Nell’Antica Roma, 24 novembre: Festa di Brumalia

 

Festività romana che introduceva i Saturnalia ed il Solstizio d’Inverno

 

di Daniele Vanni

 

 

I Brumalia(dal latino bruma, il solstizio d’inverno) erano un’antica festività romana in onore di Saturno, Cerere e Bacco.

 

In epoca bizantina, si facevano iniziare il 24 novembre, e duravano un mese, fino ai Saturnalia, cioè al solstizio d’inverno, e tra i festeggiamenti c’erano banchetti, libagioni e divertimenti vari.

Durante la celebrazione si ricercavano inoltre auspici per l’inverno incombente.

Nel VI secolo d.C. l’imperatore Giustiniano, nella sua repressione del paganesimo, mise fine all’evento.

 

Celebrazione

 

La vita romana durante l’antichità classica era incentrata sull’esercito, l’agricoltura e la caccia, pertanto i giorni invernali, più corti e freddi, ostacolavano svariate attività.

I Brumalia erano così le feste di questo periodo più scuro, ed avevano un carattere ctonio associato ai raccolti, i cui semi venivano interrati prima di germogliare.

I contadini sacrificavano maiali a Saturno e Cerere, mentre i viticoltori capre in onore di Bacco (dal momento che, le capre erano anche un pericolo per le viti), che venivano poi scuoiate per ricavarne bisacce, su cui si saltava. E da qui hanno avuto origini le zampogne che poi sono tornate, guarda caso proprio nei periodi natalizi!!! a Roma, dalla Ciociaria, da Frosinone, come dalle montagne di Latina, o dell’Abruzzo.

I magistrati portavano le primizie delle viti, degli olivi, del grano e del miele ai sacerdoti di Cerere.

Si era anche soliti scambiarsi l’augurio Vives annos!, “Vivi per anni”.

 

 

 

Saturno

 

Saturno (latino: Saturnus) era la divinità romana dell’agricoltura ed identificava l’abbondanza, ma anche i cicli della natura. Nella mitologia greca corrispondeva a Crono.

 

 

Etimologia

 

Il nome del dio è da connettere con la radice indoeuropea sat-‘, da cui derivano le parole latine satis e satur, che indicano appunto pienezza, abbondanza, ricchezza, soddisfazione.

Egli rappresentava anche la ciclicità della natura.

 

Gli antichi lo facevano derivare da sator (“seminatore”), da satum – supino del verbo serere (“seminare”).

 

“Satura tota nostra est” dicevano i Latini con orgoglio, dell’unico genere letterario da loro inventato e  che, essendo formato da più cose, era rappresentato da un grande piatto, un vassoio pieno di tante verdure ed ortaggi!

 

Saturno era il Dio che inventò le orge, appunto perché divinità dell’abbondanza.

 

Caratteristiche teogonologiche

 

Il nome stesso riflette la natura peculiare del dio, caratterizzata da pienezza di potenza, fecondità, abbondanza e ricchezza.

 

Saturno avrebbe infatti regnato su tutto il creato nella mitica Età dell’Oro, quando la primavera era perpetua, vi era abbondanza di ogni frutto della Terra, uomini e dei vivevano insieme e non v’era necessità di lavorare né distinzioni sociali.

 

La moglie di Saturno, Opi, dea del raccolto, divenne l’equivalente di Rea.

Saturno era il padre, fra gli altri, di Cerere, Giove, Giunone, Nettuno e Plutone.

Saturno aveva un tempio nel ForoRomano, che conteneva il tesoro prima reale e poi dello stato, fino alla fine della repubblica (aerarium).

 

Secondo la tradizione romana, quando il dio fu spodestato dal figlio Giove, fu da questi esiliato in Ausonia, in Italia, e quivi, accolto amichevolmente dal dio Giano, avrebbe poi fondato le mitologiche città saturnie.

Insegnò l’agricoltura alle genti del luogo.

Per i suoi molti meriti, avrebbe ricevuto una parte del regno di Giano, cui conferì anche il dono della preveggenza.

 

Avrebbe inoltre generato Pico, primo re del Lazio.

 

Il rito degli Argei, durante il quale si gettavano fantocci di giunco nel Tevere dal ponte Sublicio, ogni 15 maggio, era secondo Ovidio, connesso a Saturno. Tale rito avrebbe ricordato un antico sacrificio di un uomo per ogni gens al dio, che ebbe inizio in età preromana, stabilito per responso di Giove Fatidico.

