Nella Roma Antica, 15 Maggio: i Mercuralia

Alle Idi di Maggio, mese dedicato a Maia, da cui il nome, terminate le Lemuria in onore dei morti, si celebrava subito il commercio, i mercanti ed il loro Dio, cioè Mercurio.

di Daniele Vanni

I Mercuralia erano una antica festività romana in onore di Mercurio e Maia, Dies Mercuriae et Maiae. Mercurio era messaggero degli Dei, Dio del commercio, dell’astuzia e degli affari, Dio dei viandanti e guida delle anime nell’Ade. Maia,sua madre, era la Natura e la madre per antonomasia, che ha dato il nome al mese.

Mercurio era il dio romano del commercioe, alle idi di maggio (il 15, giorno in cui terminavano le Lemuria in onore dei defunti), ci si occupava dei vivi-più “vivi”: cioè dei mercanti!, che si radunavano presso una fontana dedicata a questo Dio, non lontana dalla Porta Capena.

L’inganno è spesso l’anima del commercio! E a causa del fatto che per la loro attività spesso dovesse fare ricorso all’imbroglio o a menzogne, i mercanti romani, dopo essersi purificati ed avendo indosso solo una tunica, si recavano alla fonte. Lì, raccoglievano le acque in giare anch’esse purificate, che riportavano a casa per aspergere con rami di alloro il capo e gli oggetti prossimi alla vendita. Queste operazioni erano accompagnate da varie preghiere ed invocazioni.

Templum Mercurii in Aventino

Proprio in questo giorno, il 15 maggio, dell’anno 495 a .c., venne consacrato al Dio Mercurius un tempio sul colle Aventinus. Ovidio riferisce: “Vicino alla porta Capena c’è un’acqua di Mercurio, miracolosa, se conviene credere a chi la provò; là si reca con la tunica fissata dal cinto il mercante e mondato, con un’anfora purificata, attinge acqua da portar via. Con questa inumidisce un ramo d’alloro e col ramo inumidito asperge le mercanzie che muteranno padrone.” Mercuruio era il Dio dei mercanti, oltre che dei viandanti, degli avvocati e dei ladri!

Porta Capena

La Porta Capena era situata nell’attuale piazza di Porta Capena a Roma, nella zona dove si incontrano il colle Celio, il Palatino e l’Aventino. La sua probabile posizione era tra l’imbocco di via di Valle delle Camene e l’inizio di via delle Terme di Caracalla (nota come “Passeggiata Archeologica”), di fronte al lato curvo del Circo Massimo.

La valle intorno a quello che oggi è il viale delle Terme di Caracalla, (oggi spesso viali frequentati da chi esercita la prostituzione, forse in ricordo di altri antichi “incontri” di cui diremo tra poco!) era in tempi antichi ricoperta di boschi, grotte e sorgenti d’acqua. In questa zona (detta valle delle Camenae), considerata sacra e misteriosa, si narra (e Livio puntualmente riporta) che il pacifico re Numa Pompilio, diretto successore di Romolo, avesse i suoi incontri notturni con la dea (o ninfa) Egeria, che in quelle occasioni gli forniva tutte le indicazioni necessarie per l’istituzione dei riti più graditi a ciascuna divinità, e dei relativi uffici sacerdotali.In buona o cattiva fede che fosse, con questo espediente il re riuscì a tenere a freno per diversi anni un popolo rozzo ed ignorante, privo di uno sfogo bellico. Questa zona può dunque essere considerata la culla della religione dell’antica Roma!

La sua posizione ed alcune testimonianze fanno ritenere che originariamente la porta dovesse chiamarsi Camena e che la costruzione possa essere addirittura precedente a quella della cinta serviana. Il primo accenno storico-leggendario risale infatti all’epoca del re Tullo Ostilio (metà del VII secolo a.C.), e si riferisce al fatto che presso la porta venne eretto il monumento funerario ad Orazia, sorella degli Orazi, uccisa perché colpevole di essersi innamorata di uno dei Curiazi.

