Nell’Antica Roma, 3 Dicembre: Festa di Bona e i riti Damia

 

 

di Daniele Vanni

 

 

Giorno particolare, per una Dea tanto particolare, che il suo nome non poteva essere pronunciato.

Così come l’etimo arcano di Roma non poteva essere conosciuto o divulgato. Così segreti che neppure noi oggi,  conosciamo, con sicurezza la spiegazione, anche se possiamo avvicinarsi con qualche approssimazione, del significato di “Roma” o il nome segreto con cui veniva chiama la “Bona Dea” odierna!

 

Il 3 dicembre, comunque, giorno della Bona Dea, le donne si riunivano a casa di uno dei principali magistrati della città, per invocare la prosperità del popolo romano.

Quealla stessa per cui si era non pregato, perché i Romani non pregavano nel senso cristiano, ma svolgeva accuratamente, maniacalmente, ma non come gli Etruschi che davano più importanza al magico: anche nelle funzioni religiose il senso romano è quello militare, di compierle nella maniera giusta, precisa, senza sbavature o sbagli che possono comprometterne il senso, due giorni prima nella ricorrenza e celebrazione della Pietas “statale” romana.

 

Questa Dea nascosta ed ascosa, aveva un tempio sul colle Aventinus, sotto il Saxum, onde l’epiteto di Susaxana, ed uno minore in Trastevere.

 

Era collegata alla salute e alla fecondità.

 

Il culto era riservato alle donne, ma vi era anche un collegio, gli Arvales, per soli uomini.

 

 

CULTO DI BONA DEA

 

 

 

Fu anticamente una Grande Madreed ebbe il suo tempio sull’Aventino, poco più a nord dell’attuale S. Cecila in Trastevere, ma non se ne conservano resti, probabilmente depredati ed asportati, come tanti, tantissimi, troppi davvero, per chi come noi adora l’Antica Roma, monumenti che chiedevano rispetto anche per il solo fatto che erano di molto superiori, culturalmente, architettonicamente delle conoscenze di coloro che per secoli e secoli li hanno spogliati: non i barbari o gli invasori, ma soprattutto gli uomini di Chiesa e del Vaticano, che forse sentivano il loro credo “inferiore” a quello di coloro che avevano innalzato quei templi, quelle basiliche, di cui ora usurpavano anche il nome!!

 

Sembra che alla Dea misteriosa, non solo perché pressoché sconosciuta, ma anche in quanto depositaria e portatrice di culti misterici, fosse riservato un culto collegato alle guarigioni, e il suo tempio era un centro di guarigioni, attestato dal fatto che dei serpenti si muovevano intoccati e innocui per il tempio, in cui era anche custodito un magazzino di erbe medicinali.

Essendo un culto prettamente femminile, agli uomini non era concesso l’accesso al tempio. Quindi sacerdotesse, “nipoti” delle maghe etrusche e precorritrici delle streghe medievali…

 

Si suppone che il nome segreto della Dea fosse un appellativo dell’antica Dea Fauna, ma non sappiamo se sia semplice illazione, perchè il suo nome era segreto e nessun uomo poteva pronunciarlo, ma neppure le donne, perchè solo le iniziate conoscevano il vero nome della Dea, che era assolutamente segreto, e associarla a Fauna sarebbe stato troppo facile.

 

” Divinità misteriosa di cui li uomini ignoravano il nome. Le donne solo il potean sapere. Varrone vuole che fosse moglie di Fauno e che non vedesse mai per castità altro uomo che suo marito il quale non potè mai neppur sapere il suo nome. Le donne le facean sacrifizi in segreto e la chiamavano Bona. Era vietato agli uomimi il penetrare nel misterioso suo tempio P Clodio che amava Mucia si travesti da donna e violò così i detti sacrifizj. In detto tempio si coprivano con velo tutte le figure maschili anche d’animali. I pretori avean cura di sì misteriosi riti in cui s immolava una porca. Il vaso del vino si chiamava mellarium ed il vino lac. I serpenti che si trovavano in quel tempio si poteano mirare senza timore.”

 

Bona Dea in un medaglione che ricorda fin tropo le immagini della Madonna!

 

 

IL POZZO SACRO

 

Il costume di lasciar memoria del perforamento dei pozzi era frequente presso i romani, massime se ciò era fatto per servigio di luoghi pubblici o sacri, di scholae di collegi ecc.

Il pozzo dell’ INSVLA BOLANO, una delle quattromila quattrocento cinque isole della regione decimoquarta, fu scoperto nel maggio 1744 nella piazza fra s. Cecilia e s. Giovanni de’ Genovesi, cavandosi le fondamenta del conservatorio di s. Pasquale Baylon.

