Nell’Antica Roma, 20 Giugno: Festa di Giove Summano, che dà il nome a Monsummano, monte dei fulmini!

 

di Daniele Vanni

 

 

Vi siete mai chiesti perché la montagna sopra Montecatini si chiami con il paese del Giusti, in questo modo? Era evidentemente come tutta la Palude di Fucecchio sottostante, come dimostrano i reperti, terra etrusca.

Summano o Sommano (in latino Summānus, dall’etrusco Summamus) era nella mitologia etrusca e poi in quella romana il Dio dei tuoni e dei fenomeni atmosferici notturni, contrapposto a Giove, dio dei tuoni diurni, e alcune volte associato a quest’ultimo come Giove Summano.

 

 

A Giove Summano, venivano fatte offerte votive, come segno propiziatorio, prevalentemente costituite da focacce di farina, latte e miele a forma di ruota, dette Summanalia.

La ruota, al di là della praticità di fare una focaccia rotondas, è qui un chiaro simbolo solare. Anche perché sulla focaccia erano spesso disegnati dei raggi.

 

 

Etimologia

 

 

L’etimolgia è alquanto dubbia. Il nome potrebbe derivare dal latino “sub-manus” ossia “che precede la mattina” o, meno probabile, da “Summus Manium” cioè “il più grande dei Mani”, ma non ha senso, visto l’origine etrusca!

Più facile che derivi da Manth o Manto (lo stesso Dio che dà origine al nome di Mantova) che assieme a sua moglie Mania sono gli dei dell’oltretomba, (e tra l’altro, il nome più antico di Mantus era Orco, che fu il primo dio romano dell’oltretomba, associato, guarda caso alle grotte che qui non mancano! poi suffragati tutti da Plutone-Ade)

 

Culto

 

Un tempio in onore di Summano, costruito nel 278 a.C. sorgeva a Roma non lontano dal Circo Massimo.

Ogni 20 giugno, giorno del solstizio d’estate, ricorreva la festa del dio, al quale venivano fatte offerte e sacrifici di animali.

Nel 197 a.C. però questo tempio venne colpito, guarda caso! da un fulmine. Si racconta che il fulmine colpì proprio la statua del dio, staccandogli la testa la quale cadde poi nelle acque del Tevere!

E forse la leggenda, ci narra la decadenza di questo culto.

Questo fatto fu intanto interpretato come se il dio pretendesse un tempio tutto suo; così lo ebbe e gli fu dedicato nel Circo Massimo.

 

Dopo aver avuto il proprio tempio, pare che Summano si staccò da Giove, per diventare uno degli dei Infernali, addetto ai fulmini notturni.

 

Secondo Marziano Capella (De nuptiis 2.164) Summanus è un altro nome per indicare Plutone come il “più alto” (summus) del Manes.

 

 

Questa identificazione è ripresa dai successivi scrittori come Camões (“Se nel regno tenebroso Summanus ‘/ punizione più severa ora sopportare …”) e Milton , in una similitudine per descrivere Satana in visita a Roma:

“Proprio così Summanus, avvolto in un vortice di fumo fiamma blu, cade su persone e città “.

 

Sant’Agostino ricorda che in tempi precedenti Summanus era stato più elevato di Giove, ma con la costruzione di un tempio che era più magnifico di quello di Summanus, Giove è diventato più onorato…

Molto più facile, però come abbiamo visto, che fosse divinità etrusca, assimilata poi dai Romani.

 

 

 

 

Tempio di Giove Tonante

 

Il tempio di Giove Tonante fu un tempio romano eretto durante il principato di Augusto nella città di Roma.

Non sono state trovate testimonianze archeologiche dell’edificio, probabilmente distrutto durante un incendio nel I secolo.

L’esistenza del tempio è però attestata da alcuni passi di Gaio Svetonio Tranquillo, che lo cita nella sua opera Vite dei dodici Cesari.

 

Storia

 

Il tempio venne eretto da Ottaviano per tener fede ad un voto fatto durante le guerre cantabriche, in Spagna, in un episodio del 26 a.C.: Svetonio riferisce che mentre l’imperatore veniva trasportato su una lettiga durante una marcia notturna, il fulmine uccise il servitore che lo precedeva con la fiaccola e per ringraziare la divinità di avergli concesso la salvezza, fece voto della costruzione di un tempio.

 

« Consacrò un tempio a Giove Tonante per uno scampato pericolo: durante una marcia notturna, al tempo della spedizione contro i Cantabri, un fulmine aveva colpito la parte anteriore della sua lettiga e ucciso il servo che lo precedeva con una fiaccola. »

 

(Svetonio, De vita Caesarum, Divus Augustus, 29.3)

 

La costruzione dovette iniziare dopo il ritorno di Ottaviano a Roma nel 24 a.C. e il nuovo edificio fu inaugurato il 1º settembre del 22 a.C.[2]. Plinio il Vecchio riferisce, nella sua Naturalis historia, che il tempio venne costruito interamente in marmo e che ospitava la statua del dio opera dello scultore Leocare. Un aneddoto narra in proposito del tempio di un sogno di Augusto, nel quale Giove Ottimo Massimo, venerato nel massimo tempio cittadino capitolino, si sarebbe lamentato di venire trascurato, e Augusto gli avrebbe risposto di aver creato con la costruzione del nuovo tempio un portiere per l’area sacra a lui dedicata.

 

« Sognò che Giove Capitolino si lamentava che gli erano stati sottratti i suoi adoratori e che egli aveva risposto di aver messo Giove Tonante presso di lui come portiere. »

 

(Svetonio, De vita Caesarum, Divus Augustus, 91.)

 

Sebbene le fonti indichino chiaramente la sua posizione alle pendici del Campidoglio verso il Foro Romano, manca qualsiasi resto di questo antico edificio: un’immagine si trova su una moneta di Augusto, che lo mostra con facciata esastila, ossia con sei colonne frontali, con una statua del dio intento a reggere uno scettro. Tra il XVI e il XIX secolo le rovine del tempio di Vespasiano, anch’esso collocato alle pendici del Campidoglio, venivano erroneamente identificate per quelle del tempio di Giove Tonante, come si evince da alcune stampe, tra cui una di Giovanni Battista Piranesi.

 

 

 

 

 

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