Nell’Antica Roma, 1º gennaio: Feste di Esculapio e Vejove

 

A Roma, tutte le calendae, cioè ogni inizio mese, erano sacri a Giunone. In questo giorno venivano chiamati ad alta voce (da cui il nome, calendae,che poi genera: calendario) i giorni stabiliti per i pagamenti.

 

 

di Daniele Vanni

 

Tutte le calendae, cioè l’inizio di ogni mese, nel quale venivano chiamati ad alta voce (da cui il nome, che poi genera: calendario) i giorni per i pagamenti, erano sacri, a Roma, a Giunone.

 

Non a caso, la divinità, (tipicamente italica e poi sovrapposta alla greca Era, sorella e moglie di Zeus) era strettamente  legata al ciclo lunare, assisteva al parto, al matrimonio e quindi allo stato, quindi garante anche dei debiti verso di esso e verso i privati che a Roma aveva no poca distinzione.

 

Ve n’era una in particolare di calende, quella di gennaio, che con la riforma del calendario voluta da Giulio Cesare, apriva l’anno, che era celebrata in particolar modo, perchè era il giorno in cui, a partire dal 153 a.C. (con esattezza storica), ma già dall’inizio del III° sec. a.C., i Consoli romani entravano in carica.

 

Ve n’era una in particolare di calende, quella di gennaio, che con la riforma del calendario voluta da Giulio Cesare, apriva l’anno, che era celebrata in particolar modo, perchè era il giorno in cui, a partire dal 153 a.C. (con esattezza storica), ma gia dall’inizio del III° sec. a.C., i Consoli romani entravano in carica.

In questa data, si festeggiavano Esculapio e Veiove.

 

 

Asclepio o Esculapio(greco Ἀσκληπιός, traslitterato Asklēpiós; latino Aesculapius) è un personaggio della mitologia greca.

Figlio di Apollo e di Arsinoe secondo Esiodo, oppure di Apollo e Coronide per Pindaro,un semidio e dunque uomo mortale per Omero, si diceva fosse stato istruito nella medicina dal centauro Chirone, o che avesse ereditato tale proprietà dal padre Apollo.

Divenne poi il dio della medicina, al pari di suo padre, ed era una divinità molto adorata dal popolo, in quanto benevola con gl’infermi.

La costellazione dell’Ofiucorappresenta il suo mito. Non a caso l’unica fra le 13 dello Zodiaco, che non ha dato il nome ad un segno astrologico, ma che, come dice, il nome sta a significare” colui che domina il serpente” e sul cadduceo di Asculapio, due serpenti si attorcigliano in una catena che ricorda straordinariamente quella onnipotente del DNA!!!

 

E in Grecia, appunto, Asclepio veniva venerato come il dio della medicina, delle guarigioni e dei serpenti.

Molti riferimenti ad Asclepio sono stati ritrovati anche in ambito “occulto”: la sua capacità di riportare in vita i morti, lo rendeva difatti anche il dio invocato dai negromanti.

Il suo culto aveva il suo centro a Epidauro, (là dove nacque, sette secoli prima di Cristo l’antica psicoanalisi! Con tanto di “incubatio”, cioè una specie di corsia dove si ricoverava il pellegrino-paziente, l’ uso di sostanze per favorire il trance ed i sogni,  l’interpretazione dei sogni in funzione terapeutica e la cura discendente. Ma, non a caso sede del più bel teatro antico, dove assistere alle tragedie, che rappresentavano i riti e i miti fondanti della società, ai quali, l’io ritrovato nella cura doveva adeguarsi, aderire, se voleva completa guarigione!).

Ma era onorato anche a Pergamo.

Secondo il mito, Apollo s’innamorò di Coronide, mentre ella faceva il bagno in un lago. Coronide era la figlia di Flegias, mitico figlio di Ares e re della Tessaglia (Eolia) nella vallata del fiume Peneo, che scorre vicino alle Meteore, a Trikala, che sarebbe la città natale di Esculapio e a Larissa, prima di sfociare con un bellissimo delta, nell’Egeo.

