Nell’Antica Roma, 17-23, 25 Dicembre: i Saturnalia, con al centro il Sol Invictus, predecessore e indicatore della data di nascita del Cristo – Origine e genesi del Natale cristiano

 

 

di Daniele Vanni

 

Sol Invictus

 

Data di celebrazione:    25 dicembre(anche se a Roma fu celebrato in altre date)

Oggetto della celebrazione:   Nascita del Deus Sol Invictus (“Dio Sole invitto”)

Feste correlate:   Saturnalia

Altri nomi: Dies Natalis Solis Invicti (“Giorno di nascita del Sole Invitto”)

Sol Invictus (“Sole invitto”) o, per esteso, Deus Sol Invictus (“Dio Sole invitto”) era un appellativo religioso usato per diverse divinità nel tardo Impero romano: Helios, El-Gabal, Mitra che finirono per essere assimilate, nel periodo della dinastia dei Severi, all’interno di un monoteismo “solare”.

Al contrario, del precedente culto agreste di Sol Indiges(“Sole nativo” o “Sole invocato” – l’etimologia ed il significato del termine indiges sono dubbie, ma io credo di averle spiegate, dando alla parola il significato di divinità presente nell’elenco del Pontefice Massimo!),il titolo Deus Sol Invictus fu formato per analogia con la titolatura imperiale Pius, Felix, Invictus (Devoto, Fortunato, Invitto).

 

Storia del culto

Sol Invictus era il nome religioso usato per diverse divinità nel tardo Impero romano: El-Gabal,Mitra, Sol.

Ma già il sole era adorato a Roma come Apollo(che ne conduce il Carro) e come Helios.

Il culto del Sol Invictus ha origine in Oriente.

Ad esempio le celebrazioni del rito della nascita del Sole in Siria ed Egittoerano di grande solennità e prevedevano che i celebranti ritiratisi in appositi santuari ne uscissero solo a mezzanotte, annunciando che la Vergine aveva partorito il Sole, raffigurato come un infante!

Inutile richiamare alla mente gli orari cristiani del Presepe, la Vergine Maria e Gesù Bambino, splendente di luce, come un Sole!

In particolare, è l’apologeta cristiano Epifanio di Salamina a segnalare che in alcune città d’Arabia e d’Egitto i pagani celebravano una festa dedicata al trionfo della luce sulle tenebre, e incentrata sulla nascita del dio Aîon, generato dalla vergine Kore, con un evidentissimo rimando alla dottrina dell’eterno ritorno: si noti che nella tradizione cosmologica greca “Aîon” era uno degli aspetti del Tempo, inteso nella sua valenza di eterno presente; in greco, inoltre, “kore” è la parola che designa genericamente la “fanciulla” ossia il femminile nelle sue infinite potenzialità, e Kore è anche il nome con cui è nota la figura mitologica di Persefone. La testimonianza di Epifanio è confermata anche da Cosma di Gerusalemme, che ancora nel sec. VII d.C. menziona la celebrazione di analoghe cerimonie nella notte tra il 24 e il 25 dicembre.

 

SOLSTIZIO D’INVERNO

Il solstizio d’inverno nel vecchio calendario Giuliano cadeva il 25 Dicembre e celebrava le nozze della notte più lunga con il giorno più corto.

Una specie di rinascita, di resurrezione del mondo: nel periodo più freddo dell’anno, mentre il seme moriva al buio sottoterra, per poter rinascere, la fonte della vita, del calore, il Sole, cominciava miracolosamente a scaldarci per qualche minuto, qualche secondo in più ogni giorno. Ed i suoi raggi, insensibilmente, tornavano a farsi più forti: certezza di una nuova Primavera!

Il termine solstizioviene dal latino solstitium, che significa letteralmente “sole fermo”, perchè nell’emisfero Nord della Terra, con una certa graduale variazione, nei giorni dal 21 al 24 dicembre, il sole sembra “fermarsi” in cielo, fenomeno tanto più evidente quanto più ci si avvicina all’Equatore.

