo il tempo per glorificare la loro grandezza.

Anzi! Il Lucumone che all’inizio o alla fine di un “secolo”, saliva su una scala sacra, per piantare un chiodo su una porta particolare, sapeva e ripeteva che il popolo Etrusco sarebbe vissuto e poi finito dopo 9 secoli! Si dice che il nono chiodo (al Faunum Voltumnae che forse era a Bolsena o più facilmente ad Orvieto o forse anche a Tarquinia o forse è stato spostato con l’avanzata dei Romani)  fu piantato dopo la sconfitta al Lago Vadimone e quella di Sentino! quando la rovina etrusca era ormai certa e totale!

Oggetto della celebrazione

Era questa una Festività romana che comportava sacrifici e spettacoli teatrali, per tre giorni e tre notti, che delimitava la fine di un saeculum (secolo) e l’inizio del successivo, si teneva, probabilmente, dal 249 a.C. e forse aveva anche il nome di Ludi Tarentini.

Ma certo, mentre negli Etruschi aveva una funzione religiosa alta, il senso di un fine, del limite umano e di popolo, a Roma era tenuta per celebrare l’ascesa  romana, ritenuta continua e infinita!

I Ludi Saeculares (Giochi Secolari, originariamente: Ludi Tarentini) erano una celebrazione religiosa, che comportava sacrifici e spettacoli teatrali, per celebrare un saeculum: presumibilmente la massima lunghezza possibile della vita umana, che era considerato durare tra i 100 ed i 110 anni.

Alcuni autori antichi hanno riportato indietro nel tempo le celebrazioni ufficiali dei Giochi, al 509 a.C., ma le uniche celebrazioni chiaramente attestate sotto la Repubblica romana ebbero luogo nel 249 e nel 140 a.C. circa.

I Giochi tornarono a svolgersi nel 17 a.C., sotto la spinta del primo imperatore di Roma, Augusto, mentre gli imperatori successivi tennero celebrazioni negli anni 88 e 204, ad intervalli di circa 110 anni. I giochi si svolsero anche sotto Claudio nell’anno 47 per celebrare l’ottocentesimo anniversario dalla fondazione di Roma, che condusse ad un secondo ciclo di Giochi, nel 148 e nel 248, che vennero infine abbandonati con l’avvento degli imperatori cristiani.

La Repubblica

Secondo la mitologia romana, i Ludi Saeculares ebbero origine con un sabino chiamato Valesius, antenato della Gens Valeria. Quando i suoi bambini si ammalarono seriamente, lui pregò i propri dei di curarli, offrendo in cambio la sua vita. Una voce gli disse di portarli a Tarentum e di dargli da bere acqua del fiume Tevere, scaldata su un altare di Dis Pater (Dite) e di Proserpina, divinità degli inferi. Presumendo di dover viaggiare fino alla colonia greca di Taranto, nell’Italia meridionale, intraprese il viaggio con i suoi bambini. Navigando lungo il Tevere, gli fu ordinato da una voce di fermarsi al Campo Marzio, proprio in un luogo che si chiamava Tarentum. Quando scaldò l’acqua del fiume e la diede ai bambini, essi guarirono miracolosamente e si addormentarono. Quando poi si svegliarono, informarono Valesius che era apparsa loro in sogno una sagoma e gli aveva detto di fare sacrifici a Dite e Proserpina. Scavando, Valesius trovò che un altare a quelle divinità era stato seppellito in quel luogo, e compì il rituale come gli era stato indicato.

Le celebrazioni dei Giochi sotto la Repubblica romana sono scarsamente documentate. Anche se alcuni storici romani li fanno risalire indietro nel tempo al 509 a.C., alcuni studiosi moderni considerano che la prima celebrazione ben documentata ebbe luogo nel 249 a.C., durante la prima guerra punica. Secondo Varrone, un letterato del I secolo a.C., i Giochi vennero introdotti dopo che una serie di presagi, condusse alla consultazione dei Libri Sibillini da parte dei quindecimviri. Secondo le istruzioni contenute in questi libri, vennero offerti sacrifici a Tarentum, presso il Campo Marzio, per tre notti, alle divinità infernali di Dite e Proserpina. Varrone afferma anche che venne fatto il voto di far ripetere i Giochi ogni cento anni, ed effettivamente un’altra celebrazione ebbe luogo nel 149 o nel 146 a.C., al tempo della terza guerra punica.

Augusto

Nel 17 a.C. i Giochi ricevettero nuovo impulso dal primo imperatore di Roma, Augusto. La data fu motivata da un oracolo riportato nei Libri Sibillini, che imponeva che i Giochi venissero celebrati ogni 110 anni, e da una nuova ricostruzione della storia repubblicana dei Giochi che ne colloca la prima celebrazione nel 456 a.C.. Prima dei Giochi stessi, degli araldi andarono in giro per la città ad invitare il popolo ad “uno spettacolo a cui non avevano mai assistito e mai avrebbero rivisto in futuro”. I quindecimviri si riunirono sul Campidoglio e nel tempio di Apollo Palatino, e distribuirono gratuitamente ai cittadini torce, zolfo ed asfalto, da bruciare come mezzo di purificazione (questi rituali potrebbero esser stati mutuati da quelli in uso nei Parilia, le feste per l’anniversario della fondazione di Roma). Vennero fatte anche offerte di grano, orzo e fagioli.

