Nell’Antica Roma, 21 Gennaio: terzo giorno di Fornacalia, in onore della Dea Fornix, Fornace, con distribuzione di pane e di mola salsa

 

 

La mola salsa era una focaccia sacra, antenata diretta dell’Ostia cristiana, utilizzata nei riti religiosi dell’antica Roma.

 

di Daniele Vanni

 

Di nuovo si cuoceva e si offriva la mola salsa alla Dea Fornix (Fornace)e il pane alla gente. Soprattutto i poveri, si giovavano di queste elargizioni festive, pagate, a questo fine, dallo stato.

E non a caso collocate (come i doni natalizi o la Befana con le sue questue!) proprio nel pieno dell’inverno, quando le antiche società agricole, di più, soffrivano i morsi della fame, quando le scorte erano finite o quasi e la natura non offriva ancora nuovi raccolti o prodotti, la neve spesso copriva tutto, allontanando animali, pesci e uccelli.

 

La mola salsa era la focaccia sacra utilizzata nei riti religiosi dell’antica Roma.

 

Veniva offerta alla divinità, distribuita in piccoli pezzi ai credenti, quale atto di purificazione, oppure utilizzata per cospargere gli animali destinati al sacrificio; “immolare“, infatti, ha il significato di “ricoprire con mola salsa”.

E tutto questo non può non ricordare da vicino, molto da vicino, il rito della Comunione!

 

La focaccia sacra veniva confezionata dalle Vestali (come le Particule, cioè le Ostie dalle Suore!) per le principali festività della Religione romana e, in particolare, per iVestalia, i Matralia, i Fornacalia, i Lupercalia ed i giorni dedicati a Giove (Epulum Iovis).

 

 

 

 

 

 

Preparazione della mola salsa

 

Sostanzialmente,la mola salsa è una focaccia di farro, salata in superficie.

La sua preparazione, esclusivamente concessa alla Vestali, seguiva un rituale particolarmente rigoroso.

 

Il farro doveva essere raccolto, a giorni alterni, nel periodo compreso tra le none e le idi di maius (dal 7 al 15 maggio), mese sacro alla dea Maia,protettrice dei raccolti e della vegetazione.

Il raccolto era portato alla Casa delle Vestali, le quali provvedevano a sgranare le spighe, tostare i grani e macinarli finemente.

 

La farina così ottenuta, veniva impastata con acqua di fonte perennee manualmente formata in tondi schiacciati (tonda proprio come l’Ostia cristiana!) da mettere a cuocere nel forno del Tempio di Vesta.

 

Contemporaneamente, le Vestali preparavano la muries: un condimento formato da sale triturato nel mortaio, posto in una terrina e mescolato con acqua, sempre di fonte perenne. Dopo averla sigillata con gesso, le Vestali inserivano la terrina nel forno sacro, allo scopo di asciugare l’acqua in eccesso. Con la muries veniva cosparsa la mola salsa appena sfornata.

 

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