In quel periodo il sole raggiunge il punto di massima distanza dal piano equatoriale, la notte raggiunge la massima estensione e la luce del giorno la minima. Si verificano cioè la notte più lunga e il giorno più corto dell’anno.

Subito dopo il solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare e il buio della notte a ridursi fino al solstizio d’estate, in giugno, col giorno più lungo dell’anno e la notte più corta. Il giorno del solstizio cade generalmente il 21, ma per l’inversione apparente del moto solare diventa visibile il terzo/quarto giorno successivo. Il sole, quindi, nel solstizio d’inverno giunge nella sua fase più flebile di luce e calore, per tornare vitale e “invincibile” sulle stesse tenebre.

Insomma il 25 dicembre il sole rinasce, ha il nuovo “Natale” dell’anno.

E per questo, fin dalle epoche preistoriche, per l’uomo che acquisiva sempre nuovi dati sul fenomeno più importante per la vita che attraversava in queste ore, in questi giorni (quanti animali aveva visto nelle grotte che abitava, non risvegliarsi più dal letargo invernale e quanti bambini e quanti vecchi per centinai di generazioni non avevano più avuto, per il freddo e la mancanza di cibo, la possibilità di vedere una nuova stagione calda!) questi giorni del Solstizio avevano rappresentato il momento topico dell’esistenza, l’acme delle celebrazioni, la finalizzazione di tante costruzioni megalitiche!

Per questo, da Iside che seduta tiene in braccio, come le Madonne medioevali Gesù Bambino, il suo Horus, con la corona solare attorno al capo, che precede di secoli l’aureola cristiana, è solo una delle tante divinità solari e con cosmogonie di morte-rinascita che hanno anticipato il Bambino annunciato da una Cometa!

 Così il culto di Mitra fu il culto più concorrenziale, (identificato come Sol Invictus dai militari romani tra cui si diffuse molto) ma anche quello più propedeutico al Cristianesimo e col quale il Cristianesimo si fuse completamente: e non era difficile, con un Dio anche Lui partorito da una Vergine nel Solstizio d’Inverno, Dio che faceva e chiedeva sacrifici salvifici, che aveva dodici discepoli e veniva soprannominato “il Salvatore” ed ucciso da una lancia che gli aveva trapassato il costato, e risorto dopo tre giorni!

E Sol o come Sol Invictus, o proprio Mitra Invictus, compare, nelle dediche dei devoti, proprio come divinità subordinata o associata al culto di Mitra; a volte invece confuso con il culto di Helios o di Apollo o anche al Dio Marte.

 Così a Babilonia, già tremila anni prima di Nazareth, veniva festeggiato  il Dio Sole babilonese Shamash,  e successivamente la Dea Ishtarcon suo figlio Tammuz, considerato l’incarnazione del Sole. Anche Ishtar veniva rappresentata con un’aureola di 12 stelle sul capo, come la Madonna, e col bambino tra le braccia, bambino che poi cresceva e moriva per risorgere dopo tre giorni!

 Nei giorni del Solstizio d’Inverno, si svolgeva in onore di Dioniso una festa rituale chiamata Lenaea, “la festa delle donne selvagge”, dove veniva celebrato il Dio che “rinasceva” bambino dopo essere stato fatto a pezzi.

Ma era anche il giorno natale sia di Ercole che di Adone.

 

 

Eliogabalo e Mitra

 Il culto acquisì importanza a Roma per la prima volta con l’imperatore Eliogabalo(sebbene vi siano emissioni monetali antecedenti del Sole, almeno dall’epoca di Caracalla), che tentò prematuramente di imporre il culto di Elagabalus Sol Invictus, il Dio-Bolide solare della sua città natia, Emesa, in Siria.

