Nell’Antica Roma, 1 o 2 Novembre: Eponae, festa in onore di Epona, Dea dei cavalli

 

Dea protettrice del cavallo e degli animale, del latte e dell’ultimo viaggio, così come i popoli preistorici, sopra il cavallo, “inseguirono” il sole nel loro trasmigrare verso ovest, facendo una dea di questo inseparabile animale, simbolo d’indipendenza, d’intuito, del “viaggio”!

di Daniele Vanni

Epona è una figura della religione celtica, passata poi alla religione romana, era la dea dei cavalli ed anche dei muli, che in montagna servivano assai di più.

La presenza della cornucopia che, in alcuni casi, costituisce un simbolo tipico di questa divinità, pone ancora più in rilievo la sua funzione di protettrice e dispensatrice di doni e fertilità.

Ma Epona è assai di più. Perché è femminile e perché è la personificazione di un antichissimo culto del cavallo, nato nelle praterie dell’Asia centrale: popolazioni tribali venute anch’esse in quell’eterno ritorno dall’oriente, all’inseguimento del sole, che avevano lasciato qualche milone di anni prima, quando gli uomini dall’Africa si erano espansi invece alla ricerca dell’Est, là dove sorgeva la luce!

Popoli che giunsero fino alle valli del Danubio proprio a cavallo. Animale  (qui detto in senso più grande possibile, cioè capace e dotato di anima!) che formava una vera e propria diade con il cavaliere. Pensate che i Mongoli, che molto più sciamarono su questa via, frollavano la carne da mangiare sotto la sella e per nutrirsi, in mancanza di questa o di altro, erano capaci di restare in sella per un tempo infinito, facendo un’incisione sul collo del cavallo e bevendone…l’”anima”, cioè il sangue!

L’addomesticamento più antico del cavallo, ad opera dei pastori che abitavano l’attuale Ucraina, fra Polonia e Romania secondo gli ultimi reperti del Kazachisthan (ma io credo che sia assai più remoto!) si fa risalire a 5.500 anni fa

Si pensa che la Festa di Epona avvenisse il 2 novembre.

E’ interessante vedere gli accostamenti, fra questa celebrazione e quella di Samhain, cioè Halloween, quando si celebravano gli armenti e le greggi, che da quel giorno sarebbero state rinchiuse negli stalli, perché nel Nord inziava la stagione del freddo, della neve e dei lupi.

Le popolazioni tribali associavano le energie maschilidella natura con gli animali cornuti: da qui le divinità maschili taurine e caprine.

Gli equini, dalla lunga criniera (che per le prime popolazioni davano anche il latte!) venivano invece collegati con le funzioni femminili di consolidazione e di fertilità.

 

Epona è quindi per antonomasia divinità femminile protettrice dei cavalli. Il suo nome deriva infatti dalla parola celtica “epos” che significa appunto “cavallo” – “epa” al femminile, cavalla.

Ed anche se sappiamo, che il termine epico, deriva da “parola” ci piace pensare che questa “parola” sia associata…al cavallo, animale principe di ogni antica battaglia!

Per i Celti il cavallo era molto importante, al punto tale che essi non ne mangiavano per alcun motivo le carni.

Epona era una delle divinità più venerate e, tra le sue altre funzioni, conferiva la sovranità.

La “Dea dei cavalli” celtica racconta di un popolo dalla mentalità profonda, legato ad una concezione magica del creato e alla tradizione dei rituali druidici.

Da lei deriva l’antico nome, Eporedia, dell’attuale città di Ivrea, in Piemonte, nella quale ancora oggi si effettua una delle più importanti fiere di cavalli d’Italia.

 

Il culto di Epona era diffuso soprattutto in Gallia e in Renania tra le tribù degli Edui, dei Lingoni e dei Treveri, ma comparve anche in aree più remote come la Britannia e l’Iberia.

Anche in Romania ed in Iugoslavia si sono trovate delle iscrizioni che la citano come divinità.

I re irlandesi celebravano una cerimonia della “nascita simbolica” da Epona sotto forma di un puledro bianco, durante le cerimonie di proclamazione della loro regalità. In altre cerimonie, gli stessi re si “coniugavano ritualmente” con la dea Epona nel matrimonio sacro, per legittimare il proprio potere.

Epona è l’unica dea celtica adottata dai romani.

È possibile che la sua comparsa in Britannia sia collegata alla presenza delle truppe legionarie romane ma è, senza dubbio, una divinità celtica e si presuppone che le varie tribù celtiche della Britannia venerassero già da tempo: una divinità femminile benigna, connessa con i cavalli ed il possesso di beni materiali, che era portatrice di salute e fecondità alle cavalle e donatrice di benessere ai semplici.

La dea poteva assumere l’aspetto di una donna, di una cavalla, oppure quello di un fiume in piena; le sue immagini compaiono in molti contesti celtici, ma ci sono molte variazione e localizzazioni. Infatti, se è vero che la sua adozione come dea romana ha contribuito a spargere il suo culto in tutto il territorio dell’Impero, il fatto stesso rappresenta un importante esempio dell’influenza celtica sulla civilizzazione romana: Epona era l’unica dea celtica importata ufficialmente a Roma, dove ha avuto anche in suo onore una serie di feste.

Alcune epigrafi indicano che molti suoi devoti erano membri delle unità di cavalleria (nonostante normalmente fossero le divinità romane maschili ad essere associate ai cavalli e la cavalleria fosse certamente un dominio maschile a Roma).

Infatti più che una “dea della cavalleria romana” era la protettrice di chiunque lavorasse o avesse rapporti d’affari concernenti i cavalli.

La dea comunque presiedeva soprattutto la salute e la fertilità degli animali.Montava lateralmente, alla maniera antica femminile e niente, nel linguaggio figurato, consente di definirla una divinità di guerra.

Epona reggeva spesso oggetti di fertilità e nutrimento, piuttosto che armi: un piatto da cui un puledro si alimenta, della frutta o una cornucopia. Veniva rappresentata sempre in compagnia di uno o più cavalli, con ceste di grano o frutta ai suoi piedi, in alcune raffigurazioni portava appesa alla cintura una chiave come simbolo della sua capacità di aprire le porte dell’oltretomba e di favorire così la “rinascita”.

Epona era associata anche all’acqua dei fiumi e al latte, nutrimento essenziale per i Celti ed – oltre che ai cavalli – agli asini, ai muli e ai buoi.

Il simbolo del cavallo con un cavaliere in groppa è uno psicopompo del viaggio finale delle anime. Non a caso la festa dei morti, per il Cristianesimo, è posta proprio nel 2 di Novembre giorno dedicato ad Epona!

Epona è un simbolo (femminile!) d’indipendenza, di istinto e delle capacità vitali di consolidamento e di intuito.

 

Share