 

Il pianeta Saturno fu così chiamato dal nome della divinità già nell’antichità.

 

In provincia di Pistoia, secondo la tradizione, il paese di “Saturnana” si chiama così in onore del dio Saturno.

 

Le caratteristiche iniziali

 

Prima delle influenze della cultura greca, Roma possedeva le proprie divinità, chiamate in latino numina, che significa “potenze”, “presenze” o “desideri”.

I primi Romani guardavano ai loro dei in modo meno poetico e più pratico. Questi dei non erano legati solitamente a una forma particolare o ad un genere e non venivano raccontati miti sui numina.

I numina più importanti erano i Lari ed i Penati.

 

Saturno era in origine uno dei numina, e si pensava proteggesse i campi e le sementi.

Sua moglie, Opi, proteggeva il raccolto.

Più tardi, quando l’influenza greca sulla religione romana crebbe, Saturno venne associato a Crono, il titano padre di Zeus.

 

 

L’evoluzione del mito

 

Nella Teogonia di Esiodo, un racconto della creazione dell’universo e della salita al potere di Zeus, Saturno viene identificato come figlio di Urano, il Cielo, e di Gea, la Terra.

Saturno sale al potere, evirando e detronizzando il padre Urano, ma viene profetizzato che, un giorno, uno dei suoi figli lo sposterà a sua volta, detronizzandolo. Così, per evitare questa sorte, Saturno divorò tutti i figli, uno ad uno, appena nati!

La moglie di Saturno, Opi, nascose il suo sesto figlio, Giove, nell’isola di Creta, dove fu cresciuto dalle ninfe, ed al suo posto offrì a Saturno, un grosso masso avvolto in fasce.

E così, adempiendo a quanto profetizzato, in seguito Giove detronizzò Saturno e gli altri Titani, liberando così i suoi fratelli inghiottiti dal padre e diventando il nuovo governatore del Cosmo.

 

In memoria dell’antica Età dell’oro dell’uomo, era mitica, durante la quale Saturno aveva governato su tutto il creato, venivano celebrati grandi festeggiamenti chiamati Saturnalia, che avevano luogo nei mesi invernali, all’incirca al solstizio d’inverno.

Originariamente duravano un solo giorno, tenendosi il 17 dicembre, ma in seguito ebbero durata di una settimana.

Durante i Saturnalia, il ruolo di padroni e schiavi veniva invertito, i vincoli morali venivano meno e le regole dell’etichetta ignorate.

 

E’ il capovolgimento del tempo che dalla stagione del sole e degli amori, ci porta a quella della neve. L’Età dell’oro (sole) se n’è andata, mentre il seme va sotto terra per rinascere, seguendo il destino della nostra stella che ci dà luce e calore.

Così l’uomo deve affrontare l’inverno per rinascere. E come Saturno prima, e poi Giove, deve detronizzare il re precedente, come il figlio il padre, come l’anno successivo, il precedente, come la pianta il seme, per ridare il seme.

 

Nelle feste correlate, c’è un capovolgimento, tra sopra e sotto, tra vita e morte, inversione di ruoli e di potere, per esorcizzare il freddo, la carestia, la morte e propiziare la rinascita, l’abbondanza e la fertilità: in questo senso, Saturnalia e Lupercalia sono all’origine di Halloween, del Natale, del Capodanno, della Befana e del Carnevale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Note[modifica | modifica wikitesto]

^ Macrobio Sat. I, 9; Virg. Eneide VII, 49

^ Ovidio Metamorfosi XIV

^ Ovidio, Fas. V, 415

 

 

Crono

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Crono o Kronos (Κρόνος) è una divinità pre-olimpica della mitologia e della religione greca, figlio di Urano (Cielo) e di Gea o Gaia(Terra), Titano della Fertilità, del Tempo e dell’Agricoltura.

