Nell’Antica Roma, 3-5 Gennaio: Feste di Compitalia, Feste dei Lares, Geni dei campi presenti nelle edicole agli incroci delle strade e, proprio nei giorni della Befana: festa per i bimbi!|

 

Oggi si festeggiavano i Lares, geni dei campi e della casa, divinità protettrici della famiglia, venerate in eleganti templi in miniatura, il lararium, che hanno dato vita alle edicole o marginette, le piccole costruzioni che si trovano ai bivi, agli incroci (compitalia) o ai confini dei campi e ai tabernacoli delle chiese.

 

di Daniele Vanni

 

 

Compitalia  (detti anche Ludi Compitalicii)

 

 

Antica festa celebrata il 2 o 3 gennaio in onore dei Lares, geni dei campi e della casa, divinità protettrici della famiglia, costituita da liberi e da schiavi.

I “compita” erano gli incroci delle strade.

E il nome si ritrova anche oggi: ad es. a Lucca, nel “Compitese”!

E questo sarebbe una conferma locale della supposta origine etrusca di queste divinità. Infatti la sponda meridionale, dei Laghi di Bientina e Sesto sono sempre stati, in epoca storica in mano agli Etruschi che molto probabilmente, attraversando questi laghi andavano a commerciare con i Liguri che scendevano dalla Garfagnana.

I Lares Compitales erano divinità, forse di origine etrusca, preposte a vegliare e proteggere i crocicchi stradali, cioè i punti urbani ed extraurbani dove due o più strade si incrociavano. Secondo le fonti storiche latine, il re Servio Tullio istituì a Roma i “Compitalia”, la festa dei “Compita” (dei crocicchi), durante la quale si rendeva omaggio ai “Lares Compitales”, le cui edicole votive sorgevano proprio in corrispondenza dei Compita.

 

Presso gli incroci erano delle edicole dedicate ai Lares.

Sostituite nel medioevo cristiano dalle edicole di madonne e santi: le nostre “mestaine”.

 

Il Lararium,ha dato da una parte il via a queste edicole, non a caso poste nei campi,  dall’altra ai tabernacoli degli altari.

Era una festa a cui partecipavano, principalmente, gli schiavi e gli affrancati.

 

Oggetto della celebrazione di questa Festività romana, era appunto onorare i Lares Compitales (i Lari degli incroci), divinità protettrici della famiglia e degli incroci stradali, ai quali venivano elevati dei tempietti laddove si andavano ad incrociare delle strade.

 

La parola deriva dal latino “compitum”, ovvero “bivio” o “crocicchio”, ed era utilizzata per indicare il tempietto posto agli incroci.

Questa festività è di derivazione precedente a quella della civiltà romana. Alcuni scritti la riportano come istituita da Tarquinio Prisco, (quindi sempre Etruschi!) a seguito di un miracolo, che avvenne il giorno della nascita di Servio Tullio.

L’autore delle mura che portavano il suo nome e che per molto tempo segnarono la grandezza di Roma, grandezza da lui in gran parte “fondata”, con una mirabile riforma dello stato in classi, che ancorava, lo stato civile, il cursus honorum, l’avanzamento sociale all’esercito, dividendo la società in classi e censo, e facendo questo corrispondente al ruolo che indissolubilmente ed inevitabilmente (rifacendosi alla concezione aristocratica etrusca) il cittadino-combattente doveva avere nell’esercito: trasformazione radicale, che, dalla società antica, aristocratica, faceva un passo verso una società più “borghese”, permettendo la crescita ed un primo travaso da una classe all’altra, attraverso la guerra e attraverso i commerci, tanto è vero, che, lo stato romano di lì a poco, diventato così uno stato-esercito o, se volete, uno stato-in-armi-diviso p-per-censo! faceva cadere la monarchia, per passare alla Respublica!!!

 

Questo, il sesto re di Roma, che quindi si avvicinava a quel 509, in cui un primo Bruto (sciocco, in latino!) metteva in fuga l’ultimo sovrano etrusco e si ergeva a console

Ma ritorniamo a Servio Tullio che alcuni vogliono sabino, nato schiavo a Roma, alcuni addirittura il Mastarna etrusco degli affreschi di Tarquinia e quindi per questo così vicino al re che spodestò!

 

Mentre una leggenda raccontava che la madre sua Ocrisia, nobile signora latina, forse sabina, di Monte Celio, figlia del re locale, era già incinta di lui quando la guerra l’aveva resa schiava di Tanaquilla moglie di Tarquinio Prisco, che aveva assoggettato la città originaria della mamma di Servio Tullio, un’altra leggenda narrava che ella l’aveva concepito, già schiava, unendosi al genio del focolare della reggia!!

Si spiegava nell’uno e nell’altro modo il suo nome Servius, e la fondazione del culto dei Lari (così caro ai servi!) a lui attribuita.

E varî prodigi avevano annunciato poi la sua fortuna futura e ne avevano accompagnato la vita.

