Molazzana: conti pubblici e spese settecentesche

La gestione dei (magri) bilanci della Comunità di Molazzana dei secoli passati era abbastanza semplice. Il sistema si basava sugli incanti dei beni comunali da cui si ricavavano i maggiori proventi (i due mulini, il macello, il provento del pane, l’osteria, l’aiara bianca del Serchio e così via) e sulle colte, ossia in bilanci trimestrali dove si riassumevano le poste attive e passive del periodo e si suddividevano i debiti sugli abitanti, in base degli estimi delle proprietà.
Di gennaio, marzo, giugno (intorno alla festa di San Pietro, da cui prendeva il nome questa colta) e settembre i sindaci (consoli) eletti per un semestre a rotazione fra i migliori cittadini di Molazzana, si riunivano con il cancelliere -di solito il notaio del luogo- per riassumere entrate e spese.
Può essere interessante andare a sfogliare gli antichi registri della prima metà del Settecento per scoprire quali fossero le principali come le non comuni spese dell’ente.

Innanzi tutto i primi ad essere pagati per la loro mercede, neanche a dirlo, erano i consoli e il cancelliere della comunità. Non bisogna però dimenticare che, inoltre, amministratori e ufficiali dovevano essere approvvigionati di cibarie durante le riunioni e rimborsati per le spese di viaggio. Il 6 gennaio 1743 si ricorda infatti una somma restituita a Giovanni Graziani, per aver speso nella colazione del sig. Podestà in occasione delli incanti con il sig. Notaro et esecutori. Più o meno dello stesso tenore le 12 lire rimborsate a Giovanni del maestro Andrea Bellonzi per cibaria al sig. Podestà e notaro in occasione di aver scorporato in parte i Comunali della Comunità per ordine Serenissimo.

Pure le spese militari non erano cose da poco. Spettava infatti annualmente alle comunità garfagnine una partita di legna da consegnare direttamente alla Fortezza di Montalfonso ed oneri vari per rifornire la milizia cittadina e le sporadiche visite del sig. Colonnello. Nel 1742, scoppiata la guerra per la successione d’Austria e fuggito il duca Francesco III, i forti garfagnini furono presidiati dalle truppe austro-sarde di Carlo Emanuele di Savoia, costringendo Molazzana, per mano di Nicolao Cecchini, a consegnare li archibugi nella Rocca di Castelnuovo, richiesti e richiamati dall’ill.mo conte Ludovico Attems comandante austriaco nella Fortezza di Monte Alfonso.
Non bastando ciò quattro cittadini, ossia Giovanni Setti, Santo Guidugli, Pellegrino Guidugli e Antonio Guidugli di Montatissimo furono pagati per essere andati a Monte Alfonso a lavorare per ordine Serenissimo.
Non poche poste passive impegnavano Molazzana anche nei confronti di chiese e confraternite. Se si provvedeva stabilmente a pagare la Compagnia del Santissimo Nome di Giesù (sic) per le messe di S. Rocco e Vittorio, egualmente non era raro donare alcune libbre di cera all’altare del Santissimo Crocifisso come per la Processione del Corpus Domini e metterle a bilancio comunale. Si rinvengono inoltre alcune poste pagate al sig. Rettore per li olei santi o per l’elemosina della messa cantata detta al Eremita per ordine della Comunità.
Nel 1740 si registrano L. 10 a Leonardo Benedetti, officiale del anno scorso per spesi per la Comunità in occasione di far fare un Officio per l’Anime del Purgatorio il dì 7 marzo 1740, cioè la matina seguente doppo che fu venuto il fragello del tremoto.
Le maggiori spese riguardavano però la manutenzione dei beni pubblici e gli interventi sul territorio. Prima di tutto per i mulini, vera ricchezza del comune, necessitavano dei continui interventi, fra cui la comodatura del palo del Molino di sopra; la condotta del ceppo e macina; dui fiaschi di vino dati alli maestri picchiarini; tre staia di calcina date per acomodare le molina quando si messero su li dui ceppi novi e così via. Fra gli interventi che oggi diremmo di “igiene pubblica” ritroviamo delle somme di denaro versate a Filippo di Giovanni Santo Benedetti e a Giulio di Iacopo Guidagli per aver netta la fontana della Casella e quella di Molazzana.
La comunità provvedeva inoltre a mantenere un Maestro di Scola, che trimestralmente costava a Molazzana, all’incirca, non più del prezzo della citata colazione per il notaio e il podestà di Trassilico. Neanche a dirlo, il maestro del comune, nel 1742, non poteva che essere un certo messer Moni.

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