Mari più puliti? Si può fare

 

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E’ un dato di fatto che sulla superficie dei mari e degli oceani galleggino migliaia di tonnellate di plastica e rifiuti. In alcune zone dell’oceano Indiano, Pacifico e persino dell’Artico, le correnti hanno accumulato vere e proprie isole di spazzatura che si vanno costantemente accrescendo. Neppure i mari italiani sfuggono a questa piaga; la loro caratteristica di mari “interni”, al contrario, li rende particolarmente sensibili all’accumulo di immondizia galleggiante.

Dall’Australia, tuttavia, giunge una possibile soluzione al problema; Andrew Tutor e Pete Ceglinsky hanno ideato un piccolo congegno, simile a una sorta di aspirapolvere acquatico, che è in grado di risucchiare gli inquinanti dispersi in mare (oli compresi) e di radunarli in un sacchetto di fibre naturali.

Il Seabin, questo il nome dell’aspirarifiuti, è azionato da una pompa, può rimuovere fino a un chilo e mezzo d’immondizia al giorno e ha una capacità di contenimento massima di dodici chili. Fra l’altro, la “bocca” del dispositivo è stata studiata in modo tale da poter acchiappare esclusivamente i rifiuti, e perciò non costituisce un pericolo per la fauna marina.

Tutor e Ceglinsky hanno lanciato una campagna di raccolta fondi per finanziare il progetto e in poco tempo, visto l’interesse per l’argomento, sono riusciti a incassare oltre 250.000 dollari. Il primo prototipo del Seabin è stato installato presso il porto di Portsmouth, mentre altri stanno per essere messi in funzione a Helsinki e a Calvià, nelle isole Baleari.

di Claudio Vastano

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