Nell’Antica Roma, 11 gennaio: Septimontium

 

Oggetto della celebrazione    di questa Festività, istituita dal re Numa Pompilio, era celebrare con una processione lungo tutti i “sette monti”(da cui il nome di Septimontium) e con relativi sacrifici da celebrare presso i siti dei 27 sepolcri degli Argei, i Sette Monti sui quali si era nata quell’insieme di tribù romane in senso stretto, etrusche, sabine, latine che fondendosi insieme dettero vita a Roma!

Inutile dire che è da questa antca tradizione che Filippo Neri trasse l’idea cristiana del “Giro delle 7 Chiese”:

 

di Daniele Vanni

 

Il termine latino Septimontium (ovvero sette monti) era utilizzato dagli antichi Romani, per indicare una festività religiosa nell’area delle sette alture che, come ci ricorda Varrone, rappresentarono un concetto territoriale collegato alla città di Roma.

Da notare bene, che I “sette monti” non corrispondono ai tradizionali “sette colli” e si riferiscono ad una fase più antica dell’abitato.

 

« Dove adesso si trova Roma c’era un tempo il Septimontium così chiamato per il numero di montes che in seguito la città incluse all’interno delle sue mura. »

 

(Varrone, De lingua latina, V, 41.)

 

Lo scrittore latino Sesto Pompeo Festo, riporta una festa che si celebrava l’11 gennaio.

Sembra fosse stata istituita dal re Numa Pompilio e che consistesse in una processione lungo tutti i “sette monti” (da cui il nome di Septimontium) con relativi sacrifici da celebrare presso i siti dei 27 sepolcri degli Argei(che si trovavano appunto su quelle alture) che secondo la tradizione erano gli eroici principi greci che, giunti nel Lazio al seguito di Ercole, strapparono alle popolazioni sicule e Liguri ivi stanziate, i colli su cui sarebbe poi sorta Roma! (con i loro fantocci di vimini che venivano appesi nei vari quartieri e poi gettati in sacrificio dal Pone Sublicio).

 

 

Un mito splendido che non ci vuol molto a capire, ripreso e cristianizzato nel “Giro delle Sette Chiese”, il giovedì grasso del 1552, quando San Filippo Neri per la prima volta oppose ai festeggiamenti paganeggianti del carnevale romano, la devozione ai luoghi più santi di Roma, e la meditazione sulla Passione.

I primi storici di questo speciale pellegrinaggio, con in testa Onofrio Panvinio, assicurano che il santo si sarebbe limitato a dare nuovo smalto ad una tradizione antichissima, ma o non sanno o non vogliono dire l’origine che è né più né meno il Septimontium!!!

A dimostrazione, per coloro che vogliono spiegazioni sul raèpido diffondersi del Cristianesimo nel mondo romano, una delle spiegazioni più semplici, ma più vere!: la Chiesa apportò molto poco di suo, di originale: si rifece e riformulò, per secoli e secoli, adattandoli alla sua dottrina (anch’essa mutuata da cento tradizioni, centro usanze, da decine di religioni preesistenti) tutto quanto esisteva prima. Non opponendosi quasi mai in forma rivoluzionaria ed innovativa, ma, seguendo i Romani che inglobavano tutte le religioni dei popoli che sottomettevano, sottomettendo al Cristianesimo quanto c’era di pagano, di religione etrusca, di abitudini, come questa del Septimontium che continuava a vivere senza che si conoscesse più  né l’origine, né il valore, né il senso! Allora, la Chiesa, in questo caso S. Filippo Neir se ne appropriava, facendola “sua”!

 

 

La circostanza che la festa fosse originariamente riservata alle sole genti di stirpe latina, che abitavano quei luoghi, sembrerebbe una conferma del fatto che si tratti di una festività molto antica, forse anche precedente all’epoca di Numa Pompilio, corrispondente alla prima espansione del centro urbano dal Palatino ai colli circostanti. Solo con il re Servio Tullio sembra che la celebrazione sia stata estesa anche alle genti di origine sabina abitanti il Quirinale.

 

In epoca imperiale si perse il significato della festa, che divenne comune a tutta la città.

Vedete quello che si diceva: già in epoca imperiale, almeno in una fase avanzata, non se ne conosceva più il significato: figuriamoci una quindicina di secoli dopo, dove però la festa persisteva!

 

 

Concetto territoriale

 

Il primo centro “proto urbano” di Roma sorse dall’unione di villaggi pre-urbani attorno alla prima metà del IX secolo a.C..

Secondo Theodor Mommsen, l’attestazione in epoca storica di una festa religiosa, sarebbe la prova dell’esistenza di un centro proto-urbano, successivo a quello identificato dalla Roma quadrata.

 

Il Septimontium propriamente detto, era formato dalle seguenti alture, dette (montes):

 

le due del Palatino, il Palatium ed il Cermalus;

la Velia, che collegava il Palatino con le pendici dell’Esquilino e che fu in parte spianata nel XX secolo per l’apertura di Via dei Fori Imperiali;

il Fagutal, l’Opius ed il Cispius(tutte alture facenti parte dell’attuale Esquilino)

il Caelius o Querquetual.

 

Il comune romano identificato dal Septimontium, inizialmente ristretto ai soli montes, fu allargato in seguito anche ai colles (= Latiaris, Mucialis, Salutaris, Quirinalis e Viminalis),come veniva identificato il comune urbano che insisteva su queste alture.

 

 

 

Sette colli di Roma

 

I sette colli di Roma antica

 

Secondo la storia, Roma fu costruita sopra sette colli, la cui identificazione si perde nella storia delle origini della città, lasciando ancora dubbi tra gli storici, come dimostrato dall’esistenza di diverse liste.

La lista più antica riporta il Palatino(che rappresenta il luogo al quale si riferiva la leggenda sulla fondazione della città), il Germalo(che rappresenta una propaggine dello stesso Palatino verso il Tevere), la Velia (verso l’Esquilino), il Fagutale, l’Oppio e il Cispio(oggi tutti compresi nell’Esquilino) e la Suburra(in direzione del Quirinale).

 

Descrizione

 

Di certo l’identificazione dei sette colli si accompagnò, modificandosi, con l’espansione della città, dalla Roma raccolta attorno al suo nucleo originario, la Roma Quadrata, a quella che raggiunse la massima espansione nel periodo imperiale, tanto che ai tempi di Costantino, tra i sette colli si annoveravano il Vaticano e il Gianicolo, e non il Quirinale e il Viminale.

 

Elenco

 

I sette colli (tutti sui 50 m circa di altitudine), quelli riportati da Cicerone e Plutarco, sono:

 

Aventino

Campidoglio

Celio

Esquilino

Palatino

Quirinale

Viminale

 

Un’altra sella montuosa collegava le pendici del Campidoglio con quelle del Quirinale; fu asportata nel II secolo per poter edificare il complesso del Foro di Traiano: il mons che compare nell’iscrizione della Colonna di Traiano, di cui questa mostrerebbe l’altezza originaria, viene interpretato come un riferimento a questa altura.

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