Il Senatore Andrea Marcucci e la deputata Raffaella Mariani hanno risposto all’appello del Sindaco Pagani, che in una lettera aveva evidenziato il problema delle tante Chiese in Garfagnana ancora inagibili a causa del Terremoto.

A due anni dal sisma che abbiamo vissuto nel nostro territorio ed in quello della Lunigiana con tanta apprensione, molti danni e, per fortuna, senza vittime, è giusto fare un bilancio. L’impegno di tutti noi ha trovato serio e scrupoloso ascolto nel Governo Renzi, che attraverso i suoi più autorevoli rappresentanti, responsabili a vario titolo dell’iter a sostegno delle zone colpite, prima per l’emergenza e poi per la ricostruzione, ha corrisposto con una tempistica davvero adeguata alle nostre richieste. Dall’entrata in vigore della legge 119 /2013 ad oggi, con 16 delibere del Consiglio dei Ministri, sono stati dichiarati 30 stati di emergenza, dei quali l’Autorità di Governo ha sino ad ora deliberato solo un provvedimento di seconda fase e cioè quello relativo al Terremoto in Garfagnana e Lunigiana del 21 giugno 2013. Giornalmente le nostre richieste hanno trovato riscontro presso il Presidente del Consiglio, il sottosegretario Lotti, il Prefetto Gabrielli. A partire dalla fase di gestione dell’emergenza, dopo le prime ore di grande smarrimento, la macchina dei soccorsi ha potuto funzionare con grande efficienza e di questo impegno occorre di nuovo ringraziare tutte le forze in campo, dai Comuni e le loro strutture tecniche, le forze dell’ordine, i vigili del fuoco, i volontari, la Regione Toscana e il Dipartimento Nazionale della Protezione civile. La nostra preoccupazione è stata quella di poter trasmettere e garantire immediatamente alle famiglie e alle imprese danneggiate nei beni più cari, alle istituzioni colpite nelle infrastrutture pubbliche strategiche, la certezza di contribuzioni adeguate da parte dello Stato per la ricostruzione ed il superamento della emergenza. Oggi possiamo riconoscere al Governo la solerte erogazione dei fondi necessari che ammontano a 25,3 milioni di euro in totale e che permetteranno a tutti coloro che ne hanno fatto richiesta di ricostruire (con un contributo per l’intero importo) la prima casa, le scuole, le infrastrutture. Si è trattato di un lavoro di squadra che ha visto tutti i soggetti interessati andare nella stessa direzione e che ha coinvolto, se pur in minima parte e in quantità senz’altro insufficiente, anche il patrimonio della Chiesa. Si era infatti stabilito nell’ordinanza di riferimento che indicava i compiti del Commissario delegato del Governo che fosse garantita ‘la messa in sicurezza degli edifici pubblici e privati e, d’intesa con le amministrazioni competenti, dei beni culturali danneggiati, ove vi fossero da realizzare interventi per la salvaguardia della pubblica e privata incolumità’. Non era scontato vi fosse un aiuto anche per la messa in sicurezza dei beni ecclesiastici di uso pubblico, gli edifici di culto intesi anche come Beni dal Valore Culturale ed Architettonico significativo per le nostre comunità, e riteniamo importante sia stato dato un segnale se pure ancora insufficiente. Purtroppo le risorse a disposizione hanno imposto di intervenire adottando criteri che stabilissero priorità e riducessero momentaneamente il numero delle richieste, nella necessaria condivisione da parte dei rappresentanti delle Curie coinvolte perché chiamati a compartecipare ai costi di ripristino e dei territori colpiti. Sin dalla definizione del fabbisogno generale corrispondente ai danni del sisma, ci siamo resi conto della difficoltà ad agire subito per la messa in sicurezza delle decine di edifici di culto colpiti. Come tu sottolinei, oggi moltissime chiese si trovano in condizioni precarie e per questi antichi fabbricati il sisma ha costituito solo l’ultimo grave fenomeno dagli effetti negativi: grande vetustà e degrado avevano già contribuito infatti a renderle meno sicure. Vogliamo anche informarti di avere ricercato soluzioni per un’azione specifica e diretta sul patrimonio privato di uso comune quale quello delle nostre chiese interessando il Ministero del Tesoro e quello dei Beni Culturali, i quali, per il reperimento delle risorse necessarie, non possono prescindere da una compartecipazione delle Curie proprietarie dei beni e della Cei. Stiamo ancora cercando di ricevere la disponibilità dei responsabili nelle nostre istituzioni ed in quelle ecclesiastiche ad aiutare le nostre piccole comunità che, grazie ad un impegno straordinario, potrebbero dare avvio ad un progetto limitato alla ricostruzione e messa in sicurezza di un patrimonio considerato pubblico a tutti gli effetti. La valenza di una misura eccezionale, sperimentata in un territorio colpito da una calamità naturale, troverebbe giustificazione anche nell’opportunità di impiegare nei lavori di messa in sicurezza molte piccole e piccolissime imprese edili, che negli ultimi anni in quei territori hanno vissuto crisi il cui effetto ha prodotto disoccupazione e disagio per centinaia di lavoratori e le loro famiglie. Si tratterebbe in sostanza di un sostegno concreto destinato a due obiettivi principali: il recupero e la restituzione alle comunità delle chiese oggi impraticabili e l’impiego di molti lavoratori in gravissima difficoltà. Continueremo ad impegnarci per raggiungere questo obiettivo e, se lo faremo tutti insieme, siamo certi che, magari con gradualità, ci riusciremo

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