« Era un pozzo molti palmi sotto terra coll’orificio sollevato quattro palmi dal suolo, di bocca sferica, lavorato a mattoni detti a cortina e profondo e. 17 palmi, otto de quali occupati sono dall’acqua, di diametro p. 2 e mezzo. In ambedue i lati e nella parte posteriore innalzavasi una fabbrica di mattoni quadrata, un tempietto come un tabernacolino, co’ muri di un palmo di grossezza, divisa nel mezzo da una iscrizione scolpita in tevertino

BONa • DEAE . RESTITVTrte • SIMVLACR2*?n • INTWTclam • INSWLae • BOLANi • POSVIT ITEM • AEDem DEDIT • CLADVS • Libens • fAerito

onde formava due nicchie …. nell’angolo sinistro del nicchio inferiore eravi piantata un’ara di pietra peperino con iscrizione:

Bonae • Deae • KestUulae ‘ CLADVS • D • D».

 

 

 

 

LE FESTE

 

Le feste dedicate alla Bona Dea erano variabili, ma ruotavano attorno al 3 dicembre. Il tempio veniva decorato con tralci di vite, oltre ad altre piante e fiori. Vi si conservava il vino, riferito però col nome di “latte”, e le coppe in cui veniva servito era chiamato “vasetto di miele”.

 

 

Nella festa di maggio invece, alla Dea veniva sacrificata una scrofa, con una cerimonia segreta, condotta annualmente dalla moglie del magistrato più anziano presente a Roma, ma dentro la sua casa, assistita dalle Vergini Vestali. Il rituale era strettamente proibito agli uomini e non potevano esserci neppure animali, a parte la scrofa.

 

Questa cerimonia, a differenza della festa di maggio, non celebrava la Dea nel tempio, non veniva pagata dallo stato e la notte della sua celebrazione, perchè di notte avveniva, non era fissa.

Questo rituale, molto diverso dalla pubblica celebrazione di maggio, era privata, abbastanza esclusiva e ad invito.

 

Queste celebrazioni dovevano far parte di un culto misterico, sicuramente di origine agricola e l’esclusione attenta del mirto (associato alla flagellazione) sembra legata alle origini a una cerimonia di purificazione. La sua immagine è di una matrona romana con una cornucopia e un serpente.

I resti dei suoi templi imperiali mostrano i suoi legami con la famiglia imperiale e il suo culto con offerte e dediche personali sono attestate tra tutte le classi, in particolare plebei, liberti e schiavi. Circa un terzo di tutte le dediche sono di uomini, alcuni dei quali possono essere stati col tempo coinvolti nel suo culto: uno sostiene addirittura di essere stato il suo sacerdote.

 

La Bona Dea fu associata sia alla castità che alla fertilità delle donne, ma anche alla guarigione nonchè alla protezione dello stato e del popolo romano. Sembra che il culto sia stato importato dalla Magna Grecia durante la prima epoca della repubblica.

 

I riti pubblici erano aperti alle sole donne, ma soltanto a quelle rispettabili di tutte le classi sociali, e cioè che non aveva nodato scandalo o erano cadute in disgrazia ufficialmente. Durante il periodo medio-repubblicano una dedica o riconsacrazione, operata da una vestale nel 126 a.C., fu annullata dal Senato in quanto ritenuta illegittima.

 

Augusto restaurò il suo tempio sull’Aventino, e stabilì la sua festa il 1 maggio di ogni anno, festa talmente sentita che il Cristianesimo dovette adottare la festa sostituendo la Dea con la Madonna.

La moglie di Augusto, Livia, fu identificata con la Dea come virtuosa matrona ideale. Poco si sa degli sviluppi nel suo culto. se non che Adriano restaurò il suo tempio aventino o forse lo ricostruì.

 

Nel territorio di Volterra, città etrusca, si possono trovare i resti di un tempietto costruita nel III. secolo d.c. e dedicata alla Dea Bona. Dietro il teatro romano ci sono anche i resti delle Terme di Bona Dea.

 

Plutarco, Vita di Cesare 9-10:

 

I romani hanno una dea che essi chiamano Good, che i Greci chiamano la Dea delle donne. La Frigi dicono che questa dea nacque da loro, e che era la madre del loro re Mida. I romani dicono invece che era una ninfa Driade sposò Fauno, ed i Greci sostengono che era l’innominabile Una tra le madri di Dioniso. Per questo motivo le donne che celebrano i suoi riti coprendo le loro tende con tralci di vite, e un serpente sacro siede accanto alla Dea sul suo trono, come nel mito. È illegale che un uomo si avvicini o sia in casa quando i riti vengono celebrati. Le donne, e solo tra loro, si dice eseguano i riti del rito orfico durante la cerimonia sacra.

 

 

 

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