Nel 489 a.C. da Porta Capena, uscì la moltitudine di giovani Volsci, cacciati da Roma, mentre attendevano ai giochi, secondo il progetto elaborato da Coriolano per fomentarne l’animosità contro Roma, e preparare la successiva guerra.

Quando nel 312 a.C. venne realizzata la via Appia che, partendo da lì, aveva come destinazione finale la città di Capua, il nome fu trasformato in Capena e l’intera area, già rilevante per diversi motivi, assunse un ruolo importantissimo come punto di transito e di contatto con l’Italia meridionale.

Nelle testimonianze letterarie la Porta è citata anche per un altro importante avvenimento che ha profondamente segnato la storia di Roma: dopo la disastrosa battaglia di Canne, il Senato si riunì, per valutare la situazione, “ad portam Capenam”, come riferisce Livio, che era una delle tre sedi di convegno dell’assemblea.

Ma attraverso la Porta Capena passò anche, sempre durante le guerre puniche, il corteo che introduceva in Roma la dea Cibele, la Magna Mater che fu una delle prime rappresentanti dei culti e riti stranieri che culminarono poi con l’affermazione del Cristianesimo.

Dallo stesso luogo si dipartiva anche la via Latina, altra arteria notevole per la storia di Roma; le due strade correvano affiancate per un breve tratto, per poi separarsi in corrispondenza dell’attuale piazza Numa Pompilio.

Quando ormai l’area aveva perso la sua importanza storica e leggendaria, ed era divenuta zona di ritrovo di mendicanti, l’ultima utilizzazione della porta fu quella di arco di sostegno per il passaggio dell’acquedotto della Marcia.

Porta Capena fu distrutta e l’intera area ristrutturata dall’imperatore Caracalla e l’accesso a Roma venne in seguito trasferito poco più avanti, attraverso la nuova Porta Appia che si apriva nelle mura aureliane. I suoi resti, oggi comunque non più visibili, furono rintracciati nel corso degli scavi effettuati nel 1867.

Mercurio (divinità)

Mercurio (Mercurius, nome latino del dio greco Hermes, Ερμής) è il dio dell’eloquenza, del commercio e dei ladri, della mitologia greca e romana. Essendo il messaggero degli dei viene spesso raffigurato con le ali ai piedi. Viene raffigurato come figlio di Giove e della pleiade Maia.

Mitologia greca

Nella mitologia greca Mercurio (Hermes), figlio di Zeus e della ninfa Maia, era il messaggero degli dei, dio protettore dei viaggi e dei viaggiatori, della comunicazione, dell’inganno, dei ladri, dei truffatori, dei bugiardi, delle sostanze, della divinazione. Tra gli altri ruoli, Hermes era anche il portatore dei sogni e il conduttore delle anime dei morti negli inferi.

Mitologia romana

Nella mitologia romana Mercurio rappresenta non solo per la sua velocità i ladri ma è anche il dio degli scambi, del profitto del mercato e del commercio, il suo nome latino probabilmente deriva dal termine merx o mercator, che significa mercante.

A Roma, un tempio a lui dedicato, venne eretto nel Circo Massimo sul colle Aventino, nel 495 a.C.

« …I consoli (Publio Servilio Prisco Strutto e Appio Claudio Sabino Inregillense) si contendevano l’onore di consacrare il tempio di Mercurio e il senato girò la questione al popolo: a chi dei due fosse toccato, per volontà del popolo stesso, l’onore della consacrazione, sarebbe andata anche l’amministrazione dell’annona e il compito di formare una corporazione di commercianti, nonché di celebrare i riti solenni di fronte al pontefice massimo. Il popolo assegnò la consacrazione del tempio a Marco Letorio, centurione primipilo, con un intento chiarissimo: non si trattava cioè tanto di onorare quest’uomo – troppo grande la sproporzione tra l’incarico e la sua posizione nella vita di tutti i giorni -, quanto di un’offesa alle persone dei consoli. … »

(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, lib. II, par. 27)

Ebbe dalla ninfa Carmenta Evandro, il mitologico fondatore della città di Pallante sul Palatino a Roma.