Eliogabalo fece anche costruire un tempio dedicato alla nuova divinità sul Palatino. Con la morte violenta dell’imperatore nel 222 questo culto cessò di essere coltivato a Roma, anche se molti imperatori continuarono ad essere ritratti sulle monete con l’iconografia della corona radiata solare per quasi un secolo.

Il Sol Invictus, inoltre, compare come divinità subordinata associata al culto di Mitra. Il termine Invictus compare anche riferito a Mitra stesso e al dio Marte nelle iscrizioni private dei dedicanti e dei devoti.

Culto solare romano

Nel 272, Aurelianosconfisse la principale nemica dell’impero (riunificandolo), la Regina Zenobia del Regno di Palmira, grazie all’aiuto provvidenziale della città stato di Emesa (arrivato nel momento in cui le milizie romane si stavano sbandando). L’imperatore stesso dichiarò di aver avuto la visione del dio Sole di Emesa, che interveniva per rincuorare le truppe in difficoltà nel corso della battaglia decisiva.

In seguito, nel 274, Aureliano trasferì a Roma i sacerdoti del dio Sol Invictus e ufficializzò il culto solare di Emesa, edificando un tempio sulle pendici del Quirinale e creando un nuovo corpo di sacerdoti (Pontifices Solis Invicti).

Comunque, al di là dei motivi di gratitudine personale, l’adozione del culto del Sol Invictus, fu vista da Aureliano (che indossò nelle cerimonie una corona di raggi d’oro!) come un forte elemento di coesione dato che, in varie forme, il culto del Sole era presente in tutte le regioni dell’impero. Anche molte divinità greco-romane, come Giove e Apollo, erano identificate con il sole. Inoltre, come riferisce l’apologista cristiano Tertulliano, molti credevano erroneamente che gli stessi cristiani adorassero il sole.

Sebbene il Sol Invictus di Aureliano non sia ufficialmente identificato con Mitra, richiama molte caratteristiche del mitraismo, compresa l’iconografia del dio rappresentato come un giovane senza barba.

Aureliano consacrò il tempio del Sol Invictus in una data ignota verso la fine del 274, facendo del dio-Sole la principale divinità del suo impero ed indossando spesso come abbiamo detto una corona a raggi: con grande probabilità questa data è proprio il 25 Dicembre del 274!

Si presume che a lui risalga la festa solstiziale del Dies Natalis Solis Invicti, “Giorno di nascita del Sole Invitto”.

La scelta di questa data poteva rendere più importante la festa, in quanto la innestava, concludendola, sulla festa romana più antica, i Saturnali, che così si prolungavano fino al 25 e finivano con le Larentalia o Festa dei Lari, le divinità tutelari incaricate di proteggere raccolti, strade, città e famiglia.

La celebrazione del Sole Invitto proprio il 25 dicembre è tuttavia testimoniata solo nel Cronografo del 354, insieme alla testimonianza del Natale. Durante il regno di Licinio la celebrazione del Sol Invictus si svolse il 19 dicembre, data forse più prossima al solstizio astronomico nel calendario allora in vigore. La festa, inoltre, del Sole Invitto era celebrata anche in altre date, ad esempio dal 19 al 22 ottobre.

Ma è certo che dopo Aureliano divento la data ed il culto più importante dell’anno a Roma!

La prima testimonianza della celebrazione del Natale cristiano successiva al Cronografo del 354 risale al 380, grazie ai sermoni di san Gregorio di Nissa. La festa del Natale di Cristo, infatti, non è riportata nei più antichi calendari delle festività cristiane, in quanto i cristiani dell’epoca prediligevano altre feste, fra cui oltre alla Pasqua anche l’Epifania/Battesimo di Gesù e il concepimento, ipotizzato 33 anni esatti prima della morte di Gesù.

Fra le date festive più antiche figurano proprio il 6 gennaio e il 28 marzo (o altra data pasquale per il presunto anno di nascita di Gesù).

