MOLTI MESTIERI LUCCHESI NON CI SONO PIU’

 


acquacedrataio
vendeva “acqua acconcia collo zucchero, e colle scorze di cedro, cedrato e simili…” ,il richiamo era “è marmata!”. Simile gli era

acquaiolo (o acquarolo)
con la sua merce costituita da bibite rinfrescanti od acqua aromatizzata o corretta con sciroppi;

aghettaio (o stringaio)
che vendeva lacci di diverse misure per scarpe o per i busti femminili. L’aghetto era il laccio con le punte dure metalliche e la stringa senza puntale;

agliaio
dava in vendita filze di agli ed altri prodotti della sua terra, a volte senza carretto o ceste, ma portando le filze appese al collo;

arrotino
troppo noto per essere descritto, aveva come mezzo di lavoro e trasporto una carriola ribaltabile che diveniva banco oppure, con il progresso, una bici che veniva accavallettata e la pedalata faceva girare non le ruote, ma, con uno speciale marchingegno, la mola per arrotare forbici e coltelli;

ballottaio
lavoro questo stagionale, portava fornello, pentola e finocchietto per lessare le castagne (ballotte) e venderle belle calde;

barrocciaio
che offriva il mezzo trainato da animale o dalle sue sole forze, per il trasporto di cose. Il barroccio era un tipico carro con due grandi ruote e due lunghe stanghe che serviva a movimentare qualsiasi materiale, da quello per l’edilizia alle derrate alimentari;

brachieraio
con questo insolito e strano nome si offrivano (ai soli uomini) i cinti erniari, detti appunto “brachieri”;

burattinaio
che montava la sua tenda nelle piazze, nascosto dietro ad un pannello di legno simulante un boccascena e manovrava i burattini di cartapesta, di legno o di stoffa facendo divertire grandi e piccini con le chanson de geste, Orlando Paladino o la Gerusalemme liberata;

bruciataio
simile al ballottaio, ma offrendo castagne arrosto e non lessate gridando:”Arrostite le levo!, a riscardassi le mane!, bruciate bruciate (o, se era pistoiese) frugiate frugiate!”;

candelaio
che preferiva lavorare nei pressi delle chiese, dopo che nelle case si era perso l‘uso di candele o lumini per l’illuminazione;

cappellaio
dava copricapi alla moda, sia maschili che femminili percorrendo le strade con un carretto;

cenciaio (o cenciaiolo)
figura tipica di un mondo perduto urlava sempre: “donne, chi ha cenci?, strappatevi la camicia!, donne buttatevi di sotto! Chi ha cenci vecchi da vendere?”;

curtellinaio
vendeva i ferri taglienti fatti con metallo più o meno pregiato e ammanicati nelle più varie fogge, non tralasciando di offrire anche forbici e lame varie;

duraio (o mentaio)
con la grida: “Ce l’ho duri, duri di menta!”, che non erano altro che caramelle o pezzetti di zucchero colorato che il mentaio produceva sul posto lavorando una pasta calda e brillante rigirata con un gancio e attaccata ad un chiodo. I bastoncini che si creavano venivano poi tagliati a dadini o a rombetti.

Da “la voce del serchio”

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