Nell’Antica Roma, 17 Agosto Festa di Portunalia o Tiberinalia, in onore di Portuno, Dio dei porti e delle porte

 

 

Con simboliche chiavi gettate nel fuoco. E poiché il porto era il Tevere: oggi Festa di Tiberino.

Erano quelle di oggi, tra le più antiche divinità italiche.

Portuno, dio degli attraversamenti d’acqua (come il medioevale S. Cristoforo) dei “passaggi” e quindi legato a Giano. Come Tiberino, il fiume  Tevere sul quale era il primo porto e ponte di Roma.

 

di Daniele Vanni

 

 

Portuno (latino Portunus o Portumnus) è il dio romano dei porti e delle porte.

 

Il suo culto pubblico, antichissimo e legato a Giano, ci fa addentrare nella religiosità romana più profonda: era curato a Roma da uno dei dodici flamini minori, il Flamine Portunale.

La sua festività era denominata Portunaliae si celebrava il 17 agosto. Nel tardo calendario filocaliano, la festa del 17 agosto è chiamata Tiberinalia, nome derivato dall’essere celebrata al Porto Tiberino, dove si trova il tempio di Portuno.

 

Negli Scholia Veronensia si ha un breve accenno a ciò che accadeva durante la cerimonia dei Portunalia, ma non è chiaro di cosa si trattasse a causa delle differenti tradizioni manoscritte.

Sembra che uno dei riti più importanti, contemplasse l’atto del gettare delle chiavi nel fuoco. Oppure di portare le chiavi nel Foro per un sacrificio di espiazione. In ogni caso le chiavi avrebbero avuto una parte nella festa, forse come simbolo della casa da purificare.

 

 

Il tempio di Portuno era stato dedicato proprio il giorno dei Portunalia, secondo quanto riferito da Varrone, e si trovava presso il Ponte Emilio, come indicano alcuni antichi calendari romani.

 

Nell’Eneide, Portuno viene invocato da Cloanto durante la gara delle navi e il dio risponde spingendo la nave in avanti.

 

Durante il processo di reinterpretazione delle divinità romane sulla base della mitologia greca, il dio Portuno fu identificato con Palemone, anch’egli protettore dei porti, assorbendone anche i miti, cosicché a Portuno fu attribuita come madre la dea Mater Matuta, che a sua volta era stata assimilata a Leucotea, la madre di Palemone.

 

 

Alcuni studiosi hanno avvicinato Portuno al dio Giano.

Nell’iconografia Portuno veniva rappresentato con le chiavi in mano, in quanto protettore delle porte. Questo aspetto del dio, in passato, ha fatto ritenere ad alcuni studiosi che Portuno potesse essere un duplicato o una “specializzazione” di Giano: la protezione delle entrate.

Portuno è un “genio della navigazione” ed è lui stesso una specie di Giano perché il porto è una specie di porta.

Paul Fabre, in modo simile, afferma che Portuno è una indigitazione di Giano e che in origine sarebbe stato numen dei passaggi ma poi si sarebbe “specializzato” nella protezione del porto di Roma. Georges Dumézil, invece, rifiuta queste assimilazioni e ritiene che sia un processo secondario derivato dalla vicinanza delle funzioni delle due divinità.

 

Etimologia e significato originario

 

I termini latini portus e porta (dai quali viene il nome del dio) sarebbero eredi di una radice indoeuropea protu-.

 

Il nome del dio Portuno potrebbe essere un ricordo di quando i progenitori dei Latini vivevano in villaggi di palafitte.

Da questa radice sarebbe derivato l’avestico peretu, che ha il significato di “passaggio”, specialmente di “ponte” e talvolta di “guado”; nelle lingue celtiche abbiamo il gallico ritu-, il gallese ryd, l’irlandese rith che hanno l’esclusivo significato di “guado”; tra le lingue germaniche, abbiamo il norreno fjörðr (da *ferthu-), anglosassone ford, antico alto tedesco furt, che hanno il significato di “guado”.