Anche l’imperatore Costantino, “cristiano” per calcolo politico, infatti non si convertì mai, sarebbe stato invece un cultore e fedele del Dio Sole, in qualità di Pontifex Maximus dei romani. Egli, infatti, raffigurò il Sol Invictus sulla sua monetazione ufficiale, con l’iscrizione SOLI INVICTO COMITI, “Al compagno Sole Invitto“, definendo quindi il dio come un compagno dell’imperatore. E forse, se avesse potuto parlare apertamente, quel segno di luce e di vittoria che aveva visto…lo aveva notato in un sacrificio come sacerdote massimo del culto! Poi la ponderazione aveva virato il “miracolo”!

Con un decreto del 7 marzo 321, comunque Costantino stabilì che il primo giorno della settimana (il giorno del Sole, Dies Solis) doveva essere dedicato al riposo:

« Imperator Constantinus. Omnes iudices urbanaeque plebes et artium officia cunctarum venerabili die solisquiescant. ruri tamen positi agrorum culturae libere licenterque inserviant, quoniam frequenter evenit, ut non alio aptius die frumenta sulcis aut vineae scrobibus commendentur, ne occasione momenti pereat commoditas caelesti provisione concessa. »

« Nel venerabile giorno del Sole, si riposino i magistrati e gli abitanti delle città, e si lascino chiusi tutti i negozi. Nelle campagne, però, la gente sia libera legalmente di continuare il proprio lavoro, perché spesso capita che non si possa rimandare la mietitura del grano o la semina delle vigne; sia così, per timore che negando il momento giusto per tali lavori, vada perduto il momento opportuno, stabilito dal cielo. »

(Codice giustinianeo)

Nel 330, Costantino,pagano dentro e cristiano fuori, ufficializzò per la prima volta la Festa della Natività di Gesù, che con un decreto fu fatta coincidere con la festa pagana della nascita di Sol Invictus.

Il “Natale Invitto” divenne così il “Natale” Cristiano.

Nel 337, Papa Giulio I ufficializzò la data del Natale per conto della Chiesa cattolica, come riferito da Giovanni Crisostomo nel 390:

« In questo giorno, 25 dicembre, anche la natività di Cristo fu definitivamente fissata in Roma. »

 

L’Editto di Teodosio

La religione del Sol Invictus restò in auge fino al celebre editto di Tessalonica di Teodosio I, del 27 febbraio 380, in cui l’imperatore stabiliva che l’unica religione di Stato era il Cristianesimo di Nicea, bandendo di fatto ogni altro culto.

Il 3 novembre 383, il Dies Solis, che era chiamato anche Dies Dominicus, giorno del Signore, in accordo con l’uso cristiano attestato da quasi tre secoli (cfr. Apocalisse 1, 16), fu dichiarato giorno di riposo obbligatorio per le liti giuridiche, per gli affari e per la riscossione dei debiti, comandando che fosse considerato sacrilego chi non ottemperava all’editto:

«Idem aaa. ad Principium praefectum praetorio. Solis die, quem dominicum rite dixere maiores, omnium omnino litium et negotiorum quiescat intentio; debitum publicum privatumque nullus efflagitet; ne aput ipsos quidem arbitros vel e iudiciis flagitatos vel sponte delectos ulla sit agnitio iurgiorum. Et non modo notabilis, verum etiam sacrilegus iudicetur, qui a sanctae religionis instinctu rituve deflexerit. Proposita III non. nov. Aquileiae Honorio n. p. et Evodio conss. »

(Codice teodosiano, xi.7.13)

 

Sol Invictus e Cristianesimo

La terminologia religiosa della luce e delle sue fonti: lucerna, fuoco, stelle, Luna e -primo fra tutti- Sole si è appropriata dell’esperienza umana sensibile del trasformarsi della luce e dell’Astro che la fornisce nel corso dell’anno. Così, dall’esperienza umana, questi termini passarono al culto, e si caricarono di ulteriori significati e divennero metafora o simbolo, assumendo significati più ampi e complessi.

