Nell’Antica Roma, 19 Dicembre: Opalia

(e terzo giorno Saturnalia)

 

In parallelo con gli Opiconsivia, celebrati il 25 Agosto, nel pieno più pieno dell’Estate, adesso, nei giorni più bui dell’anno, si festeggiava la Dea Opi, la Madre Terra personificazione dell’abbondanza agricola

 

di Daniele Vanni

 

La Dea Opiera considerata la moglie di Saturno ed era associata al suo culto.

Alla sua protezione era affidato il grano mietuto e riposto nei granai.

È per questo raffigurata con una cornucopia, con del grano o con uno scettro.

A Lei furono dedicati due santuari, uno sul Campidoglio e l’altro nel Foro.

 

Origini

La tradizione romana le attribuisce origini sabine, in quanto culto introdotto a Roma da Tito Tazio, il re sabino che secondo la leggenda avrebbe regnato su Roma con Romolo.

A Roma fu associata nel culto a Saturno e a Conso, forse inizialmente sposa di quest’ultimo, da cui la denominazione Consiva.

Nel latino scritto del tempo, al nominativo singolare Ops gli autori classici preferivano Opis. Secondo Sesto Pompeo Festo:

 

« Opis dicta est coniux Saturni

per quam voluerunt terram significare,

quia omnes opes humano generi terra tribuit »

 

« Si dice che Opi sia moglie di Saturno

Tramite lei si esplica la terra,

poiché la terra distribuisce tutti i beni al genere umano.»

(Sesto Pompeo Festo, 203:19)

 

La parola latina ops significa ricchezza, abbondanza, doni, munificenza ed è anche correlata ad opis, la quale significa lavoro, in particolare quello agrario. Tale attività poteva essere intesa come sacra ed infatti era spesso accompagnata da rituali sacri per ottenere il favore delle Divinità ctonie, come Ops, Conso e Dis Pater.

Il termine Ops si confronta con il sanscrito ápnas (“beni, proprietà”).

 

Divinità associate e parzialmente sovrapposte

Opi si distingue non sempre agevolmente da Abbondanza, la quale dispensava ricchezze non solo agrarie, nonché da Annonia, in quanto quest’ultima presiedeva esclusivamente ad una stagione, a sua volta distinta da Cerere, dea della fertilità e dei raccolti. Sempre della fertilità, ma anche femminile, era Bona Dea. Tutte e cinque si distinguevano da Tellus, la quale presiedeva tutta la terra, dalle ricchezze agrarie a quelle minerarie ed ai defunti. Tellus aveva un equivalente maschile, Dis Pater o Dite.

All’uomo moderno, Opi, Abbondanza, Annona, Cerere, Bona Dea e Tellus possono essere confuse come sei invocazioni differenti della stessa figura, che successivamente fu identificata con la anatolica Cibele, la gallica Rosmerta, nonché con le greche Demetra e Rea.

Tale molteplicità di figure si può in gran parte ricondurre al fatto che il culto romano arcaico, più che essere politeista, credeva a molte essenze di tipo divino: degli esseri invocati i fedeli non conoscevano molto più che il nome, le funzioni e il numen di questi esseri, ossia il loro potere, si manifestava in modi altamente specializzati. Poiché la coltura della terra e la raccolta delle messi occupava un ruolo centrale nella vita di allora, ne consegue l’interesse, la profusione dei riti, dei modi di invocazione e persino il numero delle figure invocate.

 

Culto

Le furono dedicati due santuari, uno sul Campidoglio e l’altro nel Foro, e in suo onore si celebravano le feste tradizionali degli Opiconsivia il 25 agosto e degli Opalia il 19 dicembre.

Alla sua protezione era affidato il grano mietuto e riposto nei granai. È raffigurata con una cornucopia, con del grano o con uno scettro.

 

Cornucopia

La cornucòpia, letteralmente “corno dell’abbondanza”, (dal latino cornu, “corno” e copia, “abbondanza”), è un simbolo mitologico di cibo e abbondanza.

Secondo la mitologia greca è il corno perduto dal fiume Acheloo nella lotta con Ercole per Deianira e riempito dalle Naiadi di fiori e di frutta, come simbolo dell’abbondanza, alludendo con ciò alla fertilità della valle dove scorreva l’Acheloo e all’imbrigliamento del fiume stesso per opera di qualche principe velato sotto il nome del semidio.

In forma di corno traboccante frutta e fiori, è spesso presente nei dipinti in braccio alla figura simbolica dell’abbondanza.

 

Altri significati

Opi era anche una fanciulla iperborea insidiata da Orione; ma forse era soltanto un altro nome di Artemide.

 

Divinità romane parzialmente sovrapposte

 

Abbondanza

Annona

Cerere

Tellus

Bona Dea

 

Divinità correlate

 

Pomona

Conso

Saturno

Dis Pater

 

Divinità non romane corrispondenti

 

Cibele

Rosmerta

Rea

Demetra

 

 

19 Dicembre, terzo giorno dei Saturnali

 

I Saturnali sono un ciclo di festività della religione romana, dedicate all’insediamento nel tempio del dio Saturno e alla mitica età dell’oro; si svolgevano dal 17 al 23 dicembre (periodo fissato in epoca imperiale da Domiziano).

I Saturnali avevano inizio con grandi banchetti, sacrifici, in un crescendo che poteva anche assumere talvolta caratteri orgiastici; i partecipanti usavano scambiarsi l’augurio “io Saturnalia!”, accompagnato da piccoli doni simbolici, detti strenne. All’inizio della tradizione, rametti di verbena.

Durante questi festeggiamenti era sovvertito l’ordine sociale: in un mondo alla rovescia, gli schiavi potevano considerarsi temporaneamente degli uomini liberi, e potevano comportarsi di conseguenza; veniva eletto, tramite estrazione a sorte, un princeps -una sorta di caricatura della classe nobile- a cui veniva assegnato ogni potere. In realtà, la connotazione religiosa della festa prevaleva su quella sociale e di “classe”. Il “princeps” era in genere vestito con una buffa maschera e colori sgargianti tra i quali spiccava il rosso (colore degli dèi). Era la personificazione di una divinità infera, da identificare di volta in volta con Saturno o Plutone, preposta alla custodia delle anime dei defunti, ma anche protettrice delle campagne e dei raccolti.

In epoca romana si credeva che tali divinità, uscite dalle profondità del suolo, vagassero in corteo per tutto il periodo invernale, quando cioè la terra riposava ed era incolta a causa delle condizioni atmosferiche. Dovevano quindi essere placate con l’offerta di doni e di feste in loro onore nonché indotte a ritornare nell’aldilà, dove avrebbero favorito i raccolti della stagione estiva. Si trattava insomma di una sorta di lunga “sfilata di carnevale”.

L’equivalente greco del dio romano Saturno era Kρόνος, Krono, il padre di Zeus. Quando i Romani sovrapposero Saturno a Kronos, la divinità ellenica era già da tempo assimilata a Xρόνος, Chrònos, il tempo che scorre. Tale associazione ha generato la figura di Saturno come sovrano di una mitica Età dell’Oro. Esiliato da Zeus e dagli Olimpi suoi figli al termine della Titanomachia, si diceva che Krono avesse spostato il suo regno in un luogo che, Greci prima e Romani poi, chiamavano “Isole Beate”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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