Maxiprocesso ai Casamonica, in appello confermata l’accusa di mafia

Con la sentenza pronunciata oggi pomeriggio, nell’aula bunker di Rebibbia, i giudici hanno confermato l’impianto accusatorio accogliendo il ricorso della procura su quattro posizioni riconoscendo il 416bis, escludendo soltanto l’aggravante di essere un’associazione armata.

Ribadita anche in appello l’accusa di associazione mafiosa per il gruppo criminale dei Casamonica nell’ambito di un processo che vede imputate circa 40 persone.

Con il nome “Casamonica” s’intende un’organizzazione criminale mafiosa, presente a Roma e operante nell’area di Roma, a Frosinone nella zona dei Castelli Romani ed in varie parti nel litorale laziale.

Il clan dei Casamonica prende origine dalle famiglie Casamonica e Di Silvio, famiglie di Rom abruzzesi stanziali originarie dell’Abruzzo e del Molise, giunte a Roma negli anni cinquanta e sessanta. Documenti ritrovati durante l’attività d’indagine dei Carabinieri del nucleo investigativo di Frascati, invece, fanno risalire l’epoca del primo trasferimento a Roma al 1939, quando Luciano Casamonica e Adelaide Spada, arrivarono da Tortoreto nella zona del Mandrione, a Porta Furba. Qualche tempo più tardi, negli anni cinquanta si aggiunse stabilmente un’altra coppia, formata dal fratello di Luciano e dalla sorella di Adelaide. Questi provenivano da Venafro, ma risultavano frequentare via del Mandrione già verso la fine degli anni quaranta. Nella prima fase le famiglie erano “semi-sedentarie” e passavano l’inverno a Roma per poi migrare in primavera verso Milano e Torino. Il gruppo è quindi costituito dai membri di queste famiglie, con occasionali imparentamenti con altre famiglie Rom come i De Rosa, i Di Guglielmo, i Morelli, i Di Silvio, Di Colombi, i Di Rocco, i Ciarelli, i Bevilacqua, i Sauchella e gli Spada e gli Spinelli; inoltre si affidano ai Seferovic, di origine bosniaca musulmana.

Devono il loro attuale potere alla famigerata banda della Magliana, che utilizzava i componenti della famiglia di zingari come manovalanza criminale; in particolare Enrico Nicoletti, ex cassiere della banda della Magliana, si affidava ai Casamonica per riscuotere i debiti insoluti. Col passare del tempo e numerose alleanze hanno acquistato sempre più spessore criminale fino a diventare un’organizzazione tale da assumere il controllo di varie attività in diversi quartieri.

I giudici di secondo grado di Roma hanno confermato l’accusa dopo oltre sei ore di camera di consiglio. Nei confronti degli imputati, tra cui i capi del gruppo criminale attivo nell’e, le accuse sono, a seconda delle posizioni, di associazione mafiosa dedita al traffico e allo spaccio di droga, all’estorsione, l’usura alla detenzione illegale di armi.

d.v.

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