A fronte dell’ottima partecipazione registrata alla manifestazione di un centro-destra di nuovo unito, poche in questi giorni sono state le valutazioni di merito su una compagine politica che appare a tutti gli effetti un ritorno al passato.

Proviamo quindi ad abbozzare alcune riflessioni, ponendo l’accento sul tema principalmente divisivo. Europa si o Europa no? Un ambiguo “forse” aleggia su tutta questa operazione pre elettorale. Da una parte, le sempre più salde convinzioni europeiste di un appannato Berlusconi, il quale, a detta sua, non vedrebbe male un Draghi alla presidenza del consiglio.

Di tutt’altra natura il discorso di Bagnai che sembra più vicino alle tesi no Europa di Meloni. Le sue parole scaldano i difensori della nostra Costituzione e della nostra indipendenza e pongono al contempo degli interrogativi legittimi. Bagnai ribadisce che il progetto europeo non è irreversibile, di irreversibile c’è solo la morte. Però fra quelli che sostenevano il contrario pochi giorni fa c’era proprio Salvini, nonostante in piazza lasci ampio spazio a Bagnai. Il quale consiglia di cominciare a violare i trattati europei ancor prima di cambiarli, come fece la Germania nell’immediato dopoguerra. E quali tra le regole europee è più austeritaria e controproducente del limite all’indebitamento pubblico, cui noi abbiamo agganciato la nostra Costituzione attraverso l’introduzione del vincolo di bilancio all’art.81? Eppure questo tema non appassiona Garavaglia, come sappiamo dalla sua intervista alla Verità. Insomma dietro a quel “Prima gli Italiani”, abilissimo slogan che assurge a generatore simbolico di ogni altro valore, si celano tali contraddizioni da far diventare dirimente la loro composizione in un senso piuttosto che nell’altro, ai fini della determinazione della politica economica. Nel passato governo giallo-verde di anti europeo abbiamo visto oggettivamente pochino da parte della Lega alla prova dei fatti, complici senz’altro gli equilibri numerici tra le due forze al governo, ma anche le tradizionali sensibilità del popolo leghista che l’hanno impantanata sui decreti sicurezza e su un inizio di flat tax alle partite iva, che non si capiva se dovesse essere ulteriormente incrementata ricorrendo al deficit oppure no. Sul fronte piu’ squisitamente antieuropeo, invece, gli slogan, che non fossero strettamente collegati ai porti chiusi, si erano assopiti; e quando Borghi ha provato a nominare i minibot ha trovato la strada sbarrata dallo stesso Giorgetti, ancor prima che dalle opposizioni. Io credo quindi che questo centro destra redivivo presenti molte perplessità ai vecchi elettori e ai potenziali nuovi e sulle loro scelte di voto peserà la capacità di questa rispolverata alleanza nel formulare una proposta che crei una sintesi tra le molte voci giustapposte.

Luca Dinelli

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