Per le sue esimie doti, Tarquinio lo volle suo genero; e quando il re fu colpito dai figli di Anco Marcio, Servio, su istigazione di Tanaquilla, che aveva fatto correre voce che le ferite non erano mortali, assunse il potere, lo mantenne anche dopo annunciata la morte del re e lo fece sanzionare dal popolo. Un vero favorito dalla Fortuna dunque, che, da servo, l’aveva innalzato a re.

E si raccontava perciò di templi che egli aveva eretto alla Fortuna, che entrava di notte nella sua casa per una finestra e l’amava!

E a lui si richiamavano varie istituzioni in favore degli schiavi.

Tutt’altra origine attribuivano invece a Servio quelli che lo identificavano con Mastarna, un condottiero etrusco, che, venuto a Roma con i suoi, avrebbe occupato il Celio e sarebbe quindi succeduto a Tarquinio, mutando il suo nome in Servio Tullio. Questa versione conciliava una tradizione etrusca, che faceva uccidere da Mastarna un Tarquinio, con la lista dei re romani nella quale a Tarquinio succedeva Servio, che, nella versione più benevola, lo aveva accreditato come figlio di un Lare Familiaris, o di una divinità alla guardia della sua stessa famiglia!

 

Dionigi di Alicarnasso attribuisce, appunto, l’origine della festività a Servio Tullio e riferisce che i sacrifici consistevano in dolci di miele che venivano offerti in ogni casa e che la gente che officiavano allo svolgimento del rito non erano uomini liberi, ma schiavi, perché i Lari avevano piacere nell’essere serviti da loro.

Viene spiegato che il Compitalia veniva celebrato alcuni giorni dopo i Saturnali con grande splendore e che gli schiavi in questa occasione erano liberi da qualunque impegno verso i loro padroni.

 

Durante la celebrazione della festività ogni famiglia appendeva al portone della propria casa, una statuetta della dea Mania. Appendevano inoltre sui portoni altre figure fabbricate con la lana rappresentanti uomini e donne, accompagnante da richieste e protezioni ai Lari.

Per quanto riguarda gli schiavi anziché figure di uomini, appendevano sfere o i panni morbidi di lana.

 

Da Ambrogio Teodosio Macrobio, apprendiamo invece che le celebrazioni delle Compitalia sarebbero state ristabilite da Tarquinio il Superbo, in seguito al responso di un oracolo che gli chiese in cambio della pace e della prosperità, una testa per salvare una testa, così ordinò che si sarebbe dovuto sacrificare dei bambini a Mania, madre dei Lari!

Ma Lucio Giunio Bruto, (il primo console dopo la caduta dei re) dopo l’espulsione dei Tarquini, sostituì le teste di bambino con quelle di aglio e dei papaveri, così soddisfacendo l’oracolo che avevano richiesto soltanto delle teste, in latino “capita”, non specificando di che tipo!

 

Una favoletta, con un retroterra terrifico e molto vicino al vero! che sembra anticipare quella della costruzione di tanti ponti medioevali, con l’apporto del Diavolo che però pretende l’anima del primo che oltrepasserà il “suo” ponte, e a scaltrezza degli abitanti che, appena terminata la costruzione, vi fanno passare un cane o un gatto!

 

Le figure che presiedevano la festività erano i Magistri vici, che in quell’occasione indossavano la toga praetexta. Durante il periodo repubblicano alla festività furono aggiunti dei giochi pubblici, che tuttavia furono soppressi per ordine del senato nel 68 a.C.; per questo furono fra le spese recriminate da Marco Tullio Cicerone a Lucius Piso, che li aveva concessi durante il proprio Consolato, nel 58 a.C. Tuttavia fu specificato da Cicerone che i precetti che imponevano la festività dovevano essere osservati nonostante l’abolizione dei giochi.

 

Durante le guerre civili la festività cadde in disuso e venne ristabilita dall’imperatore Augusto. Poiché Augusto ora era il pater patriae, ai due Lares Compitales si aggiunse il Genius Augusti, divinità protettrice del popolo: Quinto Orazio Flacco ci dice che Augusto lo affiancò ai Lari dove due o più strade si incrociavano (et Laribus tuum miscet numen, Carm.5.4.39), inoltre fece istituire i Magistri Vicorum in sostituzione del collegio sacerdotale che precedentemente ne attendeva il culto, nel numero di quattro per ognuno dei 256 vici in cui era stata suddivisa l’Urbe.

 

La festa delle Compitalia faceva parte delle feriae conceptivae (feste mobili), cioè alle festività ufficiali che venivano indicate annualmente dai magistrati o dai sacerdoti. Il giorno esatto di questa festività veniva dunque celebrato in date differenti, benché avesse sempre luogo durante l’inverno o almeno nel periodo di Varrone.

Dionigi di Alicarnasso riferisce che veniva celebrato pochi giorni dopo i Saturnali e Cicerone ci dice che cadeva sulle calende di gennaio, ma in una delle sue lettere a Tito Pomponio Attico parla di questa festività che andava a collocarsi quattro giorni prima delle Nonae di gennaio (il che lo farebbe collocare al 2 gennaio).

