Nell’Antica Roma, 1° Marzo: si rinnova il fuoco sacro nel Tempio di Vesta

 

Il primo marzo, giorno del capodanno romano, veniva rinnovato il fuoco sacro nel tempio a lei dedicato. Ma era anche la discendente dell’ancestrale divinita indoeuropea del focolare domestico, venerata in ogni casa e il cui culto consisteva principalmente nel mantenere acceso il fuoco sacro circolare, attorno al quale si celebravano le nascite e i matrimoni

 

di Daniele Vanni

 

Il primo marzo, giorno del capodanno romano, veniva rinnovato il fuoco sacro nel tempio a lei dedicato.

La dea Vesta veniva celebrata nelle Vestaliache si svolgevano nella settimana che va dal 7 giugno al 15 giugno. Il primo giorno delle celebrazioni era dedicato all’apertura annuale del tempio per i riti sacrificali.

 

Vesta, figlia di Saturno (Crono) e di Opi, sorella di Giove, Nettuno, Plutone, Cerere, Giunone, è una figura della mitologia romana, che corrisponde alla divinità greca Estia, con la differenza che il suo culto a Roma assunse una maggiore rilevanza.

 

Era la dea del focolare domestico, venerata in ogni casa e il cui culto consisteva principalmente nel mantenere acceso il fuoco sacro: le sacerdotesse legate al suo ordine, quello delle famose Vestali, avevano proprio il compito di custodire il fuoco sacro alla dea, acceso all’interno del tempio a lei dedicato, facendo sì che non si spegnesse mai! Pena la morte che le accoglieva istantaneamente anche nel caso di perdita dell’illibatezza!

In una delle sue raffigurazioni più tipiche, la Dea indossava una lunga stola e teneva in mano un bastone.

 

Il culto del fuoco viene fatto risalire ad un’antica concezione religiosa naturalista degli Indoeuropei, della quale sarebbero un’ulteriore attestazione il dio vedico Agnis ed il culto del fuoco di Estia in Grecia.

 

 

Agni

 

Presso la religione induista, Agni è il dio del fuoco, figlio del cielo e della terra (rispettivamente Dyaus e Prthivi), è una divinità vedica che rappresenta le forze della luce.

E’ inoltre un invincibile guerriero ed è il signore del luogo della cremazione e del fuoco della foresta; suo è il “calore” generato nelle pratiche yoga.

 

La sua principale manifestazione è “il fuoco che brucia sull’altare dei sacrifici”; brucia i demoni che minacciano di distruggere tali sacrifici ed è un mediatore tra gli dei e gli umani da cui i sacerdoti comprendono molto sulla vita dell’aldilà. In questa divinità persiste anche la concezione di “fuoco universale” che nell’uomo si individua nel calore della digestione (infatti, secondo l’Ayurveda, Agni è il fuoco vitale, che anima tutti i processi biologici, e rappresenta il metabolismo digestivo) e nel moto animico della collera e del “bruciante pensiero”.

 

Quasi un’anticipazione dei processi chimici metabolici e fisioligici!

 

Agni si può manifestare sotto tre forme: Davagni, Vadavagni e Jatharagni (o Vrika) e a Lui è legato il numero :; difatti, 7 sono le madri, le sorelle ed i raggi da cui è circondato; egli ha i tratti di divinità acquatica, difatti è chiamato “colui che si veste del mare” e “colui che vivifica il seme nell’acqua”.

 

È raffigurato in forma di uomo rosso con due teste, quattro braccia e tre gambe, occhi scuri e fiamme che gli fuoriescono dalla bocca, sempre a cavallo di un ariete (infatti, da Agni deriva il segno zodiacale dell’Ariete, che è appunto un segno di fuoco). Nelle mani sorregge gli strumenti per ravvivare il fuoco, e il cucchiaio dei sacrifici. Secondo altre rappresentazioni, il suo aspetto è caratterizzato da sette lingue e capelli di fuoco oppure da un corpo dorato, denti possenti, mille corna e mille occhi.

 

Il fuoco sacro, custodito nel tempio di Vesta a Roma, venne spento nel 391 per ordine dell’imperatore Teodosio.

 

 

Estia

 

Estia, nella mitologia greca, era la dea della casa e del focolare.

 

È una delle meno conosciute fra le divinità dell’antica Grecia.

Era tuttavia tenuta in grande onore, veniva invocata e riceveva la prima offerta nei sacrifici effettuati nell’ambiente domestico.

 

Genealogia

 

Esiodo la indica come figlia primogenita di Crono e di Rea, la più anziana della prima generazione degli dèi dell’Olimpo.

Suoi fratelli e sorelle, in ordine di nascita, sono: Demetra, Era, Ade, Poseidone e Zeus.