Qui era il regno dei Lapiti, imparentati, ma nemici dei Centauri (non a caso qui abitava Chirone che educò tanti eroi e semidei, tra i quali, Esculapio). Qui si scatena la Centauromachia, tra i selavggi e selvatici centauri, metà bestie e metà uomini che bevono e si ubriacano con il vino (rappresentando forse popolazioni barbare che penetrano dalla pianure danubiane) e i Lapiti che bevono il vino mescolato conl’acqua e rappresentano la civiltà.

I due, Apollo (che sarebbe stato capostipite sia dei lapiti che dei centauri!) e Coronide consumarono la loro passione, poi il dio andò via, lasciando un corvo a guardia della ragazza. Coronide decise di sposarsi con Ischys, e il corvo, quando li vide assieme, volò da Apollo per riferire, ma il dio, preveggente, già sapeva!

Quando scoprì che Coronide era incinta (di Apollo!), il dio decise di punire il corvo, tramutandogli le piume da bianche in nere,poiché non aveva allontanato Ischys da Coronide o non lo aveva accecato.

Chiese ad Artemide di vendicare il suo onore, e lei uccise Coronide trafiggendola con un dardo, per vendicare il fratello disonorato. Apollo, però, decise di salvare il piccolo che Coronide aveva in grembo, e chiese ad Ermes di estrarlo dal corpo della madre.

Apollo decise di dare al piccolo il nome di Asclepio e di consegnarlo al centuro Chirone, massimo educatore! che abitava lì vicino, in Tessaglia.

Flegias, per vendicare la morte della figlia Flegias tentò di incendiare il tempio di Apollo a Delfi (il santuario più importante della Grecia). Non venne però perdonato per questo affronto, tanto che il dio, dopo averlo crivellato di frecce, lo scaraventò nel Tartaro e per condanna dovette stare per l’eternità con un grosso masso sempre sul punto di cadergli addosso schiacciandolo. La sua storia è narrata nell’Eneide e nella Thebais di Stazio e Dante lo cita nell’Inferno, nel girone degli iraconi (e accidiosi per mancanza di ira!).

Secondo il mito, il semidio Asclepio ricevette dalla dea Atena il dono di cambiare il suo sangue con quello di Medusa la Gorgone.

Prima trasfusione della storia!

Da allora, il sangue che sgorgava dalle vene del suo fianco sinistro (quello istintivo inconscio?)era velenoso e portatore di sventure, ma quello del fianco destro (la parte razionale, della coscienza?) aveva il potere di guarire qualsiasi malattia e persino di fare risorgere i morti,ciò fece arrabbiare sia Zeus che Ade, poiché l’afflusso dei morti dell’oltretomba diminuiva. Secondo una variante del mito, Asclepio stesso, inventò una tecnica di guarigione che gli permetteva di guarire ogni tipo di ferita ed ogni tipo di malattia, facendo addirittura risorgere i morti).

Proprio per questi poteri simili a quelli di un negromante, ovvero guarire i mali, riportare in vita i morti e garantire una vita straordinariamente lunga, Zeus decise di fulminarlo, perché temeva che il particolare potere che Esculapio condivideva con gli uomini avrebbe potuto minacciare la fede negli dei, annullando di fatto la sostanziale differenza fra divinità e uomini, ovvero l’immortalità!

Un po’ come l’albero e le mele di Adamo edEva!

Apollo però, si sentì oltraggiato per il trattamento severo riservato a suo figlio e si vendicò uccidendo i tre Ciclopi che forgiavano le folgori di Zeus.

Per placare Apollo, Zeus rese Asclepio immortale facendolo diventare un “dio minore”(date le circostanze non era certo possibile riportarlo in vita e poi così Zeus, relegandolo a dio minore si sentiva tutelato!), tramutandolo nella costellazione di Ofiuco. Dunque Asclepio, che era nato come semidio, divenne un dio sotto forma di costellazione.

