Nell’Antica Roma, 1 dicembre: Festa di Poseidon

 

 

Le Feste di Poseidone, il Nettuno romano, sia in Grecia che a Roma, si tenevano all’inizio dell’inverno (quindi proprio oggi quando incomincia il primo mese dell’inverno, come stagione e quindi, almeno un tempo! il vero freddo).

Forse quando, sotto l’azione del vento del Nord, il mare alza i suoi “cavalloni”: e sempre, questo mito indoeuropeo vide uniti: cavalli (che gli erano anche sacrificati, affogandoli!!!) e mare!

 

 

di Daniele Vanni

 

 

Poseidone o Posidone (in greco Ποσειδών) è il Dio del mare e dei terremoti e maremoti nella mitologia greca.

Una prima sorpresa: gli antichi avevano già capito il collegamento tra terremoti e maremoti! Noi siamo dovuti arrivare al concetto di “tsunami”!

 

Poseidone, figlio di Crono e quindi fratello di Zeus, Ade, Era, Estia e Demetra è uno dei dodici dèi dell’Olimpo.

La sua consorte è la Nereide Anfitrite e da lei ha avuto quattro figli: Tritone, un essere mezzo uomo e mezzo pesce, Roda, ninfa marina protettrice dell’isola di Rodi (chiamata così in suo onore) e sposa di Elios, Cimopolea,dea minore delle tempeste marine particolarmente violente e Bentesicima, dea minore delle onde.

 

Il simbolo del dio era il tridente e gli animali a lui sacri erano il cavallo (creato da lui dalle onde del mare), il toro e il delfino.

Suo epiteto ricorrente è “Enosìctono”, in latino: Ennosigaeum, cioè “Scuotitore di terra“.

 

Divinità simili a Poseidone del mondo antico furono Rodon nella religione illirica e Nethuns nella religione etrusca e il suo corrispondente romano fu Nettuno.

 

In suo onore venivano celebrati anche i giochi Istmici.

 

Etimologia del nome

 

Nell’età dell’oro, Poseidone, se si fa affidamento alle tavolette d’argilla in scrittura Lineare B giunte fino a noi, nell’antica città di Pilo era considerato il più importante tra gli dei.

In queste iscrizioni il nome PO-SE-DA-WO-NE (Poseidone) ricorre con frequenza molto maggiore rispetto a DI-U-JA (Zeus). Si trova anche una variante femminile dello stesso nome, PO-SE-DE-IA, il che indica l’esistenza di una dea compagna di Poseidone che in tempi successivi venne dimenticata. Le tavolette rinvenute a Pilo riportano la memoria di sacrifici in onore de Le due regine e Poseidone oppure Le due regine e il re. L’identità che più facilmente può essere attribuita alle due regine è quella di Demetra e Persefone o di due dee loro antesignane, in ogni caso divinità che in epoche successive non furono più associate alla figura di Poseidone. Il dio era già identificato come Scuotitore di terra ovvero E-NE-SI-DA-O-NE nella Cnosso di epoca micenea, un titolo estremamente importante, soprattutto considerando che i terremoti sono stati una delle cause principali della caduta della civiltà minoica.

 

In una delle tavolette di Pilo si trova un legame tra i nomi di Demetra e Poseidone, che compaiono come PO-SE-DA-WO-NE e DA-MA-TE, inseriti in un contesto di richieste di grazia agli dei.

La sillaba DA, presente in entrambi i nomi sembrerebbe derivare da una radice Protoindoeuropea associata al concetto di distribuzione di terre e privilegi, per cui Poseidone potrebbe significare Signore distributore o Compagno della distributrice parallelamente a Demetra, La madre distributrice.

Da questo, deriverebbe anche il nostro verbo DARE!

 

 

Origini del culto

 

Nella cultura micenea, pur così dipendente dal mare, non è stata ritrovata alcuna prova di un legame tra Poseidone e il mare stesso. Evidentemente il culto del dio era nato in precedenza e indipendentemente da quello che sarebbe diventato il suo regno.

 

Visto che la figura di Poseidone è in stretta relazione, sia con il mare, sia con i cavalli e considerando la lontananza dal mare delle zone in cui abitavano gli antichi indoeuropei, alcuni studiosi ritengono che Poseidone originariamente nasca come un dio-cavallo e che solo in seguito sia stato assimilato alle divinità acquatiche orientali quando i popoli greci mutarono la loro fonte di sostentamento principale, passando dalla coltivazione della terra allo sfruttamento del mare con la pesca e i commerci marittimi.

