All’inizio, nele primissime ore di questa tragedia di estrema violenza, c’era stato qualche spiraglio di ottimismo. Nel senso che si sperava che Giuseppe Gambino, 67 anni, preso ripetutamente a colpi di casco durante la notte dal figlio ventenne, nonostante i gravi traumi alla testa ed ala gola, ce la potesse fare. Per lui, naturalmente. Ma anche per un senso di pietà (non certo di comprensione!) per un figlio che già vedeva la sua vita, fatta fino ad allora di niente, senza occupazione, né studio, ma di fumo ed alcol, assai compromessa, e che non dovesse portare in sé e poi di fronte alla giustizia, il fardello pesantissimo della morte del padre. Ma forse, – la vicenda verrà chiarita esattamente solo durante il processo, –  erano passate troppe ore dall’aggressione inconcepibile alle 7 di mattina, quando Andrea aveva chiamato l’ambulanza, simulando una rapina. Sono passati invece venti giorni di agonia tra il S. Luca e Cisanello. Un arresto cardiocircolatorio in seguito alle gravissime lesioni craniche, si è portato via questo padre che nella mente del figlio aveva la colpa della morte della madre e della sorella, entrambe scomparse per gravi malattie. Una sequenza di fatti, quella della famiglia Gambino di Santocchio, immigrata a Lucca da Palermo, che ha i caratteri della tragedia greca! Ma adesso, nella realtà moderna che non c risparmia certo orrore e violenza, questo ventenne, rinchiuso nel carcere di San Giorgio, dovà rispondere di omicidio volontario.

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