 

Portuno sarebbe stato in origine il dio degli attraversamenti d’acqua, (come il medioevale S. Cristoforo) cioè dei guadi e tale interpretazione risalirebbe ai tempi in cui gli antenati dei Latini vivevano in villaggi palafitticoli nell’area centro-europea. In quel contesto, l’accesso al villaggio sarebbe stato contemporaneamente un porto (per l’attracco delle imbarcazioni) e una porta (per l’entrata al villaggio).

 

 

 

 

 

 

l tempio di Portuno è un tempio romano di epoca repubblicana, situato a Roma nell’attuale piazza della Bocca della Verità, dove anticamente si trovava il Foro Boario, poco distante dal Tempio di Ercole e dal più antico porto tiberino.

 

Ebbe a lungo la denominazione di “tempio della Fortuna Virile” e fu identificato solo negli anni venti con il tempio dedicato al dio Portuno, ricordato da Marco Terenzio Varrone.

 

L’edificio si presenta di ordine ionico, tetrastilo (con quattro colonne in facciata) e a pianta pseudoperiptera, ossia con colonne libere anteriormente in corrispondenza del pronao e semicolonne in prosecuzione addossate all’esterno del muro della cella. Le colonne del pronao e quelle collocate agli angoli della cella sono in travertino, le altre in tufo dell’Aniene. Probabilmente anticamente le parti in tufo erano intonacate per ricreare visivamente l’effetto del marmo.

 

La costruzione dell’attuale edificio è stata datata dai materiali rinvenuti nelle fondazioni all’80-70 a.C., ma esistono inoltre tracce di fasi precedenti. Nella fase più antica, datata tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C. presentava un lungo podio in tufo di Grottaoscura, collegato, nel corso del III secolo a.C. al ponte Emilio da un ponticello in muratura. Il tempio si trovava all’interno di un recinto sacro, ma subì modifiche intorno alla prima metà del II secolo a.C., con il rialzamento del terreno, forse dovuto ad una sistemazione degli argini del Tevere.

 

 

Nel IX secolo il tempio venne mutato in chiesa cristiana, prima con il nome di Santa Maria Secundicerii, quindi come Santa Maria Egiziaca patrona delle prostitute.La chiesa venne eliminata per ripristinare l’antico aspetto del tempio nel 1916. L’inserimento della struttura ecclesiastica mantenne intatto l’esterno del tempio; internamente sono ancora visibili gli antichi affreschi altomedioevali che narrano la storia della santa.

 

 

 

Tiberino

 

 

Tiberino è una figura della mitologia romana, era una divinità della natura, legata al fiume Tevere. Secondo la mitologia romana era fratello di Fonto, dio delle sorgenti, e figlio di Giano e di Giuturna, signora delle acque.

 

La sua festa annuale (le Tiberinalia) veniva celebrata l’8 dicembre (o il 17 agosto?), anniversario della fondazione del tempio del dio sull’Isola Tiberina ed era un rito di purificazione e propiziatorio. Orazio, ricordando uno straripamento del fiume dopo la morte di cesare, chiama Tiberino sposo di Ilia o Rea Silvia, che egli avrebbe accolto nelle sue acque, cacciata da Amulio.

Il culto di Tiberino, tradizionalmente fondato da Romolo, ebbe notevole importanza nella topografia sacrale di Roma. Sacra era l’isola Tiberina, sede di un santuario del dio infero Veiove e poi del santuario di Esculapio. Nel libro VIII dell’Eneide il dio Tiberino, in forma di vecchio avvolto da un velo verde grigio e coronato di canne, appare in sogno ad Enea e gli suggerisce di risalire la corrente del fiume fino al Palatino, ove sorge il Pallanteo di Evandro.

 

È una delle più antiche divinità italiche.

 

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Il tempio del dio Portuno a Roma

 

 

Il tempio di Portuno trasformato nella chiesa di Santa Maria Egiziaca (stampa del Piranesi)

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