Nell’Antica Roma, 14 maggio: Lemuria, Tibernalia e Festa di Taurus

 

Com’era diverso il maggio dei Romani!

Assolutamente proibito sposarsi in questo periodo dedicato invece alla celebrazione dei trapassati!

 

di Daniele Vanni

 

 

 

 

 

LEMURA’LIA o LEMU’RIA, un festival (dal lat. mediev. festivale(m), per il class. festīvus ‘piacevole, festivo’) per le anime dei defunti, che era celebrato a Roma ogni anno, nel mese di maggio.

 

Si pensava fosse stato istituito da Romolo, in un tardivo senso di colpa, rimpianto, (ma era stato il Destino, il Fatum, o la cupidigia di potere a fagli uccidere, come Caino, il gemello?) ma anche per placare lo spirito di Remo che forse trucidato per mano fraterna vagava senza pace ( Ovidio. Veloce. V.473 , ecc.).

Naturalmente non possiamo saperlo. Certo è che erano passati pochi giorni dalla Fondazione di Roma, la cui storia ufficiale era iniziata con un fratricidio! e che questa “festa” (gli antichi ne celebravano quasi sempre per i trapassi e ancora lo si fa in tante parti del mondo, ad esempio in Romania, molto vicina alla Romanità) fosse appellata, in origine, non a caso: Remuria.

 

Era celebrata, nella forma privata, di notte, in silenzio, e nel corso di tre giorni alterni, cioè, al nono, undicesimo, e il tredicesimo di maggio. Durante questa stagione i templi degli dei erano chiusi, e si pensava che portasse sfortunata, per le donne, sposarsi in questo momento e per tutto il mese di maggio, e coloro che si avventuravano a sposarsi si credeva di morire subito dopo, donde il proverbio, mense Maio malae nubent.

 

Avanziamo l ‘ipotesi di un retaggio animale! Sposarsi di maggio, voleva dire, probabilmente, concepire di gennaio o al massimo all’inizio di febbraio, nel momento del massimo freddo e della massima scarsità di cibo, quando il nascituro aveva molte poche speranze di sopravvivere, vista l’alta mortalità dell’antichità, che doveva essere altissima nella preistoria!

 

Coloro che celebravano il Lemuralia, camminavano a piedi nudi, dopo essersi lavati le mani tre volte, (il che ci riporta alla lavanda dei piedi pasquale) e aver gettato nove volte fagioli neri alle spalle. Gesto ritenuto protettivo dai Lemures (Varrone, Vita pop. Rom. Fragm. P241, ed. Bipont .; . Servio, ad Aen i.276 ).

Per quanto riguarda, invece le solennità pubbliche, in ciascuno dei tre giorni, si sa solo che nel secondo, si tenevano giochi nel circo in onore di Marte ( Ovidio. Veloce. V.597 ).

E che il terzo giorno, le immagini del trenta Argei , fatti di giunchi, venivano gettati dal Ponte Sublicio nel Tevere dalle Vestali ( Ovidio veloce V.621.. ; Festus, sv Depontani cfr Argei ), forse a ricordi di ancor più primordiali sacrifici umani…

Lo stesso giorno c’era la festa dei mercanti (festum Mercatorum, Ovidio. Veloce. V.670 , ecc.), probabilmente perché, in questa data, era avenuta la dedicazione del tempio di Mercurio, nell’anno 495 a.C. ( Liv. II.21 ) .

In questa occasione, i mercanti offrivano incenso, e per mezzo di un ramo di alloro essi stessi venivano spruzzati, aspersi, con l’acqua del pozzo di Mercurio presso la Porta Capena: il tutto nella speranza, che con la convinzione profonda diveniva per forza realtà! di rendere prospera la loro azienda.

 

La festa delle Lemuria, a seconda dei testi e di quanto riportato, forse si svolgeva addirittura in cinque giorni, o forse in cinque momenti che potevano anche tenersi nello stesso momento, ma di più non sappiamo:

 

11 – Lemuria, Matralia, Orione

12 – Lemuria, dedicaa al tempio di Marte

13 – Lemuria, Quinquatrus una Minerva

14 – Lemuria, Tibernalia, Festa di Toro

15 – Lemuria, mercuralia, Festa di Vesta

 

Di certo abbiamo delle istruzioni: ad esempio, per il VII Idus Mai N: LEMURIA: ascesa e abluzioni prima di mezzanotte. Offrire fagioli ai Manes, gettando dalla bocca sopra la spalla sinistra dicendo, Haec ego Mitto, il suo redimo meque meosque FABIS. Quindi lavare di nuovo e far rumore, per scacciare i Manes dalla casa dicendo, Manes, Paterni exite.

 

 

Sbatti le pentole e tira le fave se i fantasmi vuoi scacciare

Anche in questa occasione, troviamo le fave che trasmisero il nome ad una delle Gens più importanti di Roma, molte delle quali appellate da i piselli, Pisoni, ceci, Ciceroni, Lentuli, da lenticchie etc.: ma in particolare i Fabii, fondatori di Lucca che erano a capo dei Lupercalia e delle feste principali di Roma, fornendo in maniera esclusiva per questi riti, sacerdoti!!!

 

 

 

La festa era quindi, dedicata ai defunti, per esorcizzare i Lemuri, ossia i loro spiriti maligni.

Il rituale prevedeva che il pater familias gettasse alcune fave alle sue spalle recitando formule propiziatorie (delle quali poco o nulla purtroppo conosciamo) e battendo recipienti di bronzo. La giornata era dedicata alle famiglie.

Senza lacrime, ma con il cestino delle vivande pieno, le famigliole dei Romani si recavano presso le tombe degli antenati per onorarli, riconciliarsi e consumare con loro, simbolicamente, un pasto, di focacce di farro, lenticula (insalata di lenticchie), epityrum (pesto di olive condite), ova (uova sode condite), placenta (dolci con formaggio e miele) e mulsum (vino speziato)…

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