Il Senato decretò che un’iscrizione dei Giochi dovesse essere realizzata al Tarentum, affinché giungesse fino a noi per documentarci questo loro procedimento. I sacrifici notturni non venivano fatti alle divinità infere Dite e Proserpina, ma alle Parche (o Fatae), ad Ilizie (la dea del parto) e a Tellus (la Madre Terra).Queste erano “divinità più benefiche, che ciononostante condividevano con Dite e Proserpina la duplice caratteristica di essere greche nella classificazione linguistica e senza culto nello stato romano”. Questi sacrifici notturni alle divinità greche del Campo Marzio si avvicendavano con i sacrifici diurni alle divinità romane sui colli Campidoglio e Palatino.

 

Data  Periodo                              Luogo                           Divinità              Sacrifici

 

31 maggio  Notte                       Campo Marzio               Parche               9 agnelli femmine

e 9 capre femmine

 

1º giugno    Giorno                    Campidoglio                   Giove                2 tori

 

1º giugno    Notte                       Campo Marzio                 Ilizie                  27 libum (9 pezzi

per ognuno dei 3

tipi di questa

focaccia votiva)

 

 

2 giugno     Giorno                      Campidoglio                     Giunone             2 mucche

 

2 giugno     Notte                         Campo Marzio                  Tellus                una scrofa gravida

(Madre Terra)

 

3 giugno     Giorno                          Palatino                          Apollo e Diana    27 libum (9 pezzi

per ognuno dei 3

tipi)I ruoli chiave vennero svolti da Augusto e dal suo genero Marco Vipsanio Agrippa, in qualità di membri dei quindecimviri; Augusto partecipava da solo ai sacrifici notturni ma era accompagnato dal genero in quelli diurni. Dopo i sacrifici del 3 giugno, cori di ventisette ragazzi e ventisette ragazze cantavano il Carmen Saeculare, composto per l’occasione dal poeta Orazio.Questo inno veniva cantato sia sul Palatino che poi sul Campidoglio, ma le sue parole si concentravano sulle divinità palatine Apollo e Diana, che erano accomunate più strettamente con Augusto. L’inno aggiunge un ulteriore livello di complessità all’alternanza dei sacrifici tra divinità greche e romane, rivolgendosi alle divinità greche mediante nomi latini.

Ogni sacrificio era seguito da spettacoli teatrali. Una volta che i sacrifici di maggior rilievo erano terminati, i giorni tra il 5 e l’11 giugno erano dedicati alle commedie greche e latine, mentre il 12 giugno si svolgevano le corse dei carri e l’esposizione dei trofei di caccia.

Il tardo Principato

I Giochi continuarono ad essere celebrati sotto i successivi imperatori, ma vennero usati due diversi sistemi di calcolo per determinarne le date. Claudio li tenne nell’anno 47, per celebrare l’ottocentesimo anno dalla fondazione di Roma. Secondo Svetonio, l’annuncio degli araldi di un spettacolo “che nessuno mai aveva visto prima o mai avrebbe visto in futuro” rallegrò gli uditori, alcuni dei quali avevano già presenziato ai Giochi tenutisi sotto Augusto.

Sotto gli imperatori successivi, i Giochi vennero celebrati sia col sistema di Augusto che col sistema di Claudio. Domiziano tenne i suoi nell’anno 88, presumibilmente 110 anni dopo una celebrazione augustea prevista nel 22 a.C., e ad esso seguirono quelli di Settimio Severo nel 204, 220 anni dopo l’effettiva celebrazione Augustea. In entrambe le occasioni la procedura usato nel 17 a.C. fu seguita fedelmente. Antonino Pio nel 148 e Filippo l’Arabo nel 248 seguirono Claudio nel celebrare gli anniversari dei 100 anni dalla fondazione di Roma. Ciò comportò dei rituali svolti al Tempio di Venere e Roma invece che al Tarentum, e la data fu probabilmente cambiata al 21 aprile, i Parilia.

Nel 314, 110 anni dopo i Giochi di Settimio Severo, il cristiano Costantino divenne imperatore, e non si tennero più Ludi Saeculares. Lo storico pagano Zosimo (fl. 498-518), che scrisse il resoconto esistente più particolareggiato dei Giochi, diede la colpa della decadenza dell’Impero romano all’abbandono di questo rituale tradizionale.

Valerio Publicola nell’anno 509 a.C. aveva istituito dei Ludi da celebrarsi di notte presso il Tevere, per invocare la prosperità e la libertà del popolo romano; si celebravano nel Terentum, dove esisteva un’ara sotterranea sacra a Dite e a Proserpina a cui andavano offerti sacrifici con cerimonie solo notturne.

Interessante il termine: libum, della focaccia da cui viene il nostro: libagione!