 

Le parole esatte, con cui la festività veniva annunciata ci sono state riportate grazie a Macrobio e Aulo Gellio:

 

“Die noni popolo romano quiritibus compitalia erunt”.

 

La mitologia romana fra le molte divinità indigene maggiori e minori che presiedevano a tutti gli eventi della vita ci presenta come genii del campi e della casa i Lari, che hanno caratteristiche comuni coi Penati.

Quanto alla natura i Lari furono considerati divinità dei vici e delle vie, o custodi delle case. Il Lar familiaris, onorato presso il focolare domestico, è considerato come lo spirito del capostipite della famiglia, rappresentante la continuità di essa e perciò anche la casa degli antenati in cui la famiglia risiede.

I Romani li veneravano in particolare nel culto privato insieme con altre divinità della casa come Vesta, i Penati, i Manes. Ma alcuni ritengono che in origine fossero divinità protettrici dei campi e dei singoli poderi, e quindi venerati nei crocicchi delle strade campestri (compita), dove veniva innalzata una cappella, presso la quale si celebrava ogni anno, in questo giorno del 1° Gennaio, una festa popolare (Compitalia, Laralia), certamente antichissima.

 

Il culto pubblico dei Lari era attribuito a Servio Tullio, e si riferiva che l’idea di esso era stata concepita dalla madre di lui, Ocrisia, mentre stava offrendo un sacrificio.

Le tradizioni relative ai Lari, pur così varie, si accordano nell’indicarli come dèi che presiedevano all’esistenza familiare e le loro immagini erano collocate insieme con quelle dei Penati, presso il focolare domestico, in un Lararium, una specie di modesto tabernacolo.

Alla casa erano strettamente legati, e non l’abbandonavano, neppure se la famiglia emigrava.

In loro onore il focolare veniva adornato di corone tutti i giorni.

Alle calende, alle none, alle idi e in altri giorni festivi si facevano offerte votive di vino, focacce, favi di miele, frutta e, talvolta, incenso e animali, un porcello, un agnello.

I grandi avvenimenti della vita di famiglia offrivano l’occasione di una devozione particolare ai Lari.

La sposa entrando nella casa del marito offriva un sacrificio.

I giovinetti, quando indossavano la toga, dedicavano ai Lari le loro bullae.

E le fanciulle le loro bambole!

Il soldato che aveva terminato il servizio militare le sue armi.

Lo schiavo liberato, le sue catene!

 

I crocicchi e le vie in generale godevano della loro protezione.

Si invocava la loro assistenza al momento di intraprendere un viaggio, (anche un viaggio interiore o all’inizio del viaggio nel nuovo ano, da qui la festa odierna!) e si rendevano loro grazie per il ritorno felicemente compiuto

I Lari erano raffigurati come adolescenti, che tenevano in mano un corno dell’abbondanza e volteggiavano leggermente sulle punte dei piedi. I loro abiti erano corti, come si conviene a dèi agili.

In una seconda data,pare si celebrassero ancora i Compitalia, ma con carattere più commerciale.

Era il 12 gennaio, ancora  Compitalia, festa dei crocicchi, con fiere e mercati.

Stavolta la festa era a carattere più profano che religioso, si festeggiavano i crocicchi in genere che ospitavano sovente le immagini dei Lari, ma soprattutto si mangiava e beveva con spettacolini e prodotti in vendita sulle bancarelle, sia alimentari che artigianali.

 

Durante i Compitalia venivano appese figurine in legno che rappresentavano gli schiavi e i bambini della famiglia, cioè le figure più bisognose di protezione, perchè più fragili.

 

 

Inizialmente si trattò di una festa mobile, non essendoci giorni fissi per la sua celebrazione, anche se la ricorrenza cadeva tra la fine dei Saturnali e gli ultimi giorni di gennaio.

In età tarda è attestata, invece, la data fissa del 3-5 gennaio.

I Compitalia prevedevano processioni nel corso delle quali venivano portate in corteo le immagini dei Lares Compitales; sacrifici in onore dei medesimi; i “Ludi Compitali”, gare di lotta, corse e recitazione. Nel 64 a.C., durante il periodo delle guerre civili, i Compitalia furono aboliti; ripristinati alcuni anni dopo, furono di nuovo soppressi da Giulio Cesare.

 

Augusto ripristinò il culto dei Lares Compitales, aggiungendovi anche quello del “Genius Augusti”. I Vicomagistri, funzionari addetti alla sovrintendenza dei singoli quartieri cittadini, erano anche incaricati di curare l’organizzazione e lo svolgimento dei Compitalia. La crisi della religione romana, iniziata nella tarda età repubblicana, s’intensificò in età imperiale, dopo che Augusto aveva provato a darle nuovo vigore.

 

«[Augusto] ripristinò alcune antiche tradizioni religiose che erano cadute in disuso, come […] i Ludi Saeculares e quelli Compitali. […] Stabilì che i Lari Compitali fossero adornati di fiori due volte all’anno, in primavera ed estate.»

(Svetonio, Augustus, 31.)

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