Nell’Antica Roma, 21 e 22 Febbraio: Feralia, feste dedicate ai defunti, che si onoravano, mangiando tutti attorno ad una sedia vuota!

 

In particolare, il 22 febbraio è il giorno in cui gli antichi romani onoravano con i Feralia la memoria dei defunti, mangiando presso le loro tombe attorno ad un seggio, riservato al defunto stesso, che indicava la sua presenza e prendeva il nome di «cattedra» (sedia). Dal IV secolo il cristianesimo ha fatto propria la festa, incominciando ad onorare la «cattedra» di san Pietro.

 

di Daniele Vanni

 

I Feraliaerano festività dell’antica Roma dedicate ai morti; corrispondevano all’ultimo giorno dei Parentalia e vi avevano luogo cerimonie pubbliche con offerte e sacrifici ai Mani a nome di tutta la città.

 

Riti e tradizioni

 

I Feralia erano antiche festività pubbliche romane che si celebravano ogni anno il 21 ed il 22 febbraio, come si ricava da una lettera di Cicerone ad Attico. Quel giorno segnava la fine dei Parentalia, un periodo di nove giorni (13-21 febbraio) in onore dei defunti. Come ricorda Ovidio nel secondo libro II dei Fasti, il termina «Feralia» era etimologicamente legato all’usanza di “portare” (in lingua latina: fero) doni ai morti. Nei Feralia infatti i cittadini romani recavano offerte alle tombe dei propri antenati defunti che consistevano nella consegna, sopra un vaso di argilla, di ghirlande di fiori, spighe di grano, un pizzico di sale, pane imbevuto nel vino e viole sciolte; erano permesse anche offerte supplementari, ma i morti erano placati solo con le offerte rituali. Queste semplici offerte per i morti erano state introdotte nel Lazio forse da Enea, che aveva versato vino e violette sulla tomba di Anchise. Ovidio narra che una volta in cui i Romani avevano trascurato di celebrare le Feralia perché impegnati in una guerra, gli spiriti dei defunti erano usciti dalle tombe, urlando e vagando per le strade rabbiosamente. Dopo questo episodio, erano stati prescritte cerimonie riparatrici e le orribili manifestazioni errano cessate.

 

Nel giorno delle Feralia, che pure non era considerato nefasto, i templi rimanevano chiusi, i magistrati non potevano indossare la toga pretesta e non venivano celebrati matrimoni.

 

Il 21, erano Feralia a Giove

 

In particolare, il 22 febbraio è il giorno in cui gli antichi romani onoravano con i Feralia la memoria dei defunti, mangiando presso le loro tombe attorno ad un seggio, riservato al defunto stesso, che indicava la sua presenza e prendeva il nome di «cattedra» (sedia). Dal IV secolo il cristianesimo ha fatto propria la festa, incominciando ad onorare la «cattedra» di san Pietro.

 

 

Larunda

 

Larunda (anche Larunde , Laranda , Lara ) era una ninfa naiade , figlia del fiume Almo nei Fasti di Ovidio.

 

L’unica mitografia nota allegata a Lara è piccola, tarda e poetica, arrivando da Ovidio.

Era famosa sia per la bellezza che per la loquacità (una caratteristica che i suoi genitori cercavano di frenare).

Era perciò incapace di mantenere i segreti, e così rivelò alla moglie di Jupiter, Giunone la sua relazione con Juturna (la compagna ninfa di Larunda e moglie di Giano).

Per aver tradito la sua fiducia, Giove tagliò la lingua di Lara e ordinò a Mercurio, lo psicopompo, di condurla ad Averno, alla porta degli Inferi e nel regno di Plutone.

Mercurio, tuttavia, s’innamorò di Lara e fece sesso con lei lungo la strada. Lara divenne così madre di due bambini, indicati come i Lari, divinità invisibili della famiglia.

Tuttavia, doveva rimanere in una casetta nascosta nel bosco in modo che Giove non la trovasse. Come una piccola “casetta”, un’edicola domestica hanno i Lari nella casa romana. Una casetta che ricorda molto quella del presepe.

 

Larunda è probabilmente identico a Muta “il muto ” e Tacita “il muto”, ninfe o dee minori.

Ovidio menziona il mito di Lara e Mercurio in connessione con il festival di Feralia il 21 febbraio.

Lara/Larunda è talvolta associata ad Acca Larentia, il cui giorno di festa è stata la Larentalia il 23 dicembre.

 

 

Dea Tacita

 

Nella mitologia romana , Dea Tacita (“la dea silenziosa”) era una dea dei morti.

Ovidio nei Fasti include un passaggio che descrive un rito che propizia la Dea Tacita per: “sigillare bocche ostili / e lingua ostile” a Feralia il 21 febbraio.

In tempi successivi, fu equiparata alla naiade Larunda.

In questa veste, Dea Tacita è stata venerata ad un festival chiamato Larentalia, il 23 dicembre.

 

Dea Mutae I Tacitae sono stati invocati per distruggere una persona odiata: in un’iscrizione di Cambodunum in Raetia, qualcuno chiede “ut mutus sit Quartus” e “erret fugiens ut mus”.

Queste dee silenti sono la personificazione del terrore dell’oscurità.

Plutarco, che descrive Tacita come una Musa, afferma che Numa Pompilio attribuì Tacita per la sua visione oracolare e insegnò ai Romani ad adorarla.

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