Il Libum era un tipo di pane, meglio ancora una focaccia, a base di formaggio, che veniva preparato ai tempi degli antichi Romani, la cui preparazione ci viene descritta da Catone nel De Agricoltura. Veniva solitamente dedicato a Giove dagli sposi durante la celebrazione del matrimonio oppure più spesso offerto agli dei come libagione in occasione di sacrifici, e da qui discende il significato del termine libum, che proviene dal verbo libare, che significa appunto fare una libagione. Come formaggio solitamente si utilizzava la ricotta, o forse, meglio: la scotta, un sottoprodotto della ricotta. Comunque i Romani, nati come pastori, utilizzavano anche altri tipi di formaggi dal sapore più deciso, ma sempre di pecora.

I Ludi erano per i romani un complesso di avvenimenti in cui la celebrazione dei riti religiosi prevedeva anche lo svolgimento di attività ludiche che coinvolgevano tutto il popolo di Roma; i giochi potevano comprendere duelli di gladiatori, naumachie, gare ginniche ed equestri e rappresentazioni teatrali; potevano essere privati o pubblici, e l’onere del costo veniva assunto più spesso dai personaggi più importanti che non dallo stato. In genere avevano cadenza annuale ed erano celebrativi degli dei o commemorativi di eventi importanti; i più importanti erano i Ludi Saeculares che i più fortunati potevano vedere almeno una volta nella vita. In tutta la storia di Roma Antica furono celebrati poche volte perché venivano indetti a grande distanza di anni.

I primi ludi furono celebrati nel 509 a.C., i seguenti ci furono nel 348 a.C.; nel 249 il decemviro Popilio Lenate avrebbe deciso di rinnovarli ad ogni fine di secolo, e stabilito la loro durata di 3 giorni e di 3 notti. Sebbene chiamati ludi saeculares in realtà non furono celebrati precisamente alla fine di ogni secolo, ma soltanto a grande distanza di anni; da Popilio Lenate ad Augusto furono celebrati tre volte (249, 146, 17 a. C.), circa ogni 100 anni.

Fortunatamente per comprendere la portata dell’evento che i Ludi Saecolares rappresentavano ci si può riferire ad una ricca documentazione epigrafica che va dall’iscrizione di Publio Valerio Publicola, ritrovata nel 1977 a Satricum nel territorio di Anzio, agli acta ed a tutti i contributi letterari che ci hanno lasciato Tito Livio, Varrone, Svetonio, ed altri.

Il Lapis Satricanus è il documento che ha permesso di stabilire con certezza l’anno in cui i Ludi furono indetti per la prima volta; l’epigrafe riporta il testo frammentario della dedica di un dono votivo a Marte, il cui nome è riportato nell’arcaica forma raddoppiata Mamartei →Marti, con il nome di Publio Valerio, sicuramente il console suffetto che sostituì Collatino nel 509 a.C..

La nascita dei Ludi Saeculares affonda nella mitologia; la leggenda vuole che un sabino di nome Valesius pregò Mamerti per avere una cura per i propri figli malati, il dio diede l’indicazione dei sacrifici che dovevano essere fatti all’altare di Proserpina e di Dite, le divinità dell’oltretomba; il Valesius della leggenda era l’antenato del console Publio Valerio Publicola appartenente alla gens Valeria.

La gens Valeria celebrò i sacrifici al Terentum, in extremo Campo Martio, e per questo inizialmente i Ludi si chiamarono Terentini (o Tarantini) e furono una celebrazione a prevalente carattere privato della gens Valeria che almeno fino al 348 a.C. ne assunse l’organizzazione e l’onere. I Ludi successivi furono celebrati nel 249 a.C. e furono statalizzati nel momento tragico della Prima Guerra Punica.

Gli studiosi moderni hanno cercato di stabilire, sulla base delle testimonianze degli scrittori e cronisti dell’antica Roma, il numero dei Ludi Saeculares, ricerca per cui è considerato fondamentale il testo di Censorino (Filippo Coarelli) da cui si evince:

Primus ludus: istituiti da Valerio Publicola nel 509 a.C. ( CCXLV post Urbem conditam) dopo la consultazione dei Libri Sibillini per una epidemia che colpiva i bambini appena nati;

Secundus Ludus: furono celebrati nel 348 aC. per celebrare una serie di eventi che avrebbero dovuto portare una lungo periodo di pace e prosperità: un trattato con Cartagine

Tertius Ludus: 249 a.C. alla fine della Prima Guerra Punica

Quartus Ludus: celebrati nel 146 a.C., furono dei ludi “pro victoria” ovvero la celebrazione di un trionfo per la definitiva sconfitta di Cartagine e l’inizio della supremazia romana nel Mediterraneo

I Ludi, prima della “normalizzazione” voluta da Augusto, venivano celebrati ogni secolo ma nella Roma Repubblicana i secoli non erano ad intervalli di tempo precisi, ma erano scanditi da “prodigium”, quindi l’inizio di un secolo è legato ad eventi traumatici, come guerre e pestilenze, e più significativi se collegati tra loro e che potevano essere affrontati e superati solo con l’aiuto dei Libri Sibillini e l’intervento degli aruspici …

 

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