Apparteneva quindi al ristretto gruppo delle dodici maggiori divinità dell’Olimpo.

Essa sacrificò il suo trono sull’Olimpo quando Dioniso divenne dio, infatti venne chiamata anche “ultima dea”.

 

Estia e Vesta

 

Insieme alla sua equivalente divinità romana, Vesta, non era nota per i miti e le rappresentazioni che la riguardavano, e fu raramente rappresentata da pittori e scultori con sembianze umane, in quanto non aveva un aspetto esteriore caratteristico: la sua importanza stava nei rituali simboleggiati dal fuoco.

 

Racconti mitologici

 

Fece voto di castità, non perché non fosse bella; infatti, sia Poseidone che Apollo chiesero la sua mano a Zeus, che però, data la decisione della sorella di restare vergine, evitando così un possibile concorrente al trono, respinse le loro proposte.

 

Dopo un banchetto, Priapo, ubriaco, tentò di farle violenza, ma un asino, col suo raglio, svegliò la dea che dormiva e gli altri dèi, che lo costrinsero a darsi alla fuga. L’episodio ha un carattere di avvertimento aneddotico per chi pensi di abusare delle donne accolte in casa come ospiti, sotto la protezione del focolare domestico: anche l’asino, simbolo, con le dimensioni del suo apparato riproduttivo, della lussuria!, condanna la follia criminale di Priapo, raffigurato quasi sempre con un pene, sorretto spesso da argani e bilance, smisurato!.

 

Omero narra che Estia riuscì a resistere anche alle seduzioni e alle persuasioni di Afrodite.

 

Simbologia

 

Suo simbolo era il cerchio e la sua presenza era avvertita nella fiamma viva posta nel focolare rotondo al centro della casa e nel braciere circolare nel tempio di ogni divinità.

Talvolta viene raffigurata assieme ad Ermes, ma mentre quest’ultimo aveva il compito di proteggere dal male e di propiziare una buona sorte, Estia santificava la casa.

La sua prima raffigurazione è stata una pietra, denominata erma, dalla forma di una colonna.

 

Culto

 

Ogni città, nell’edificio principale, aveva un braciere comune, il pritaneo, dove ardeva il fuoco sacro di Estia, che non doveva spegnersi mai.

Poiché le città erano considerate un allargamento del nucleo familiare, era adorata anche come protettrice di tutte le città greche.

 

Nelle famiglie, il fuoco di Estia provvedeva a riscaldare la casa e a cuocere i cibi.

 

Il neonato diventava membro della famiglia, cinque giorni dopo la nascita, con un rito (anfidromie) in cui il padre lo portava in braccio girando attorno al focolare.

 

La novella sposa portava il fuoco preso dal braciere della famiglia di origine nella sua nuova casa, che solo così veniva consacrata.

 

I coloni che lasciavano la Grecia, portavano con sé una torcia accesa al pritaneo della loro città natale, il cui fuoco sarebbe servito a consacrare ogni nuovo tempio ed edificio.

Un rito che sopravvive anche nelle Olimpiadi moderne.

 

Estia provvedeva al luogo, dove sia la famiglia che la comunità si riunivano insieme: il luogo dove si ricevevano gli ospiti, il luogo dove fare ritorno a casa, un rifugio per i supplici.

La dea e il fuoco erano una cosa sola e formavano il punto di congiunzione e il sentimento della comunità, sia familiare che civile.

 

« Per lungo tempo credetti stoltamente che ci fossero statue di Vesta, ma poi appresi che sotto la curva cupola non ci sono affatto statue. Un fuoco sempre vivo si cela in quel tempio e Vesta non ha nessun’effigie, come non ne ha neppure il fuoco. »

 

(Ovidio, Fasti, VI, 255-258)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’arazzo di Estia

 

“L’arazzo di Estia” è una tardiva rappresentazione della dea come “Hestia Polyolbos” (Estia ricca di Grazia) su un arazzo di scuola copta, realizzato in Egitto durante il VI secolo d.C..

 

 

 

Tempio dedicato a Vesta a Tivoli, di Adam Elsheimer

Il culto del fuoco viene fatto risalire ad un’antica concezione religiosa naturalista degli Indoeuropei, della quale sarebbero un’ulteriore attestazione il dio vedico Agnis[1] ed il culto del fuoco di Estia in Grecia.

 

Il fuoco sacro, custodito nel tempio di Vesta a Roma, venne spento nel 391 d.C. per ordine dell’imperatore Teodosio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Raffigurazione della dea Vesta che regge una patera e uno scettro sul rovescio di un antoniniano

 

Raffigurazione dell’Estia Giustiniani presente nel Dictionary of Classical Antiquities di O. Seyffert, 1894

 

“Estia in Grazia”, Egitto, VI secolo d.C., Collezione Dumbarton Oaks.

 

Share