 

Indice  [nascondi]

1       Kronos nella Teogonia di Esiodo

1.1    Gli uomini al tempo di Kronos

1.2    Kronos liberato dal Tartaro e signore dell’Isola dei beati

2       Kronos nelle altre tradizioni mitologiche greche

3       Il culto

4       Note

5       Bibliografia

6       Voci correlate

7       Altri progetti

Kronos nella Teogonia di Esiodo[modifica | modifica wikitesto]

Nella Teogonia di Esiodo, ai vv. 133-138, viene narrato che unendosi a Urano (Οὐρανός ἀστερόεις, “Cielo stellante”), Gea (Γαῖα, “Terra”) genera i Titani: Oceano (Ὠκεανός)[1], Coio (Κοῖος, anche Ceo), Creio (Κριός, anche Crio), Iperione (Ύπέριον), Iapeto (Ιαπετός, anche Giapeto), Theia (Θεία, anche Teia o Tia)[2], Rea (Ῥέα), Themis (Θέμις, anche Temi), Mnemosyne (Μνημοσύνη, anche Menmosine), Phoibe (Φοίϐη, anche Febe), Tethys (Τηθύς, anche Teti) e Kronos (Κρόνος, anche Crono).

 

Dopo i Titani (vv. 139-153), l’unione tra Gea e Urano genera i tre Ciclopi (Κύκλωπες: Brontes, Steropes e Arges[3])[4]; e i Centimani (Ἑκατόγχειρες, Ecatonchiri): Cotto, Briareo e Gige dalla forza terribile[5].

 

Urano (vv.154-182), tuttavia, impedisce che i figli da lui generati con Gea, i dodici Titani, i tre Ciclopi e i tre Centimani, vengano alla luce. La ragione di questo rifiuto risiederebbe secondo alcuni autori[6], nella loro “mostruosità”. Ecco che la madre di costoro, Gea costruisce dapprima una falce dentata e poi invita i figli a disfarsi del padre che li costringe nel suo ventre. Solo l’ultimo dei Titani, Kronos, risponde all’appello della madre: appena Urano si stende nuovamente su Gaia, Kronos, nascosto[7] lo evira.

 

Da questo momento inizia il dominio di Kronos il quale, unendosi a Rea, genera: Istie (Ἱστίη, ionico; anche Estia dall’attico Ἑστία), Demetra (Δήμητρα), Era (Ἥρα, anche Hera), Ade (Ἅιδης) ed Ennosigeo (Ἐννοσίγαιον, Scuotitore della terra, da intendere come Posidone o Poseidone Ποσειδῶν[8]); ma tutti questi figli vengono divorati da Kronos in quanto, avvertito dai genitori Gea e Urano che uno di questi lo avrebbe spodestato, non vuole cedere il potere regale. Grande sconforto questo stato di cose procura a Rea, la quale, incinta dell’ultimo figlio avuto da Kronos, Zeus (Ζεύς), e consigliatasi con gli stessi genitori, decide di partorire di nascosto a Lycto (Creta)[9], consegnando a Kronos una pietra che questi divora pensando fosse il proprio ultimo figlio.

 

Zeus (vv.492-500) cresce in forza e intelligenza e infine sconfigge il padre Kronos facendogli vomitare[10]gli altri figli che aveva divorato, e il primo oggetto vomitato da Kronos è proprio quella pietra che egli aveva inghiottito scambiandola per Zeus[11]. Quindi Zeus (vv.501-506) scioglie dalle catene i tre Ciclopi[12] così costretti dallo stesso Kronos, i quali lo ricambieranno consegnandogli la Folgore (i fulmini).

 

I versi 617-720 della Teogonia si occupano della Titanomachia, la lotta tra i titani residenti sul monte Othrys[13] e gli dèi dell’Olimpo (figli di Kronos e di Rea): da dieci anni la lotta tra i due schieramenti prosegue incerta quando Zeus, su consiglio di Gea, libera i tre Centimani precedentemente costretti nella terra da Urano e, dopo averli rifocillati con nettare e ambrosia, li coinvolge nella battaglia che diverrà così decisiva e si concluderà con la sconfitta dei titani e la loro segregazione nel Tartaro, chiuso da mura e da porte di bronzo costruite appositamente da Posidone e guardati a vista dagli stessi tre Centimani.

 

Gli uomini al tempo di Kronos[modifica | modifica wikitesto]

Sempre Esiodo, in Opere e giorni, narra di un’era d’oro per gli uomini quando signore del Cosmo era il titano Kronos:

 

(GRC)

« χρύσεον μὲν πρώτιστα γένος μερόπων ἀνθρώπων

ἀθάνατοι ποίησαν Ὀλύμπια δώματ᾽ ἔχοντες.

