Nell’Antica Roma, 1° Ottobre: Tigillum Sororum

Festa di purificazione dei militari in ricordo del rito fatto fare dal padre ad  Orazio in espiazione dell’uccisione della sorella

di Daniele Vanni

In questo giorno, si festeggiava il Tigillum Sororium come purificazione dei militari, giunti ormai alla fine della stagione delle battaglie.

Il Tigillum Sororium era il giogo sotto cui Horatius padre fece passare Horatius figlio per purificarlo dall’uccisione della sorella, che aveva pianto la morte di uno dei fratelli Curiatii, di cui era innamorata.

Sotto un’asticella, in atto di umiliazione e sottomissione, i Romani passeranno anche alle Forche Caudine: insomma, passare sotto una “forxca” o un giogo, un po’ come le vacche aggiogate!

Ed è forse da questo atto di “abbassarsi”, di piegarsi (un po’ come l’inginocchiarsi del Cristiano, che lo pone nell’atto atavico di sottomissione al vincitore, perché in ginocchio un uomo non èuò né scappare, e quindi accetta ciò che deve essergli comminato, né tantomeno può offendere, e da qui le mani giunte, dei cattolici ma anche di certi popoli orientali, che sono “parenti del “darsi la mano” o mettere la mano sull’avambraccio dell’altro come usavano i Romani: è un segno che lo strumento più pericoloso dell’uomo: la mano è presa in un gesto in cui non può né colpire con un pugno o impugnare un pugnale, più tardi con una pistola…) che genera per contraltare, per ribaltameno simbolico, l’arco! Che è lassù, così alto da toccare la gloria del cielo e quindi niente affatto per essere attraversato, ha bisogno di un umile abbassamento, ma anzi fa così stare altero il vincitore che per evitare la paranoia di troppo trionfo (che ancora oggi colpisce ricchi o politici che perdono facilissimamente il contatto con il terreno) che durante i “Trionfi” sul cocchi, accanto al “Vincitore” stava un assistente che gli ripeteva, sottovoce, di non alzarsi troppo…da terra!

ARCO TIGILLUM SORORIUM

Il primo arco romano, primo in assoluto, fu costruito in legno, detto “Tigillum Sororium “,  “arco ligneo della sorella”, ovvero “Trave (travicello) della sorella“, sotto cui, secondo la tradizione, il superstite degli Orazi fu costretto ad attraversare, per espiare l’assassinio della sorella.

Secondo Dioniso l’arco, che sovrastava la strada, aveva sostegni e architrave in legno, mentre secondo Festo aveva i pilastri in muratura e l’architrave di legno.

L’arco era lo iugum(giogo) sotto cui Horazio padre fece passare infatti Horazio figlio per purificarlo dall’uccisione della sorella che aveva pianto la morte di uno dei fratelli Curiatii, di cui era innamorata.

Reato grave, se Orazio fosse stato il marito e non il fratello di lei. Fu l’unica pena che pagò Orazio per il sororicidio, visto che il tribunale, proprio per l’intervento del padre, lo graziò.

Il che conferma che i padri avevano diritto di vita e di morte sui figli, almeno in epoca arcaica.

L’arco si trovava ai piedi della Velia e a partire da qui si festeggiava ogni anno, il primo ottobre, il Tigillum Sororium, festa in cui si celebrava la purificazione dei militari, che terminavano in genere con l’inizio della stagione più fredda, almeno in epoca arcaica.

Quest’arco viene ritenuto l’archetipo degli archi trionfali romani, dove ugualmente avveniva il rito della purificazione (ed esaltazione) delle armi, che si compiva con il passaggio al loro interno dell’esercito vincitore.

Secondo Livio presso l’arco vi erano due altari: uno dedicato a Giunone e uno a Giano, detti rispettivamente aedes Iuno Sororiae aedes Iano Curiatio, che sorgevano ai lati di una porta, trattandosi di due divinità legate all’inizio, alla fine e ai passaggi ed ai “riti di passaggio”.

Ianus Curiatius era il Dio che apriva l’ingresso alle curie, e riammetteva nella cittadinanza i guerrieri di ritorno dalle guerre, facendoli ritornare cives, e Iuno Sororia, Grande Madre legata alla nascita, alla crescita e alla morte di uomini, animali e piante. Si trattava in origine della Dea che partoriva un figlio con cui poi si accoppiava.

