Nell’Antica Roma, 11 gennaio: Iuturnalia  in onore di Giuturna, Dea delle sorgenti

 

La sua fonte stava nel foro romano. Dea dei Rutuli stanziati sulle coste del Lazio, nei luoghi dello sbarco di Enea, e poi assimilati dai Romani.

 

 

di Daniele Vanni

 

 

Nella mitologia romana Giuturna (lat. Iuturna) è una ninfa delle fonti.

 

Secondo la leggenda più diffusa, ella in origine era una donna, che fu amata da Giove il quale le offrì l’immortalità ed il dominio sui corsi d’acqua dolce del Lazio.

Secondo un’altra versione era invece la dea sposa di Giano, dal quale ebbe Fons.

 

Alla prima versione, si rifà Virgilio (Eneide XII 146) secondo cui Giuturna era figlia di Dauno e sorella di Turno, re dei Rutuli di Ardea.

La ninfa prende l’aspetto del defunto condottiero italico Camerte, per radunare l’esercito dei Rutuli e mandarlo quindi all’attacco contro i Troiani.

Successivamente, cerca di proteggere il fratello nel duello che questi intraprende contro Enea, ma alla fine è costretta ad abbandonarlo al suo destino per ordine di Giove: infelice si strappa i capelli e si percuote nel volto e nel petto, disperandosi perché non può morire con lui (…possem tantos finire dolores / nunc certe et misero fratri comes ire per umbras, XII 880-881).

 

Giuturna, proprio per la sua condizione divina, è ben consapevole fin dall’inizio, della sorte che incombe sul fratello Turno.

Tale condizione apparentemente privilegiata è per lei una condanna che la spingerà a estremi tentativi di posticipare, dal momento che non può evitare, la morte del fratello.

Immortalis ego, ovvero, “proprio io devo essere immortale” sono le parole che meglio incarnano il suo dramma.

 

Il suo culto è probabilmente originario di Lavinio, dove è ricordata una fonte Iuturna.

Nel Foro romano esiste un Lacus Iuturnae, vicino al Tempio di Vesta.

 

A Roma, Giuturna aveva un tempio a lei consacrato, che probabilmente è da identificare con il tempio A dell’area sacra di Largo di Torre Argentina.

L’edificio fu costruito nel 241 a.C., come voto di Gaio Lutazio Catulo per la vittoria conseguita su Cartagine nella Battaglia delle Isole Egadi, scontro conclusivo della Prima Guerra Punica: dopo ventiquattro anni di lutti, battaglie, guerriglia, assedi e naufragi, (ma Roma non stava molto meglio) con condizioni umane, psicologiche, ma anche finanziarie all’estremo, Cartagine che aveva subito alle isole Egadi una sconfitta pesante in termini di uomini e soprattutto di navi, dovette chiedere la pace.

 

 

RUTULI

 

 

I Rutuli (italico antico Rudhuli, «i rossi» e cioè «i biondi») erano un popolo dell’Italia preromana stanziato sulle coste del Lazio, il cui centro principale era Ardea.

Sono noti soprattutto perché vengono citati nell’Eneide, dove il loro re, Turno, è presentato come antagonista di Enea.

 

 

Storia

 

I Rutuli non erano di stirpe latina e s’ignora la loro origine. Certo che il colore dei loro capelli…

 

Secondo alcuni studiosi, basandosi su un passo dello storico greco Appiano, i Rutuli sarebbero stati affini agli Etruschi, annoverati dagli antichi tra i popoli Tirreni, e questo spiegherebbe per esempio l’assonanza del nome Turno (Tursnus) a quello di Tirreno (Turrenós) e il motivo per cui Virgilio li presenta alleati dell’etrusco Mezenzio di Caere.

L’etnonimo stesso, Rutuli (dall’appellativo Rutilus, o dall’etnico Rutulus, con il significato di “rosso”), sarebbe di origine etrusca.

Secondo un’altra teoria, ed anche il nostro pensiero, ancorchè “etereebiondeerano ai simposii etruschi, ma nulla vieta che fossero celtiche importate per…lavoro!, invece, i Rutuli sarebbero stati di stirpe ligure. Infatti, secondo la tradizione romana, i Liguri sarebbero stati presenti nel sito di Roma in età preistorica.

