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Il presidente della non Provincia ha perso il senso del limite, politico prima ancora che personale, basti sapere che a Montecarlo aspettiamo da sei mesi una risposta formale ad una richiesta in tema di sicurezza stradale, prima addirittura dell’incidente mortale dello scorso febbraio su di un tratto di viabilità provinciale a San Salvatore. Viene da pensare male, facendo peccato e centro in un colpo solo, che non ci si interessi – che poi risolverli è un’altra cosa – ai problemi di tutti i lucchesi ma solo solo a quelli degli amici, meglio se di partito. Il suo è un altro caso di autorità senza autorevolezza, molto di moda oggi in Italia.

Un certo imbarazzo unito a stizza, invece, sul tema dei migranti era già evidente sui volti di molti colleghi sindaci nella riunione dello scorso agosto 2015 in prefettura, oggi è ancora più evidente l’affanno nei silenzi e nelle dichiarazioni. Molti colleghi sindaci, molti dei quali non sono certo degli sprovveduti, sanno che la situazione è fuori controllo, che la giustificazione politica dell’accoglienza solidale non ha mai ingannato gli italiani una volta resa nota la pioggia di soldi che l’alimenta, che rifugiarsi dietro le stragi nel Mediterraneo per giustificare l’accoglienza e criticare chi non la fa è il punto di non ritorno.

Il loro imbarazzo è non poter dire “no”, anche se qualcuno resiste ancora, a motivo di partito, di appartenenza, di tessera, di posizioni di ordine personale in un momento in cui la democrazia interna o il dissenso – altro grande “principio” in deroga nel Pd – non sembra essere producente per le eventuali carriere future.

Perché, altrimenti, molti comuni e tanti colleghi, pronti a fregiarsi del titolo di “solidali” ed a fare la morale agli altri (ed a chiedere, zitti zitti, a Regione e Governo di punire i sindaci riottosi) non hanno ancora fino ad oggi preso il numero stabilito di migranti? Come mai non si parla dei numerosi comuni non di centrodestra che non fanno accoglienza? Perché nei comuni di centrodestra le opposizioni tacciono invece di spingere le proprie amministrazioni ad accogliere? Perché nei comuni dove si va al voto la sinistra non fa cenno alla questione? Conosciamo le risposte.

Parlano di solidarietà ma si sbagliano, i sindaci Pd intendono l’elemosina, quella che ci tocca fare un poco scocciati perché sappiamo che gli altri ci stanno guardando. Che solidarietà è altrimenti quella di chi dice “prendo il numero che mi spetta poi basta”, “io li prendo se li prendono gli altri”, “io li ho già presi, ora tocca agli altri” o la più bella “io sono sempre stato solidale, fate voi”? Che solidarietà è quella di chi ha tradotto l’accoglienza nel nascondere metodicamente alla vista queste persone, in case tra i boschi o in periferia, alle quali è assicurato un confino di vitto ed alloggio ma nessun possibile presente o futuro in questo paese?

Il problema è politico, viene chiesto ai comuni di farsi carico di una problematica di ordine internazionale e subire, perché di questo trattasi, il fallimento in atto di responsabilità che sono prerogativa degli organi di governo nazionale ed internazionali dove il problema migratorio non viene governato ma subito senza alcuna seria iniziativa di soluzione. In Europa si tentenna, si ergono muri, si pagano i turchi, si balbetta al G7, chi governa dilaziona il problema laddove c’è da votare, mentre chissà dov’è e per cosa viene pagata ed a chi risponde la diplomazia internazionale. Nel niente si lascia scivolare la questione sui comuni, mossa geniale ed astuta degna dell’attuale governo.

La solidarietà è un’altra cosa, non scomodiamola. A Montecarlo, come in tutta la Lucchesia, siamo e facciamo da sempre la solidarietà che è quella privata, anonima anche quando ha dimensioni collettive, che è sincera perché convinta, che è grande quanto occorre, che è soprattuto quotidiana perche è un modo di essere e non di apparire, dove per il sudore versato il ritorno è il sorriso di qualcuno che sta meglio e magari non conosciamo, dove il portafoglio del cittadino si apre per svuotarsi e non per riempirsi.

Nessun problema personale con la Prefettura di Lucca, non potrebbe essere altrimenti. Solo la dovuta franchezza istituzionale, che per me è parte integrante e centrale del rapporto per l’appunto istituzionale, dalla quale le stesse istituzioni possono soltanto reciprocamente arricchirsi. Contesto e mi rammarico che i problemi dei lucchesi, partendo dal concretissimo tema della sicurezza assiem ad altri, non siano stati affrontati con la stessa determinazione di altre questioni, a partire dai cosiddetti migranti.

Se fino ad oggi il “no” di Montecarlo aveva motivi concreti e già chiariti nelle opportune sedi istituzionali, dalla particolarità del territorio all’assenza di strutture alla critica ed al netto rifiuto del sistema regionale di accoglienza nei suoi aspetti politici ed economico-affaristici, dopo le dichiarazioni di Biffoni che paventa di applicare vere e propri sanzioni ai comuni che non accolgono adesso il nostro “no” è anche politico ed ancora più totale. Se passa la linea delle sanzioni, passeremo subito ai fatti.

Questa amministrazione non intratterrà più alcun rapporto con quelle cooperative impegnate  esclusivamente nell’attuale sistema di accoglienza: chi lucra sulla pelle degli uomini, perché a questo siamo arrivati, non trova sponda a Montecarlo. Con il fiume di euro in corso sopravviveranno anche senza le nostre risorse, ma non si spaccino per enti morali o caritatevoli quali non sono.

Senza i 3,3 miliardi di euro spesi soltanto nel 2015 per l’accoglienza di solidarietà ne avremmo vista assai meno, ma almeno sarebbe stata concreta.

Non ce ne vogliano le cooperative lucchesi, noi difendiamo soltanto il nostro pieno diritto ad opporci ad una politica di accoglienza senza senso, che non risolve il problema di questi uomini ne prima né dopo, non offre loro integrazione e radicalizza le posizioni sul tema. A Montecarlo non si fa lucro, il problema non si pone

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