Già nell’Iliade gli si attribuiscono due figli:

 

Macaone, che combatté a Troia e fu ucciso da Euripilo;

Podalirio, medico.

In stadi posteriori della leggenda gli si attribuisce una moglie (Epione, o Lampezia) da cui Asclepio ebbe cinque figlie:

 

Igea, la salute;

Panacea, che aveva il dono di curare tutte le malattie;

Iaso, personificazione della guarigione;

Egle, madre delle Grazie;

Acheso, che sovrintendeva al processo di guarigione;

 

I nomi delle figlie sono tutti collegati al concetto di “buona salute”.

Ebbe inoltre tre figli maschi:

Telesforo, dio della convalescenza;

e i già citati: Macaone e Podalirio.

Asclepio divenne così bravo nell’arte medica, che riuscì anche a risuscitare i morti, come fece con Ippolito, con l’aiuto di Artemide.

Nell’antica Grecia si pensava che bastasse dormire in un santuario consacrato ad Asclepio, per guarire da ogni malattia. In ogni tempio c’era almeno un serpente, che proveniva dal santuario di Asclepio ad Epidauro, in quanto si credeva che fossero animali sacri per la divinità, poiché simbolo del rinnovamento.

Forse il cambio di pelle…psicoanalitico!

Uccidere un serpente di un tempio di Asclepio era considerato come un grande sacrilegio.

Il bastone di Asclepio spesso viene confuso con il Caduceo di Ermes, e spesso tale bastone viene nominato come Caduceo.

L’ignoranza dei medici e dei loro ordini!!!

Quello di Hermes è alato, come il simbolo medicale per errore, e caduceo, vuol dire araldo, che annuncia la notizia e quindi dovrebbe essere il simbolo dei giornalisti! ma anche con i due serpenti, il bene ed il male, l’equilibrio: infatti Hermes dirime le liti e il caduceo veniva presentato agli ambasciatori.

Asclepio, invece, il vero medico! aveva un bastone senza ali ed un solo serpente, proveniente da Epidauro, e il bastone aveva poteri terapeutici, ed era capace di guarire ogni tipo di malattia.

 

Asclepio in Grecia

In Grecia, per ringraziare di una guarigione il Dio, si era soliti sacrificare un gallo. Tale animale infatti, era considerato il migliore e più gradito alla Divinità. Un esempio di questa pratica lo troviamo nel Fedone di Platone, il celebre dialogo che riporta la morte di Socrate. Quest’ultimo, prima di morire chiede che venga sacrificato un gallo ad Asclepio. Il motivo di tale richiesta rimane tuttora fonte di dibattito.

 

Esculapio a Roma

Esculapio è l’adattamento latino (Aesculapius) del nome greco Asklepios, ma si tratta dello stesso dio.

Il suo culto fu introdotto a Roma sull’Isola Tiberina nel 291 a.C.

La tradizione vuole che in quell’anno la popolazione della città fosse colpita dalla peste. Dopo aver consultato i Libri sibillini, il Senato romano decise di costruire un tempio dedicato al dio, e a questo scopo fu inviata una delegazione ad Epidauro per ottenere la statua del dio.

Al ritorno, mentre la barca che trasportava la statua risaliva il Tevere, un serpente, simbolo del dio, sceso dall’imbarcazione, nuotò verso l’isola Tiberina. L’evento fu interpretato come volontà del dio di scegliere il luogo dove sarebbe sorto il suo tempio, che sull’isola fu costruito. Tutt’oggi sull’isola sorge uno degli ospedali più importanti d’Europa, il Fatebenefratelli.

 

 

 

 

VEIOVE

 

Veiove (latino Vediovis) è un dio romano, e prima etrusco! oggetto di culto fin da età molto antica, ma la cui esatta natura non è del tutto chiara.

Per gli Etruschi, Veive è il dio della vendetta!

Sappiamo che Veiove è il protettore dell’Asylum, il bosco sacro di rifugio che si trovava nella sella del Campidoglio (inter duos lucos, cioè ” tra i due boschi sacri”).

