Nell’Antica Roma, 23 Agosto, Feste di Volcanalia, o Volcanali, in onore del Dio Vulcano

 

Fuochi d’estate dopo il raccolto. Fuochi dei vulcani, presenti tutt’attorno all’antica Roma che poggia su una continua colata lavica. Quindi festa dei fuochi selvaggi, come quelli che bruciavano antcamente i defunti romani.

 

 

di Daniele Vanni

 

I Volcanalia,  o Volcanali, che si tenevano il 23 di Agosto, erano una festività della Religione romana in onore di Vulcano, a simboleggiare i fuochi estivi, principalmente quelli usati in agricoltura in occasione del raccolto.

 

I Volcanalia erano una delle festività incluse nell’antico calendario sacro. La celebrazione avveniva nel Volcanal, che si trovava fuori dal pomerio della Roma antica, a sud-est del Campidoglio, dove si era posto l’altare del dio.

In seguito venne costruito il tempio di Vulcano, già esistente nel 214 a.C. e il cui anniversario cadeva proprio il 23 agosto, nei pressi del Circo Flaminio, quindi sempre fuori dal pomerio: forse a tenere lontana la forza esplosiva naturale di questi fenomeni che non si comprendevano affatto!

 

Ma che la festività fosse celebrata fuori dal pomerio è significativa per altri versi:Vulcano era il dio del fuoco distruttivo, al contrario di Vesta che era la dea del fuoco domestico, e dunque le loro diverse collocazioni stavano a significare il fuoco selvaggio, che sis catenava sulla natura e sull’uomo ed il fuoco che l’uomo aveva saputo “ammaestrare” e far diventare “domestico”!

Il dio aveva due “attendenti”: Maia e Stata Mater, rispettivamente il fuoco che si allarga e quello che si ferma.

 

Il 23 agosto, ovvero il decimo giorno prima delle calende di settembre, si svolgevano anche i Ludi Piscatorii, giochi in onore dei pescatori del Tevere sull’altra riva del fiume rispetto alla città e si sacrificavano nel fuoco del Volcanal piccoli pesci vivi, pescati nel fiume, al posto di anime umane.Pare che durante questa festa la gente usasse appendere abiti o stoffe al sole; questa pratica rituale potrebbe riflettere un legame teologico tra Vulcano e il dio Sole.

Inoltre, ogni anno, in occasione dei Volcanalia, un cinghiale (forse per la sua irruenza come la forza di un vulcano) e un bue dal manto rosso-bruno (come il fuoco) venivano sacrificati.

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Volcanale

 

 

Il Volcanale (in latino Volcanal) era un antichissimo santuario dedicato al dio Vulcano collocato nel Foro Romano, sopra il Comitium, nell’ area Volcani, un’area all’aperto ai piedi del Campidoglio situata nell’angolo nord-occidentale del Foro Romano. Nel santuario si trovavano un’ara dedicata al dio ed un fuoco perenne.

 

Secondo la tradizione romana, esso era stato dedicato da Romolo, il quale vi aveva anche posto una quadriga di bronzo dedicata al dio, preda di guerra dopo la sconfitta dei Fidenati (ma secondo Plutarco la guerra in questione fu quella contro Cameria, sedici anni dopo la fondazione di Roma), e una propria statua con un’iscrizione contenente la lista dei suoi successi redatta in caratteri greci; secondo Plutarco Romolo era rappresentato incoronato dalla Vittoria. Inoltre il re avrebbe piantato nel santuario un albero di loto sacro, che esisteva ancora ai tempi di Plinio il Vecchio e che si riteneva tanto antico quanto la città stessa. Si è ipotizzato che il santuario risalisse all’epoca in cui il Foro era ancora fuori della città. Il Volcanal è menzionato due volte da Tito Livio in merito al prodigium di una pioggia di sangue avvenuto nel 183 a.C. e nel 181 a.C.

L’anno prima della fondazione di Lucca!

 

L’area Volcani, probabilmente un locus substructus, era circa 5 metri più alta rispetto al Comitium e da essa i re e i magistrati della prima repubblica, prima che fossero costruiti i rostra, si rivolgevano al popolo. Sul Volcanal c’era anche una statua in bronzo di Orazio Coclite, che era stata qui spostata dal Comizio, un locus inferior, dopo essere stata colpita da un fulmine. Aulo Gellio racconta che furono chiamati alcuni aruspici per espiare il prodigio, ma questi mossi dal malanimo fecero spostare la statua in un luogo più basso, dove non batteva mai il sole. L’inganno fu però scoperto e gli aruspici giustiziati; in seguito si scoprì che la statua doveva essere posta in un luogo più alto e così fu fatto sistemandola nell’area Volcani.

Già nel 304 a.C. nell’area Volcani fu costruito un tempio alla Concordia dedicato dall’edile curule Gneo Flavio. Nel corso del tempo, il Volcanale sarebbe stato sempre più ristretto dagli edifici circostanti fino ad essere ricoperto del tutto. Il culto era comunque vivo ancora nella prima metà età imperiale, come testimonia il ritrovamento di una dedica di Augusto nell’anno 9 a.C..

 

Agli inizi del XX secolo furono ritrovate, dietro l’Arco di Settimio Severo, alcune antiche fondazioni in tufo che probabilmente appartenevano al Volcanale e tracce di una specie di piattaforma rocciosa, lunga 3,95 metri e larga 2,80, che era stata ricoperta di cemento e dipinta di rosso. La sua superficie superiore è scavata da varie canaline e di fronte ci sono i resti di una canale di drenaggio fatto di lastre di tufo. Si avanzò l’ipotesi che si trattasse dell’ara stessa di Vulcano. La roccia mostra segni di danni e di riparazioni e nella superficie ci sono alcune cavità, rotonde e squadrate, che hanno una qualche rassomiglianza con le tombe e sono perciò state considerate tali da alcuni autori in passato, che, dopo la scoperta di antiche tombe a cremazione nel Foro, sostennero che in origine il Volcanale fosse il luogo dove venivano bruciati i corpi.

 

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