Nell’Antica Roma, 16  Gennaio: Festa della Concordia

 

Concordia, divinità personificazione dell’accordo tra gli abitanti, i membri di una famiglia o i componenti di un organismo. Per i Romani, la pace, la concordia, era sempre un fatto sociale, anzi di più: di stato! uno stato che s’identificava in una Città! In continua espansione!

 

diDaniele Vanni

 

 

CONCORDIA

 

Festa celebrata il 16 Gennaio, in onore della Concordia, divinità e personificazione dell’accordo tra gli abitanti, i membri di una famiglia o i componenti di un organismo.

Per i Romani, la pace, la concordia, era sempre un fatto sociale, anzi di più: di stato! uno stato che s’identificava in una Città! In continua espansione! Cioè in continuo stato di guerra!

 

Faceva coppia con la similare festa del 30 Marzo, in cui si celebrava la Salus Publica Populi Romani, Concordia et pax: divinità personificazioni della salvezza dello Stato romano, della concordia dei cittadini e della pace.

L’imperatore Augusto, nel 10 a.C., fece erigere un altare sul quale si svolgeva ogni anno una celebrazione in questa data primaverile.

 

Il tempio principale della Concordia festeggiata invece, in pieno inverno, nel Forum, era stato dedicato da Furius Camillus nel 367 a.C., per ricordare la promulgazione delle leggi Liciniae-Sextiae.

Forse il più importante e cruciale sviluppo della costituzione romana, nell’epoca antica della Repubblica, nel momento di una grave lotta di classe tra plebei e patrizi, con la pressione e poi aperto conflitto, nato dal desiderio, dall’istanza di una plebe che conle conquiste diveniva sempre più numerosa e ricca,  di poter raggiungere le più alte cariche del governo della città e la parità politica.

 

Nel 509, con la cacciata di Tarquinio il Superbo e degli Etruschi, lo stato si era trasformato in una res publica, in cui però i due consoli che ora si dividevano il potere erano esclusivo appannaggio della classe patrizia, che si riservava tute le magistrature e l’accesso esclusivo ai collegi sacerdotali (addirittura alcuni di proprietà esclusiva di alcune antiche famiglie!).

Persino le leggi, fino al 450 (Leggi delle XII Tavole) tramandate solo in via orale di padre in figlio, erano appannaggio esclusivo della classe dominante!

 

Solo nel 494, dopo la secessione sul Monte Sacro di Menenio Agrippa, si arrivò ad avare magistrature plebee, quella dei tribuni della plebe (da tribù, che evidentemente, proprio per il titolo rivendicato dal popolo, dovevano prendere nome solo da gens patrizie!) eletti dai concilia plebis, intangibili, potevano prendere le difese di qualsiasi cittadino o gruppo, e più tardi anche convocare il Senato e porre qui il veto (poi quando diverranno davvero potenti, questa carica sarà appannaggio anche di patrizi!) e questi nel 445 proposero la Lex Canuleia, che abolì il divieto di nozze tra patrizi e plebei.

 

I contrasti continuarono per anni, fino al 367 a.C. quando Gaio Licinio Stolone e Lucio Sestio riuscirono a far promulgare le leges Liciniae Sextiae.

Con queste fu stabilito che uno dei due consoli dovesse sempre essere eletto (o forse meglio: che uno dei due potesse essere scelto) fra i componenti dell’ordine plebeo.

Non molto tempo dopo ai plebei fu, come conseguenza, aperto l’accesso alle cariche di dittatore (magistrato straordinario in caso di pericolo, investito di pieni poteri) , censore (il cui compito, stabilito nel 443,  non era solo il censimento, ma lo stabilire il censo, il reddito e quindi la collocazione sociale e militare)  e pretore (del 367. L’attività del Praetor si concretizzava nella concessione dell’actio, cioè lo strumento con cui si permetteva ad un cittadino romano che chiedeva tutela, nel caso in cui non ci fosse una lex che prevedesse la tutela, di agire in giudizio, e portare quindi la situazione dinanzi al magistrato. Doveva derivare da qualcosa di militare, come colui che camminava avanti a tutti…)

 

La crisi politica che portò al termine del conflitto degli ordini avvenne nel 287 a.C. quando gli agricoltori, nonostante una legislazione ormai imponente, ancora impossibilitati a restituire i debiti per aver partecipato alle guerre, chiesero al Senato di essere sollevati dal gravame finanziario, ma senza esito. Un’altra secessione fu dichiarata e venne risolta da Quinto Ortensio, plebeo che, nominato dittatore, riuscì a riportare i plebei in città in un modo che ci è sconosciuto. Probabilmente ci fu la promessa di una legge adeguata e, infatti, poco dopo fu approvata la Lex Hortensiache dava uguale peso ai decreti del Senato e alle assemblee della plebe.

 

Da quel momento cessarono molte delle differenze politiche fra i due ordini anche se rimasero distinte certe forme, per lo più esteriori. Addirittura, verso la fine della Repubblica si assistette a casi di passaggi di membri del patriziato all’ordine plebeo, per poter accedere alla carica di tribuno.

 

 

 

Quindi adesso, al vertice dello Stato ci sono due consoli, uno dei quali può essere plebeo, senza escludere la possibilità che entrambi i magistrati fossero patrizi.

 

Viene riservata ai patrizi la carica di pretore (latino: praetor) che amministra la giustizia («qui ius in urbe diceret»).

Viene istituita la carica plebea dell’edile, in pratica “segretari” ed esecutori e coadiuvatori dei tribuni..

 

Quindi, una…concordia, ottenuto con profonde riforme, a seguito di gravi tumulti verificatisi tra patrizi e plebei, emanazioni di leggi che rappresentavano il culmine momentaneo di un lungo processo storico, definito rivoluzione della plebe.

Ma al di  là di artefizi usati dai patrizi per resistere e la pressione dei plebei per “scardinare”, si tratta comunque di un’apertura epocale (quando ci si riempie la bocca a sproposito della cosiddetta “democrazia” ateniese ci si dimentica o forse non si sa, che anche questa, e molto più rigidamente! era incardinata su base censuaria, cioè sul reddito!!!) che sottintende un vero e proprio accordo politico, profondo, innovativo, tra patrizi e plebei.

Se l’aver fondato lo stato romano, in base a reddito e tasse e aver stabilito il cursus honorum, in base a  capacità personali e capacità di guadagno che aveva permesso a Roma di essere lo stato più all’avanguardia della Penisola che così aveva cominciato a conquistare “facilmente” vista anche l’arcaicità sociale degli altri popoli, adesso questa “rivoluzione” generava una “Concordia” che permetterà a Roma prima di acquisire tutta l’Italia e oltre, poi, con le guerre puniche di divenire una potenza mondiale. La prima in assoluto!

 

Tutte queste evoluzioni, rivoluzioni, trasformazioni, erano basate sul fatto che nella prima e primissima parte dell’antico stato repubblicano, si era estesa al corpo sociale, quella riforma censuaria che Servio Tullio aveva portato nell’esercito!

Questo connubio e la sua lentissima dissoluzione con le conquiste, portò la grandezza di Roma!

 

Nel 10 d.C., il tempio venne restaurato dall’imperatore Tiberius e intitolato alla Concordia Augusta.

Un altro tempio, in Capitolium, era stato costruito da L. Manlius nel 216 a.C. per ricordare la fine di una ribellione delle truppe nella Gallia Cisalpina.

Il primo aprile, ancora una volta, Concordia veniva invocata come protettrice della concordia familiare.

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