Del resto anche noi chiamiamo: “cavalloni” le onde del mare!

 

Secondo Pausania, Poseidone era uno dei custodi dell’Oracolo di Delfi, prima che Apollo ne assumesse il controllo. Apollo e Poseidone spesso si occuparono degli stessi aspetti delle vicende umane: ad esempio durante la fase della fondazione di nuove colonie, Apollo, per mezzo dell’Oracolo, autorizzava i coloni a partire e indicava loro dove stabilirsi, mentre Poseidone si prendeva cura dei coloni durante la navigazione verso la nuova patria e procurava le acque lustrali per celebrare i sacrifici propiziatori per la fondazione della nuova città.

L’Anabasi di Senofonte descrive un gruppo di soldati Spartani, che intonano, dedicandolo a Poseidone, un peana che è un tipo di inno che, normalmente, veniva dedicato ad Apollo.

 

Come anche Dioniso e le Menadi, Poseidone aveva la capacità di provocare alcune forme di disturbo mentale: uno dei testi di Ippocrate riporta come alla sua opera fosse attribuito l’insorgere di certi tipi di epilessia.

 

Poseidone era venerato come divinità principale in molte città: ad Atene era considerato secondo soltanto ad Atena, mentre a Corinto e in molte città della Magna Grecia, era considerato il protettore della polis.

 

Le celebrazioni in onore di Poseidone si tenevano, all’inizio della stagione invernale, in molte città del mondo greco. E così a Roma!

 

I marinai rivolgevano preghiere a Poseidone, perché concedesse loro un viaggio sicuro e talvolta, come sacrificio annegavano dei cavalli in suo onore!!

Quando mostrava il lato benigno della sua natura, Poseidone creava nuove isole come approdo per i naviganti e offriva un mare calmo e senza tempeste.

Quando invece veniva offeso e si sentiva ignorato allora colpiva la terra con il suo tridente, provocando mari tempestosi e terremoti, annegando chi si trovasse in navigazione e affondando le imbarcazioni.

 

L’iconografia classica di Poseidone, lo ritrae alla guida del suo carro trainato da cavallucci marini o da cavalli capaci di correre sul mare. Spesso era rappresentato insieme a delfini e con in mano il suo tridente.

 

Poseidone nella mitologia

 

La nascita e il trionfo su Crono

 

Poseidone era figlio di Crono e Rea e fratello di Zeus, Ade, Estia, Demetra ed Era. Secondo Esiodo Poseidone è fratello maggiore di Zeus, mentre secondo Omero il maggiore è Zeus, Poseidone il secondo e Ade il terzo.

 

Esiodo racconta infatti, che, come i suoi fratelli e sorelle, Poseidone venne divorato dal padre Crono e successivamente da lui rigurgitato, costretto da Zeus, l’ultimogenito riuscito a sfuggire al terribile genitore, grazie alla madre Rea.

Secondo altre tradizioni, invece Rea riuscì a salvare Poseidone: secondo Pausania diede in pasto al marito un puledro e nascose il figlio in un branco di cavalli; secondo Diodoro Siculo Rea affidò il figlio alle cure dei Telchini, magici abitanti di Rodi, e dell’Oceanina Cefira.

 

Poseidone insieme a fratelli e sorelle, agli Ecatonchiri e ai Ciclopi, che gli forgiarono la sua arma, il tridente, sconfisse Crono e i Titani nella Titanomachia. I Titani furono scaraventati nel Tartaro e Poseidone stesso provvide a costruire le mura di bronzo che li imprigionavano.

 

Quando poi si decise di dividere il mondo in tre regni, vi fu un sorteggio: Zeus ricevette il cielo, Ade, ingannato da Zeus, il mondo sotterraneo dell’oltretomba, mentre a Poseidone toccarono il mare e le acque.

 

Il dio del mare partecipò anche alla guerra tra gli Olimpi e i Giganti, la Gigantomachia, nella quale combatté contro il gigante Polibote e lo sconfisse tagliando un pezzo dell’isola di Coo con il suo tridente e scaraventandoglielo contro, creando così l’isola di Nisiro.