Presenti nell’Ebraismo e quindi nel Cattolicesimo, ad es. la luce che si contrappone all’oscurità, il giorno alla notte, la luce simbolo di verità, di conoscenza, di consapevolezza che si contrappone all’oscurità dell’ignoranza e della menzogna, questi passaggi e queste inevitabili somiglianze tra credi, mitologie, cosmogonie, favorirono molto l’incontro tra Cristianesimo e culto solare a Roma, assimilando e fondendo riti che si conservano anche oggi.

 

Il Sole come simbolo ebraico del Messia

 Un legame tra il Sole e la figura del Messia atteso dal popolo ebraico compare nella seguente profezia biblica:

« la mia giustizia sorgerà come un Sole e i suoi raggi porteranno la guarigione…il giorno in cui io manifesterò la mia potenza, voi schiaccerete i malvagi… »

(Libro di Malachia, 3, 20-21.)

Questa immagine della giustizia di Dio come un astro splendente risale al libro di Isaia (Is 30, 26 e Is 62, 1) ed è ripreso anche nel libro della Sapienza (Sap 5, 6).

L’utilizzo del Sole come simbolo messianico nel periodo immediatamente precedente la nascita del giudeo-cristianesimo si ritrova nei manoscritti del Mar Morto:

« La sua parola è come parola del cielo; il suo insegnamento è secondo la volontà di Dio. Il suo eterno Sole splenderà e il suo fuoco sarà fulgido in tutti i confini della terra; sulla tenebra splenderà. Allora la tenebra sparirà dalla terra, l’oscurità dalla terraferma. »

(Apocrifo di Levi (4Q541), frammento 9, colonna 1, righe 2-6.)

 

Simbolismo solare associato a Gesù

L’annuncio dell’arrivo di un Sole di giustizia presente nel libro di Malachia, che conclude il Tanakh, è stato interpretato dai cristiani come un annuncio profetico della nascita di Gesù. La presenza di un importante annuncio era resa ancora più verosimile dal fatto che Malachia non è il nome dell’autore del libro, ma significa messaggero. Questa interpretazione è implicita già nel primo capitolo del vangelo secondo Luca (Lc 1, 79-79), in cui Zaccaria, quando preannuncia che Giovanni Battista andrà “dinanzi al Signore a preparargli la via”, profetizza che la misericordia di Dio “ci verrà incontro dall’alto come luce che sorge”, ed infatti nel capitolo successivo Gesù è presentato come “luce per illuminare le nazioni” (cfr. Lc 2, 32).

Il simbolismo teologico “Cristo-Luce” è caratteristico del Vangelo secondo Giovanni (cfr. Gv 1, 4-9 e Gv 8, 12), che mette spesso in evidenza la contrapposizione tra luce e tenebra. Nelle epistole paoline la simbologia della luce è molto presente con una grande ricchezza di sfumature e significati (ad es. Ef 5, 8-14), tra i quali viene associato anche il Messia citato in modo simile nella letteratura rabbinica[16].

Se la simbologia della luce è ben presente nel Nuovo Testamento, il Sole non viene quasi mai associato esplicitamente a Cristo. Il Sole come termine ricorre 22 volte e solo due volte viene usato come paragone per lo splendore del volto di Gesù. La prima circostanza è la trasfigurazione, durante la quale il volto di Gesù splendeva come il Sole (Mt 17, 2). Anche nell’Apocalisse di Giovanni, quando Cristo appare all’apostolo: “il suo volto somigliava al sole quando splende in tutta la sua forza” (Ap 1, 16).

Il simbolismo solare è invece molto comune fra i primi scrittori cristiani, che distinsero il “vero Sol iustitiae da quello venerato dai pagani e dai manichei”[17]. Il simbolismo era anche stimolato dal racconto della risurrezione, di cui il risorgere quotidiano del Sole può essere considerato una metafora.