La localizzazione del Tigillo Sororio, una delle porte di Roma in epoca pre-serviana, sorgeva nella zona dei Fori Imperiali, all’inizio della stradina in salita, ex Clivo di Acilio, corrispondente sull’altro lato di Via dei Fori Imperiali al Clivo di Venere Felice, in corrispondenza del murus terreus, la sella che univa la Velia con il colle Oppio.

Secondo la versione riportata da Tito Livio (Hist. I, 24-25), durante il regno di Tullo Ostilio (VII secolo a.C.) Roma ed Albalonga entrarono in guerra, affrontandosi con gli eserciti schierati lungo le Fossae Cluiliae (sull’attuale via Appia Antica), al confine fra i loro territori.

Ma Roma ed Albalonga condividevano attraverso il mito di Romolo una sacra discendenza che rendeva empia questa guerra, perciò i rispettivi sovrani decisero di affidare a due gruppi di rappresentanti le sorti del conflitto fra le due città, evitando ulteriori spargimenti di sangue.

Furono scelti per Roma gli Orazi, tre fratelli figli di Publio Orazio, e per Albalonga i tre gemelli Curiazi, che si sarebbero affrontati a duello alla spada. Livio afferma che gli storici non erano concordi nello stabilire quale delle due triadi fosse quella romana; propende per gli Orazi perché la maggior parte degli studiosi sceglie quella versione.

Iniziato il combattimento, quasi subito due Orazi furono uccisi, mentre due dei Curiazi riportarono solo lievi ferite; il terzo Orazio, che non avrebbe potuto affrontare da solo tre nemici, trovandosi in difficoltà pensò di ricorrere all’astuzia e finse di scappare verso Roma. Come aveva previsto, i tre Curiazi lo inseguirono, ma nel correre si distanziarono fra loro, perché feriti in modo differente inseguivano a velocità differenti.

Per primo fu raggiunto dal Curiazio che non era stato ferito e, voltandosi a sorpresa, lo trafisse. Riprese a correre e fu poi raggiunto da ciascuno degli altri due Curiazi, che però, essendo feriti, si stancarono notevolmente e gli fu facile, uno alla volta, ucciderli. La vittoria dell’Orazio fu la vittoria di Roma, cui Albalonga si sottomise.

Camilla Orazia, sorella dell’Orazio superstite, era promessa sposa di uno dei Curiazi uccisi, e rimproverò violentemente del delitto il fratello, tanto che questi la uccise per farla tacere. Per purificarsi, offrì poi un sacrificio a Giunone Sororia, divinità tutelare della sorella. Inoltre per il processo al delitto di perduellio (delitto contro le libertà del cittadino, reato che in realtà fu istituito dopo la fase regia di Roma[1]) di cui si era macchiato uccidendo Camilla Orazia, la cui vita – essendo ella estranea al duello pattuito – era sacra per legge, Tullo Ostilio istituì, secondo la leggenda rielaborata nel tempo, dei giudici appositi: i duumviri perduellionis (anch’essi da ricondurre, in realtà, alla successiva fase repubblicana,[2]).

Le parentele fra Orazi e Curiazi erano ulteriormente intrecciate, secondo versioni successive della leggenda, essendo Sabina – nativa di Albalonga ma romana d’adozione – sia sorella di uno dei Curiazi che moglie di Marco Orazio.

Realtà storica[modifica | modifica wikitesto]

Il cosiddetto Sepolcro degli Orazi e Curiazi ad Albano Laziale.

Nell’antica Roma si trovano testimonianze di età augustea attinenti alla leggenda, come una colonna del Foro alla quale sarebbero state appese le spoglie dei Curiazi ed il Mausoleo degli Orazi al sesto miglio della via Appia.

Ad Albano Laziale, lungo l’attuale via della Stella, si trova un sepolcro tardo-repubblicano detto degli “Orazi e Curiazi”, ma si ipotizza che sia tomba di altri personaggi.

Nella realtà la guerra fra Roma e Albalonga fu cruenta e il re della città sconfitta, Mezio Fufezio, venne squartato.

C’è chi indica San Giovanni in Campo Orazio, nel territorio di Poli, come luogo dove avvenne la cruenta battaglia.

 

 

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