Mammini: “Con l’atto di indirizzo sulle fascie di rispetto cimiteriali l’amministrazione fa chiarezza e consente interventi di rilievo pubblicistico che saranno valutati dal Consiglio”

Con l’atto di indirizzo approvato nella seduta del Consiglio comunale di martedì 22 marzo, abbiamo cercato di mettere ordine su un tema che negli ultimi mesi ha generato notevoli problemi ai privati e ai professionisti che hanno richiesto di eseguire interventi edilizi nelle cosiddette fasce di rispetto cimiteriale.

L’esigenza di questo atto di indirizzo nasce dal fatto che la normativa relativa alle fasce cimiteriali è stata oggetto negli anni di numerosi interventi di modifica che hanno determinato incertezze interpretative e quindi modi di procedere difformi.

Queste aree perseguono una molteplicità di scopi: la tutela di esigenze-igienico sanitarie, la tutela della sacralità del luogo e l’interesse a mantenere un’area di possibile espansione del perimetro cimiteriale. Nel nostro Paese la normativa di riferimento, un Regio decreto del 1934, e le successive interpretazioni, hanno consentito nel corso degli anni passati numerosi interventi entro la fascia dei 200 metri. Si trattava quindi di una disciplina posta in sede di strumento urbanistico che non si raccordava con la normativa speciale, riguardo alla distanza dai cimiteri.

Il territorio comunale di Lucca ha 73 cimiteri dislocati quasi in ogni frazione per cui il territorio investito da queste fasce di rispetto è vasto. Poiché si è proceduto fino a un certo punto in un modo poi repentinamente si è cambiato il criterio di interpretare la norma, anche a causa di diverse sentenze, l’amministrazione, per cercare di chiarire, di stabilire una prassi, si è fatta carico del problema e ha ritenuto con l’atto di indirizzo di dare un’interpretazione univoca sia letterale, sia logica dell’art. 338 del Testo unico sulle leggi sanitarie.

L’interpretazione adottata conduce all’ammissibilità di interventi all’interno della fascia di rispetto cimiteriale purché preordinati alla cura di interessi pubblicistici e tramite uno specifico iter. Quindi gli interventi ammissibili, previa valutazione degli interessi sanitari e di tutela della sacralità del luogo, possono investire opere pubbliche, ma anche di interesse pubblico. Per edifici e impianti di interesse pubblico si intendono quelli che, indipendentemente dai soggetti che li realizzano – enti pubblici o privati – sono destinati a finalità di carattere generale, sotto l’aspetto economico, culturale, industriale, igienico, religioso.

Quindi, ogni volta che si porrà il problema, sarà fatta una delibera ad hoc da sottoporre al Consiglio comunale al fine di valutare l’effettiva presenza di interessi pubblicistici. Delibera che dovrà coincidere con l’approvazione di uno strumento urbanistico esecutivo o di un piano urbanistico convenzionato (Puc) da parte del proponente l’intervento.

Con questo provvedimento non si de-regolamenta sulla fascia di rispetto, anzi, si delinea un metodo da seguire sulla questione che verrà esposto al giudizio del Consiglio comunale. Si danno quindi dei criteri generali, in coerenza con la funzione di indirizzo politico-amministrativo di competenza dell’organo politico che, non solo dovranno essere osservati dagli organi deputati alla gestione, ma riceveranno sempre e comunque una valutazione specifica sul punto da parte del Consiglio Comunale che rimane quindi, in ogni caso, sovrano di ogni singola decisione su questa delicata questione.

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