 

La contesa con Atena, per Atene

 

Agostino nel “La città di Dio” riporta la spiegazione di Varrone sull’etimologia del nome della città di Atene: la sfida tra Atena e Poseidone.

In quel luogo spuntò all’improvviso un ulivo e sgorgò dell’acqua. Consultato, l’Oracolo di Delfi rispose che l’ulivo simboleggiava la dea Atena e l’acqua il dio Poseidone e che i cittadini potevano scegliere il nome di una delle due divinità per denominare la propria città.

Il re Cecrope allora convocò tutti i cittadini: i maschi votarono per Poseidone, le donne per Atena. Vinse la seconda, perché si ebbe un voto in più delle donne. Allora Poseidone devastò i campi di Atene con le onde del mare e per placarne l’ira, le donne furono punite: d’allora in poi non avrebbero votato, nessun figlio avrebbe preso il nome della madre e nessuna sarebbe stata chiamata come la dea vincitrice della contesa!!

 

Apollodoro invece narra che a giudicare la disputa tra le due divinità furono gli dei dell’Olimpo, che decretarono la vittoria di Atena poiché Cecrope aveva testimoniato che la dea aveva piantato l’olivo prima di Poseidone.

 

Si pensa che questa leggenda sia sorta nel ricordo di contrasti sorti, nel periodo Miceneo, tra gli abitanti originari della città e dei nuovi immigrati. È interessante notare come Atene, nonostante questa scelta, all’apice del suo sviluppo fu una grande potenza navale, capace di sconfiggere la flotta Persiana nella battaglia di Salamina!

 

 

L’Inno omerico a Poseidone

 

L’inno a Poseidone, incluso nella raccolta degli Inni omerici, consiste in una breve invocazione, un preambolo di sette versi che si rivolge al dio come “scuotitore della terra e delle lande marine, dio dei profondi abissi che è anche signore del Monte Elicone e dell’ampia Aigaì” e ricorda anche la sua doppia natura di dio dell’Olimpo: “domatore di cavalli e salvatore di navi“.

 

La ribellione a Zeus e la punizione

 

Omero racconta che, un giorno, gli dei dell’Olimpo, capeggiati da Era, Apollo e Poseidone, si ribellarono a Zeus e lo legarono.

A salvare il Re degli Dei fu la nereide Teti, che chiamò il centimano Briareo che lo liberò.

 

Come punizione, Zeus costrinse Poseidone e anche Apollo a servire il re di Troia, Laomedonte. Questi chiese loro di costruire un’enorme cinta muraria che corresse tutt’attorno alla sua città e promise di ricompensarli per questo servizio. Il re di Troia tuttavia non mantenne la parola data. Per vendicarsi, Poseidone mandò un mostro marino ad attaccare la città, che però venne ucciso da Eracle.

 

Nella guerra di Troia

 

Nell’Iliade, Poseidone si schiera dalla parte dei Greci e in diverse occasioni scende in battaglia contro l’esercito Troiano. Tuttavia nel XX libro, interviene a salvare Enea, quando il principe Troiano è sul punto di essere ucciso da Achille.

 

L’astio per Odisseo

 

Odisseo, come racconta lui stesso, per salvarsi dal selvaggio e antropofago Ciclope Polifemo, figlio del dio del mare e della ninfa marina Toosa, lo acceca e scappa. Poseidone, da quel momento, scatena tutta la sua furia nei confronti del re di Itaca, che non ucciderà, ma costringerà per anni lontano dalla sua patria.

 

Poseidone non partecipa al concilio degli dei, nel quale viene deciso che Odisseo potrà tornare a casa, lasciando Ogigia, dopo tanti anni, perché il Dio in quel momento partecipa a un banchetto presso gli Etiopi.

Quando il dio del mare, tornando dal banchetto, si accorse che Odisseo stava navigando in mare, capì che gli dei avevano deciso che potesse ritornare a casa e scatenò i venti contro il mortale, facendolo naufragare dalla propria zattera, prima che arrivasse a Scheria, la patria dei Feaci.

 

Per punire i Feaci che avevano riportato a casa Odisseo, il dio del mare trasformò la nave e gli uomini che avevano aiutato il re di Itaca, in pietra.

 

 

 

Innumerevoli le amanti ed un po’ meno i figli di Poseidone!

 

Che ha relazioni con Afrodite, Erice, Erofilo, Alope, una sua nipote, figlia del re di Eleusi, generando così Ippotoo. Il padre decise di seppellire viva Alope, ma Poseidone la trasformò nell’omonima fonte che si trova nei pressi di Eleusi.