 

Il simbolismo solare nell’iconografia cristiana

L’iconografia cristiana delle origini utilizzò sistematicamente temi iconografici pagani, soprattutto nei primi tre secoli, quando il rischio delle persecuzioni impediva l’utilizzo di simboli troppo esplicitamente cristiani in luoghi come le catacombe. Furono perciò utilizzati anche attributi solari per alludere a Cristo come la corona radiata del Sol Invictus o, in alcuni casi, il carro solare. Un mosaico forse raffigurante Gesù come Apollo-Helios è stato scoperto in un mausoleo sotto la basilica di San Pietro e datato circa al 250, nel periodo cioè delle persecuzioni di Valeriano. La valenza cristiana del mosaico si dedurrebbe dai tralci di vite che circondano l’immagine del dio Helios.

Fin dagli albori del Cristianesimo le chiese cristiane – dove era possibile – furono orientate con l’abside ad Oriente. Ciò potrebbe avere un’interpretazione solare, dato che l’Oriente può essere considerato simbolicamente il punto dove sorge il sole (invitto dopo la lotta contro le tenebre) e sale nel cielo. La presenza di affreschi del Cristo Pantocratore nell’abside delle prime chiese rafforzerebbe l’identificazione del Risorto con il Sole. Tuttavia, già secoli prima del culto del Sol invictus, il Tempio di Salomone era orientato lungo l’asse Est-Ovest (ma con l’ingresso a Est). Anche le sinagoghe dovevano essere orientate a Est tutte le volte che non era possibile orientarle verso Gerusalemme.

L’utilizzo del sole come simbolo cristologico è durata nei secoli sino a oggi. Anche nell’abside esterna del Duomo di Milano vi è la raffigurazione della Trinità, in cui il Cristo è raffigurato non come una persona umana ma come un sole fiammeggiante di pietra. Il monogramma IHS sormontato da una croce e posto dentro una razza fiammante è uno dei più comuni cristogrammi (ripreso come simbolo della Compagnia di Gesù, per esempio). Gli ostensori, che avevano inizialmente una forma di teca (ostensori architettonici) hanno per lo più la forma di disco solare. La razza (o raggera) fiammante è considerata uno dei simboli più tipici del sole.

 

Sovrapposizione fra culto solare e culto cristiano

Molto prima che Eliogabalo e i suoi successori diffondessero a Roma il culto siriaco del Sol invictus, molti romani ritenevano che i cristiani adorassero il sole:

« Gli adoratori di Serapide sono cristiani e quelli che sono devoti al dio Serapide chiamano se stessi Vicari di Cristo »

(Adriano)

« …molti ritengono che il Dio cristiano sia il Sole perché è un fatto noto che noi preghiamo rivolti verso il Sole sorgente e che nel Giorno del Sole ci diamo alla gioia »

(Tertulliano, Ad nationes, apologeticum, de testimonio animae)

Questa confusione era senz’altro favorita dal fatto che Gesù era risorto nel primo giorno della settimana, quello dedicato al sole, e perciò i cristiani avevano l’abitudine di festeggiare proprio in quel giorno (oggi chiamato domenica):

« Nel giorno detto del Sole si radunano in uno stesso luogo tutti coloro che abitano nelle città o in campagna, si leggono le memorie degli apostoli o le scritture dei profeti, per quanto il tempo lo consenta; poi, quando il lettore ha terminato, il presidente istruisce a parole ed esorta all’imitazione di quei buoni esempi. Poi ci alziamo tutti e preghiamo e, come detto poco prima, quando le preghiere hanno termine, viene portato pane, vino e acqua, e il presidente offre preghiere e ringraziamenti, secondo la sua capacità, e il popolo da il suo assenso, dicendo Amen. Poi viene la distribuzione e la partecipazione a ciò che è stato dato con azioni di grazie, e a coloro che sono assenti viene portata una parte dai diaconi. Coloro che possono, e vogliono, danno quanto ritengono possa servire: la colletta è depositata al presidente, che la usa per gli orfani e le vedove e per quelli che, per malattia o altre cause, sono in necessità, e per quelli che sono in catene e per gli stranieri che abitano presso di noi, in breve per tutti quelli che ne hanno bisogno. »

(Giustino martire, II secolo d.C.)