Il dio è raffigurato con un pilum (“giavellotto”) e una capra.

Il pilum (collegato a Pilumnus) sarebbe il simbolo del fulmine e la capra (collegata a Fauno e Fauna) sarebbe il simbolo di lussuria e fecondità.

 Aulo Gellio descrive la statua di culto nel tempio sul Campidoglio, come un dio giovane armato di arco e frecce, con accanto una capra che gli era stata sacrificata.

Gli era probabilmente dedicato l’agonium del 21 maggio.

Nel 194 a.C. gli fu dedicato anche un santuario nella parte nord dell’Isola Tiberina: è quindi da pensare ad un collegamento con Asclepio.

 

 

VEIOVE ROMANO

 

VEIOVE(latino VEDIOVIS) è un Dio romano, estratto da un Dio giovanile infernale italico, protettore della fecondità e del bosco sacro, forse di origine etrusca.

Fu protettore dell’Asylum, il bosco sacro di rifugio che si trovava nella sella del Campidoglio (inter duos lucos, cioè ” tra i due boschi sacri”).

Luogo sacro riproducente in scala il “Latium” indicato come regione-rifugio…ad iniziare da Enea a quanti dall’est erano giunti sul mar dei Tyrrenoi.

“Si tratta quindi di ritualità rientranti nell’ambito di ciò che i Romani chiamarono “sacre cerimonie private” che, come spiega Sesto Pompeo Festo, “si compiono per singoli individui, o per singole famiglie o stirpi”.

In quest’ultimo caso, però, il confine tra pubblico e privato è davvero molto sfumato, come sembra fosse la celebrazione dell’Agonium Veiovis del 21 Maggio, in cui si festeggiavano coloro che, come i gentiles Iulii [discendenti diretti da Ascanio], avevano varcato queste soglie… e una statuetta di Veiove è stata trovata nei pressi dell’heroon [sacrario] di Enea a Lavinio.

Veiove, associato in alcune monete con i Lari protettori dello Stato Romano, è un Giove tellurico, il Guardiano della soglia, l’Achèron o Charun greco, la deità che bisognava affrontare e superare per potere accedere all’immortalità. Questi immortali, gli Dei animati di Cornelio Labeone erano chiamati Dei novensiles [Dèi recenti] e assimilati ai Peanti e ai Lares Viales [Lari Protettori dei “Viaggiatori”

Mentre Giove sta nelle vette e nel cielo da cui governa i fulmini e i temporali, Veiovis, o anche Vediovis, sembra ne rappresentasse il lato infero e pure ostile e calamitoso. Ma per i Romani la morte portava solo sfortuna, buio, cessazione della vita e nostalgia di questa, che esprimevano le anime vaganti… e più se ne tenevano lontani meglio era!

Eppure le immagini di Veiovis lo ritraggono giovinetto, un efebo armato di fulmini e con una pelle di capra.

Strano (ma forse lo è per contrasto!) per un’immagine funerea e ctonia, anche perchè è bellissimo.

Torniamo allora alla Dea Capra, in Grecia era Amaltea, declassata a vera capra, cui Giove stacca senza complimenti un corno e crea il corno dell’abbondanza, nonostante fosse stato da sempre tra le braccia delle Dee Madri.

Così la cornucopia, simbolo di abbondanza ma pure di corno lunare, passa a Giove.

Ma in suolo italico la faccenda è diversa, la cornucopia rimane a Cerere, a Opi, a Pomona, a Fortuna, insomma alle Dee.

La Dea Capra dal dolce latte viene assimilata a Giunone Caprotina, avvolta guardacaso da una pelle di capra che le ricopre il venerando capo.

Tutto fa supporre che Veiovis fosse un giovine Dio figlio della grande Dea, di cui conserva l’attributo della pelle, e la capra, si sa, è simbolo di lussuria e proliferazione. Non a caso Fauni e Satiri avevano alcune fattezze di capra, anzi di caproni.

Share