οἳ μὲν ἐπὶ Κρόνου ἦσαν, ὅτ᾽ οὐρανῷ ἐμβασίλευεν:

ὥστε θεοὶ δ᾽ ἔζωον ἀκηδέα θυμὸν ἔχοντες

νόσφιν ἄτερ τε πόνων καὶ ὀιζύος: οὐδέ τι δειλὸν

γῆρας ἐπῆν, αἰεὶ δὲ πόδας καὶ χεῖρας ὁμοῖοι

τέρποντ᾽ ἐν θαλίῃσι κακῶν ἔκτοσθεν ἁπάντων:

θνῇσκον δ᾽ ὥσθ᾽ ὕπνῳ δεδμημένοι: ἐσθλὰ δὲ πάντα

τοῖσιν ἔην: καρπὸν δ᾽ ἔφερε ζείδωρος ἄρουρα

αὐτομάτη πολλόν τε καὶ ἄφθονον: οἳ δ᾽ ἐθελημοὶ

ἥσυχοι ἔργ᾽ ἐνέμοντο σὺν ἐσθλοῖσιν πολέεσσιν.

ἀφνειοὶ μήλοισι, φίλοι μακάρεσσι θεοῖσιν. »

(IT)

« Prima una stirpe aurea di uomini mortali

fecero gli immortali che hanno le Olimpie dimore.

Erano ai tempi di Kronos, quand’egli regnava nel cielo;

come dèi vivevano, senza affanni nel cuore,

lungi e al riparo da pene e miseria, né triste

vecchiaia arrivava, ma sempre ugualmente forti di gambe e di braccia,

nei conviti gioivano, lontano da tutti i malanni;

morivano come vinti dal sonno, e ogni sorta di beni

c’era per loro; il suo frutto dava la fertile terra

senza lavoro, ricco ed abbondante, e loro, contenti,

in pace, si spartivano i frutti del loro lavoro in mezzo a beni infiniti,

ricchi d’armenti, cari agli dèi beati. »

(Esiodo, Le opere e i giorni, 109-120. Traduzione di Graziano Arrighetti, in Esiodo Opere : 1998 Einaudi-Gallimard; 2007 Mondadori, p.61)

Kronos liberato dal Tartaro e signore dell’Isola dei beati[modifica | modifica wikitesto]

Sempre Esiodo, in Opere e giorni (vv. 170 e seguenti), afferma che Kronos, liberato dal Tartaro dopo che Zeus perdona il padre, diventa re dell’Isola dei beati (μακάρων νῆσοι) dove sono destinati da Zeus gli Eroi, lì felici e liberi dagli affanni.

 

Kronos nelle altre tradizioni mitologiche greche[modifica | modifica wikitesto]

Pindaro (Olimpiche II,55-83) ci dice che Kronos regna sull’Isola dei beati dove dimorano non solo gli Eroi ma anche le anime dei giusti[14].

Diodoro Siculo ( Bibliotheca historica V, 64 e sgg.) riferisce che secondo i Cretesi, i Titani nacquero al tempo dei Cureti. Essi vivevano nei pressi di Cnosso, erano sei maschi (Crono, Iperione, Ceo, Iapeto, Crio, Oceano) e cinque femmine (Rea, Temi, Mnemosine, Febe e Teti), figli di Urano e di Gea, oppure figli di uno dei Cureti andato in sposo a una certa Titaia da cui essi presero il nome. Ognuno di questi Titani ebbe modo di lasciare un dono prezioso in eredità agli uomini conquistando in questo modo un onore imperituro. Crono, dei Titani il più anziano, fu re, e grazie a lui gli uomini passarono dallo stato selvaggio alla civiltà. Insegnò agli uomini anche ad essere probi e semplici d’animo, questa è la ragione per cui si sostiene che gli uomini al tempo di Crono furono giusti e felici.

Plutarco (Il volto della luna XXVI, 940f-942a) narra del viaggio iniziatico del cartaginese Silla condotto verso l’estremo Occidente: a cinquemila stadi dall’isola di Ogigia, questa collocata a cinque giorni di navigazione dalle coste della Britannia, si situano le Isole dei beati dov’è Crono, imprigionato e addormentato da Zeus in una caverna color dell’oro assistito da dèmoni benefici che conoscono i suoi sogni, i quali corrispondono poi alle premeditazioni di Zeus, e li comunicano agli uomini desiderosi di sapere.