 

E poi ancora, storie d’amore con Anfitrite, una Nereide    , da cui ha Tritone; con Bentesicima…Poseidone salvò Amimone da un satiro lascivo che l’aveva aggredita e in seguito ebbe da lei un figlio di nome Nauplio.

 

Arene, da cui forse generò Ida e Linceo; Aretusa, trasformata in fonte per sfuggire a questo insaziabile dio;, ma che con lui dette vita ad Abante;

Astipalea, che dette nome ad un’isola e generò Euripilo;

la bellissima Calice, dalla cui unione nacque Cicno;

addirittura una delle Pleiadi, Celeno che sposò Poseidone e fu da lui resa madre di Lico, Nitteo, e, forse, Tritone.

uno degli Argonauti, Eufemo, lo ebbe da Europa;

Clito, da cui Poseidone ebbe 10 figli, il primogenito dei quali era, secondo Platone, Atlante.

 

Platone raccontò nel Crizia che a Poseidone toccò in sorte Atlantide.

Il dio si innamorò di Clito, una fanciulla dell’isola, e «recinse la collina dove ella viveva, alternando tre zone di mare e di terra in cerchi concentrici di diversa ampiezza, due erano fatti di terra e tre d’acqua», rendendola inaccessibile agli uomini, che all’epoca non conoscevano la navigazione. Poseidone e Clito ebbero dieci figli, il primo dei quali, Atlante, sarebbe divenuto in seguito il governatore dell’Impero. Ognuno dei dieci re governava la propria regione di competenza, ed erano legati gli uni agli altri dalle disposizioni previste da Poseidone e incise su una lastra di oricalco posta al centro dell’isola, attorno a cui si riunivano per prendere decisioni che riguardavano tutti.

 

Secondo un antico mito, una volta Poseidone tentò di insidiare Demetra, ma la dea rifiutò i suoi approcci e si trasformò in una giumenta, per nascondersi confondendosi tra una mandria di cavalli. Poseidone però la individuò ugualmente, nonostante le sue nuove sembianze, si trasformò a sua volta in uno stallone e in questo modo riuscì a farla sua: dall’unione nacque Arione, un cavallo dotato del dono della parola e Despena o Kore

 

Con Gea, che aveva da sola generato dei e molteplici divinità, generò Anteo, gigante, re di libia, e Cariddi, all’inizio una naiade dedita a rapine di una voracità senza fine;

Ifimedea, figlia di Triope e sposa di Aloo, si era innamorata di Poseidone e come atto d’amore si recava tutte le mattine sulla riva del mare per farsi bagnare fino al grembo. Fu così che si unì a Poseidone e da questa unione nacquero due fratelli gemelli Oto ed Efialte. Il nome Aloadi venne loro da Aloo, che pare fosse anch’egli figlio di Poseidone. Per la loro statura vennero considerati Giganti, pur essendo ad essi posteriori e non avendo nessun legame con loro. Secondo la descrizione di Omero, erano di grande bellezza, e crescevano ogni anno di uno stadio in altezza e di un cubito in larghezza.

 

Come i Giganti, anche gli Aloadi vollero sfidare gli dei. Ancora in tenera età imprigionarono il dio della guerra Ares in un vaso di bronzo, dove rimase rinchiuso per tredici mesi, fino a quando Ermes non lo liberò. A nove anni, ancora più sfrontati, decisero di scalare il cielo mettendo il Monte Ossa sopra il Monte Pelio, per raggiungere un’altezza pari a quella del Monte Olimpo.

Melia

E ancora: Amico, che si scontrerà con gli Argonauti (quindoi anche con qualche fratello!) avuto con Melia.

 

Secondo il mito Poseidone si era innamorato di Medusa, una delle Gorgoni, le figlie di Forco e Ceto. Una notte il dio la sedusse o la violò nel tempio di Atena. Quest’ultima, profondamente irritata dall’affronto subito, aveva trasformato la fanciulla in un orribile mostro.

 

Da Peribea, una mortale, Nausitoo, padre di Alcinoo, re dei Feaci;

Da Satyria, Taras, fondatore di Taranto.

Infine, ma ne abbiamo tralasciati molti altri! Polifemo, avuto con Toosa, ninfa dei mari.

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