L’Aventino (mons Aventinus) in epoca romana

Secondo le fonti antiche, il nome potrebbe derivare da quello di uno dei re di Albalonga, figlio di Ercole, o dalle locuzioni ab adventu hominum che era la denominazione di un tempio dedicato a Diana, o ab advectu per le paludi che lo circondavano, o ancora, secondo Plutarco, da ab avibus per gli uccelli che vi si dirigevano dal Tevere per fornire gli auguri a Remo, oppure per l’avena che vi si coltivava e di cui si faceva commercio nel mercato della valle sottostante.

La zona si divideva in un “Aventino” vero e proprio, tra il fiume Tevere e la valle in cui sorse il Circo Massimo e “Aventino minore” (attualmente “collina di San Saba”). In età repubblicana entrambi i settori all’interno delle Mura serviane sembrano essere stati compresi nella denominazione “Aventino”, ma con la suddivisione augustea della città in 14 regioni furono suddivisi tra le regioni XIII (poi Aventinus) e XII (Piscina Publica).

Epoca arcaica

Nei miti relativi alla fondazione di Roma è legato alla leggenda di Ercole e Caco e alla figura di Remo, che lo scelse come luogo da cui avvistare gli uccelli in volo nella disputa con il fratello Romolo per la scelta del luogo di fondazione.

Il colle fu poi inserito nella città ai tempi di Anco Marzio, che l’avrebbe popolato con i profughi delle città da lui conquistate (Ficana, Medullia, Tellenae e Politorium) e ricevette una prima fortificazione indipendente, perché fosse più difendibile dagli attacchi dei nemici. Il colle viene descritto come basso e largo al perimetro 18 stadi, coperto da una fitta selva di svariate specie di alberi, tra i quali spiccavano quelli di Lauro.

Più tardi era all’interno della prima cinta muraria del VI secolo e successivamente delle repubblicane mura serviane, pur restando fuori del pomerio fino all’età di Claudio. Grazie alla sua particolare posizione nei pressi del porto fluviale (Emporium), l’Aventino divenne sede di una nutrita colonia mercantile di stranieri.

Epoca repubblicana

Fu tradizionalmente la sede dei plebei, contrapposta al Palatino, sede del patriziato: con la Lex Icilia de Aventino publicando, del 456 a.C., l’area del colle fu distribuita tra i plebei per costruirvi case, rimediando ad una precedente occupazione di suoli di proprietà pubblica da parte dei patrizi, che aveva scatenato proteste e rivolte. Il colle ebbe quindi il carattere di quartiere popolare e mercantile (anche per la sua posizione presso l’antico porto fluviale dell’Emporium). Per il suo carattere plebeo il colle fu anche la sede dell’estrema difesa del tribuno della plebe Gaio Sempronio Gracco nel 123 a.C.

In epoca repubblicana vissero nel quartiere i poeti Ennio e Nevio. La vita economica della città, nel frattempo, si era spostata dall’antichissimo, ma piccolo Foro Boario, alla pianura a sud dell’Aventino, dove dall’inizio del II secolo a.C. vennero costruiti il nuovo porto fluviale (Emporium), l’enorme Porticus Aemilia e i grandi magazzini e depositi degli Horrea Galbana, Lolliana, Aniciana, Seiana e Fabaria, oltre al mercato del pane (Foro Pistorio). La via Marmorata reca traccia di uno dei più importanti prodotti che qui transitavano dopo essere sbarcati: il marmo. Alle spalle di questi edifici si venne formando il Monte Testaccio, una collina artificiale alta 30 metri, nata dall’accumulo dei cocci delle anfore portate a Roma come tributi pagati da tutte le province dell’Impero.