E qualcuno ha scritto di Calambrone…(Cala Hambronis!)

Secondo Catone, i Rutuli avevano partecipato alla fondazione del tempio di Diana Aricina.

Giacomo Devoto argomenta che l’appellativo di “tirreno” poteva essere proprio del territorio dei Rutuli, ma non dei Rutuli stessi, ed essere quindi solo un resto, una memoria, di una precedente situazione pre-indoeuropea.

I maggiori ritrovamenti Rutuli sono stati effettuati sull’acropoli di Ardea e nei territori limitrofi fra il mare e i colli, e sul pianoro di Casalazzara.

I Rutuli scomparvero in età storica, assorbiti dai Latini.

Tutte le iscrizioni scoperte sul territorio di Ardea sono in lingua latina, fatta eccezione per qualche testimonianza in etrusco.

 

 I Rutuli in Livio

 

Nel racconto di Tito Livio i Rutuli entrarono in guerra, contro gli Aborigeni (i futuri Latini) ed i Troiani, dopo che Enea sposò Lavinia, precedentemente promessa al re Turno.

Nel primo scontro i Rutuli vennero sconfitti, mentre il re Latino morì nello scontro.

Le mura di Ardea

 

Del successivo scontro, tra Rutuli e gli alleati Etruschi, guidati dal re Mezenzio, e i Latini, Livio non riporta l’esito, ma si limita a dire che vi morì Enea.

 

I Rutuli nell’Eneide

 

Nel poema virgiliano, i Rutuli sono guerrieri fieri e valorosi, disposti a tutto per il loro re Turno, quando questi dichiara guerra ai troiani.

A determinare la loro sconfitta è essenzialmente la loro inesperienza militare, avendo la maggior parte di essi un’età particolarmente bassa.

A guerra appena scoppiata, l’esercito confederato italico riesce a tenere in scacco i troiani cingendo d’assedio la loro cittadella, approfittando dell’assenza momentanea di Enea.

Ma durante la notte, Eurialo e Niso, due amici di Enea, riescono a entrare nell’accampamento degli italici che giacciono addormentati. Decidono quindi di fare strage di nemici; a iniziarla è la spada di Niso che dopo aver sgozzato Ramnete, un re italico alleato di Turno, compie un grande eccidio proprio in una tenda di Rutuli, decapitando il giovane condottiero Remo e alcuni suoi guerrieri, tra cui l’adolescente Serrano: molti altri uomini di Turno periscono per mano di Eurialo.

I due troiani vengono poi scoperti e uccisi dalla cavalleria del rutulo Volcente.

Il giorno dopo, le sorti del conflitto sembrano inizialmente sorridere ancora ai Rutuli, nonostante l’uccisione, ad opera di Ascanio, di Numano, cognato di Turno: furibondo per la morte del congiunto, il re italico riesce a penetrare nel campo dei troiani, facendo tra di loro parecchie vittime, prima di venir ricacciato fuori dai luogotenenti di Enea.

Il ritorno del capo troiano segna la svolta nel conflitto: da questo momento gli italici non riusciranno più a risollevarsi, anche se Turno avrà comunque modo di uccidere in duello l’arcade Pallante, il principale alleato di Enea. L’eroe troiano, dopo aver seminato strage tra le file dei latini, attacca lo stato maggiore dell’esercito italico, uccidendo anche due giovani fedelissimi di Turno, Anteo e Luca.

Giunone, dea da sempre ostile ai troiani, sottrae Turno all’ira di Enea con un incantesimo, trasportando il re rutulo nel suo palazzo ad Ardea. Ritornato a combattere, dopo aver prevalso sul partito favorevole alla pace, Turno scatena il suo esercito, tentando il tutto per tutto: ad una prima battaglia, terminata con nuove ingenti perdite italiche, segue una tregua, ben presto violata; nell’ultimo decisivo scontro Turno viene affrontato in duello da Enea e ucciso.

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