Il culto[modifica | modifica wikitesto]

Il culto di Crono era ubicato prevalentemente ad Atene (ove vi si celebravano in estate le feste Cronie), in Beozia, a Rodi e a Cirene.

 

Nell’ambito della religione romana la sua figura corrisponde a quella di Saturno. Successivamente si può anche intuire che Crono sia il re dei Titani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Note[modifica | modifica wikitesto]

^ In Iliade, XIV 201, Oceano è detto «padre degli dèi». Aristotele, in Metafisica I (A) 3,983 intende questo, «Oceano e Teti genitori del divenire», come anticipazione delle teorie di Talete.

^ Pindaro Istmica V la canta; da intendere come divinità della luce (cfr. Colonna p.83)

^ Dèi con un “occhio solo”, i loro nomi richiamano rispettivamente il “Tonante”, il “Fulminante” e lo “Splendente”.

^ Da notare la differenza con l’Odissea, IX 187, dove i Ciclopi risultano dei giganteschi e selvaggi pastori e in cui, uno di questi, Polifemo,è figlio di Posidone. Qui, nella Teogonia esiodea, sono invece tre, dèì figli di Urano e Gaia, costruttori di fulmini che poi consegneranno a Zeus; in Callimaco, Inno ad Artemide, sono gli aiutanti di Efesto, costruttori delle fortificazioni delle città dell’Argolide, ma lo scoliaste (Esiodo Theog., 139) indica questi ultimi come una “terza” categoria di Ciclopi: «perché di Ciclopi ci sono tre stirpi: i Ciclopi che costruirono le mura di Micene, quelli attorno a Polifemo e gli dèi stessi.»

^ Così lo scoliaste (148): «Costoro sono detti venti che prorompono dalle nubi, e sono di sicuro devastatori. Per questo miticamente sono provvisti anche di cento braccia perché hanno pulsionalità guerresche. Cotto, Briareo e Gige sono i tre momenti (dell’anno): Cotto è la canicola, cioè il momento dell’estate, Briareo è la primavera in rapporto con il fiorire (‘bryein’) e crescere le piante; Gige è il tempo invernale.» (Trad. Cassanmagnago, p. 503.

^ Cfr. Fritz Graf. Il mito in Grecia. Bari, Laterza, 2007, p.61; Cassanmagnago Op.cit. p.929

^ Nella vagina della madre, locheòs (così legge Shawn O’Bryhim, Hesiod and the Cretan Cave, in “Rheinisches Museum fuer Philologie” 140: 95-96, 1997).

^ Cfr. Colonna nota 31 p.86.

^ O sul monte Egeo, per il confronto cfr. Arrighetti p. 345-6.

^ In Apollodoro I,2,1 è Metis (Μῆτις), una delle oceanine e prima moglie di Zeus, a far somministrare a Kronos l’emetico che lo costrinse a vomitare i figli.

^ Pausania, X, 24,6 testimonia di una “pietra sacra” collocata sul monte Parnaso, nei pressi della tomba di Neottolemo.

^ Vanno letti infatti come Brontes, Steropes e Arges: in tal senso, e tra gli altri, Arrighetti, p.347 e Cassanmagnago (89) p.936.

^ Collocato a sud del monte Olimpo e a nord della piana della Tessaglia.

^ Evidente l’influenza delle dottrine orfiche, a tal proposito cfr. Giulio Guidorizzi. Il mito greco vol.1 Gli dèi. Milano, Mondadori, 2009, p.1182

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Esiodo. Opere. Traduzione di Graziano Arrighetti, 1998 Torino, Einaudi-Gallimard; Milano, Mondadori, 2007.

Esiodo. Tutte le opere. Traduzione di Cesare Cassanmagnago, Milano, Bompiani, 2009.

Esiodo. Opere. Traduzione di Aristide Colonna, Torino, UTET, 1977.

 

 

 

Saturno al Museo nazionale del Bardo, a Tunisi.

 

Saturno che divora i suoi figli, di Francisco Goya (1819-1823)

 

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