 

Epoca imperiale

In età imperiale, il carattere del colle mutò e divenne sede di numerose residenze aristocratiche, tra le quali le case private di Traiano e di Adriano prima che divenissero imperatori (privata Traiani e privata Hadriani) e di Lucio Licinio Sura, amico di Traiano. Vi vissero inoltre l’imperatore Vitellio e il praefectus urbis Lucio Fabio Cilone, al tempo di Settimio Severo.

Questo nuovo carattere di quartiere aristocratico fu probabilmente la causa della sua totale distruzione durante il sacco di Roma di Alarico I nel 410. Parlano del quartiere anche alcune lettere di Sofronio Eusebio Girolamo.

La popolazione più povera si era nel frattempo spostata più a sud, nella pianura vicina all’Emporium e sull’altra riva del Tevere.

Viabilità antica

Il Vicus Piscinae Publicae (odierno viale Aventino) segnava il confine tra le due Regio augustee del colle. Il suo prolungamento oltre le mura serviane si chiamava Vicus Portae Raudusculanae (oggi viale della Piramide Cestia).

La prima strada carrozzabile che permise la salità sulla collina fu il Clivus Publicius (Clivo dei Publici), che saliva dal Foro Boario e continuava lungo l’attuale via di Santa Prisca fino al Vicus Piscinae Publicae. Da esso si staccava un’altra strada antica, chiamata probabilmente Vicus Armilustri (attuale via di Santa Sabina), che andava verso sud fino alla Porta Lavernalis nelle mura. Inoltre un’altra via antica usciva dalla Porta Trigemina lungo una strettoia tra Aventino e Tevere, per poi seguire il percorso dell’attuale via Marmorata e dare infine origine alla via Ostiense.

Edifici antichi

Vi sorgeva inoltre la caserma (statio) della IV coorte dei vigili e gli edifici termali delle thermae Suranae, di epoca traianea, e delle thermae Decianae (prima metà del III secolo). Le terme di Caracalla, dalla clientela più bassa e volgare, sorsero sulle sue pendici verso la via Appia.

Fu la sede del tempio della Luna; per la sua posizione al di fuori dei limiti ufficiali della città l’Aventino fu spesso scelto per i luoghi di culto delle divinità straniere, a cominciare dal tempio di Diana, un santuario federale eretto da Servio Tullio. Accanto si trovava il tempio di Minerva. Vi ebbero anche sede i culti della principale divinità cittadina trasferiti a Roma dalle città conquistate e distrutte con il rito dell’evocatio (ossia il trasferimento a Roma della divinità protettrice della città sconfitta), come il tempio di Giunone Regina (da Veio) e quello di localizzazione incerta di Vertumno (da Volsinii, oggi Bolsena). Altri santuari erano quelli di Iuppiter Liber e della Libertas.

Sulle pendici verso il Circo Massimo fu costruito nel 495 a.C. un tempio di Mercurio e nel 493 a.C., ad opera del dittatore Aulo Postumio, in seguito al responso dei Libri sibillini, venne edificato il santuario dedicato a Cerere, Libero e Libera (corrispondenti a Demetra, Dioniso e Kore). Alle sue pendici, non lontano dalla Porta Trigemina, si trovava un altare dedicato al semi-dio Evandro.

Più tardi, vi sono documentati santuari di divinità orientali, come quello dedicato a Giove Dolicheno, del 138; un Iseum (santuario della dea egiziana Iside Athenodoria) sorgeva in corrispondenza della attuale basilica di Santa Sabina e mitrei in corrispondenza delle chiese di Santa Prisca e di Santa Balbina (mitreo di Santa Prisca e mitreo di Santa Balbina). Sul Piccolo Aventino aveva sede il tempio della Bona Dea, detto anche della Bona Dea Subsaxana. La storia del titulus di Santa Prisca fa pensare a una precoce presenza cristiana nella zona.

 

 

 

 

 

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