Questa scelta liturgica era inevitabile. Il giorno del sole, infatti, non solo era proprio il primo della settimana, quello in cui Gesù era risorto, ma anche aveva una valenza metaforica teologicamente e scritturalmente corretta. L’abitudine di chiamare tale giorno “giorno del Signore” (dies dominica, da cui, appunto il nome domenica) compare per la prima volta alla fine del primo secolo (Apocalisse 1, 10) e poco dopo nella didachè, prima cioè che il culto del Sol Invictus prendesse piede.

Anche la decisione di celebrare la nascita di Cristo in coincidenza col solstizio d’inverno ha dato origine a molte controversie, dato che le date di nascita di Gesù fornite dai Vangeli sono imprecise e di difficile interpretazione. Le prime notizie di feste cristiane per celebrare la nascita di Cristo risalgono circa all’anno 200. Clemente Alessandrino riporta diverse date festeggiate in Egitto, che sembrano coincidere con l’Epifania o col periodo pasquale (cfr. Data di nascita di Gesù). Nel 204 circa, invece, Ippolito di Roma propone il 25 dicembre (e la correttezza storica di tale scelta sembrerebbe essere stata approssimativamente confermata da recenti scoperte). La decisione, tuttavia, di uniformare la data delle celebrazioni proprio il 25 dicembre potrebbe essere stata stabilita in buona parte per motivi “politici” in modo da congiungersi e sovrapporsi alle feste pagane dei Saturnali e del Sol invictus.

La confusione fra i culti continuò per alcuni secoli, anche perché ovviamente l’editto di Tessalonica, che proibiva i culti diversi dal cristianesimo, non determinò la conversione dei pagani. Ancora ottanta anni dopo, nel 460, il papa Leone I sconsolato scriveva:

« È così tanto stimata questa religione del Sole che alcuni cristiani, prima di entrare nella Basilica di San Pietro in Vaticano, dopo aver salito la scalinata, si volgono verso il Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell’astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto che viene ripetuto per mentalità pagana. I cristiani devono astenersi da ogni apparenza di ossequio a questo culto degli dei. »

(Papa Leone I, 7° sermone tenuto nel Natale del 460 – XXVII-4)

 La sovrapposizione fra culto solare e culto cristiano ha dato origine a molte controversie, tanto che alcuni hanno sostenuto che il cristianesimo sia stato pesantemente influenzato dal mitraismo e dal culto del Sol invictus o addirittura trovi in essi la sua radice vera. Questa tesi si forma durante il Rinascimento, ma si è diffusa negli ultimi decenni, tanto da essere considerata se non accettata perfino negli ambienti più progressisti delle chiese cristiane. Un esempio ce lo fornisce il vescovo siriano Jacob Bar-Salibi che, alla fine del XII secolo, scrive:

« Era costume dei pagani celebrare al 25 dicembre la nascita del Sole, in onore del quale accendevano fuochi come segno di festività. Anche i Cristiani prendevano parte a queste solennità. Quando i dotti della Chiesa notarono che i Cristiani erano fin troppo legati a questa festività, decisero in concilio che la “vera” Natività doveva essere proclamata in quel giorno. »

(Jacob Bar-Salibi)

 

Anche l’allora cardinale Joseph Ratzinger (poi papa Benedetto XVI) parla della cristianizzazione della festa dedicata al sole e agli dei che lo rappresentavano.

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